Il ritorno di Aristoteles

9.6.2021
Oggi su Il Giorno, il grande ritorno di Aristoteles, protagonista del cult-movie ‘L’allenatore nel Pallone’.
Il grande bomber della Longobarda è tornato in Italia.

IL RITORNO DI ARISTOTELES

Aristoteles, centravanti della Longobarda, è stato l’idolo indiscusso delle generazioni precedenti al calcio spezzatino della Pay-TV, quando le partite si giocavano la domenica tutte insieme.
Nel film di Sergio Martino ‘L’allenatore nel Pallone’, uscito nel 1984, ma assurto nei decenni successivi a cult-movie calcistico, si racconta la breve storia in Serie A della Longobarda, squadra provinciale di una città mai bene identificata, con Lino Banfi nel ruolo dell’improbabile allenatore Oronzo Canà, Gigi e Andrea e altri celebri caratteristi insieme a protagonisti del calcio dell’epoca come Liedholm, DeSisti, Ancelotti, Graziani, Pruzzo e tanti altri. E a non piegarsi ad uno sporco giro di calcio-sommesse, salvando con i suoi gol la Longobarda dalla retrocessione in serie B, è proprio il centravanti brasiliano Aristoteles, impersonato da Urs Althaus, in Italia in questi giorni per alcune iniziative commerciali legate alla sua attività di imprenditore nel campo della Moda e per promuovere il brand ‘Aristoteles’ attraverso una birra artigianale e un libro autobiografico dal titolo ‘Io, Aristoteles, il negro svizzero’.
333Quanto c’è ancora oggi di Aristoteles in Urs Althaus?
“Tantissimo, perché l’Italia è il Paese che mi ha dato di più. Io sono nato sul lago di Zurigo da madre svizzera e padre nigeriano, mai conosciuto. Amo il calcio da sempre. Sono cresciuto tra gli juniores del Basilea e poi ho fatto il professionista tra le riserve dello Zurigo prima che un brutto infortunio mi costringesse a smettere. Ma con ‘L’allenatore nel Pallone’ ho fatto al cinema quello che avrei voluto fare nella vita!”
Quando è arrivato Aristoteles?
“Dopo l’addio al calcio ho fatto il modello per le campagne pubblicitarie di Calvin Klein, Valentino, Armani, Kenzo e Yves Saint Laurent. Sono stato sulle più importanti riviste di moda e poi ho fondato una mia agenzia! Da modello ad attore il passo è stato breve. A New York conobbi Lina Wertmüller che mi voleva in un suo film, ma per ragioni finanziarie non se ne fece nulla. Intanto studiavo recitazione all’Actor’s Studio, che è stato fondamentale per fare teatro in Europa e per un film importante come ‘Il Nome della Rosa’ di Jean Jacques Annaud con mostri sacri come Sean Connery e F.Murray Abraham. Poi mi sono capitati altri film più commerciali come Arrapaho degli Squallor, ma per tutti sarò sempre Aristoteles della Longobarda, perché quello che ho ricevuto e continuo a ricevere dagli italiani è incredibile! Io devo tutto all’Italia e alla sua gente!”
Un aneddoto de ‘L’allenatore nel Pallone’?
“Nella partita con la Roma, momento fondamentale del film, dovevo segnare su punizione. Dopo un tentativo andato a vuoto, Carlo Ancelotti mi consigliò su come prendere la rincorsa e misi il pallone all’incrocio. Senza bisogno di tagli o trucchi cinematografici!”
Ma oggi dove incombe la Superlega per Top Club ci sarebbe spazio per una nuova Longobarda?
“Sarebbe fantastico! Ogni tanto scherzo con Lino (Banfi, ndr) che è romanista e gli dico che dovremmo trovare una finanziaria per riportare la Longobarda in Serie A.
E’ un’idea romantica, il sogno di un calcio che non c’è più, ma sono certo che tutti tiferebbero per una nuova Longobarda in Serie A, tra Bi-zona e modulo 5-5-5!
E a 65 anni qualche gol magari lo faccio ancora!”

 
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