Senza calcio è la fame

Videoeditoriale del 25 aprile 2020

13 Commenti su Senza calcio è la fame

  1. Diego Raimondi // 25 aprile 2020 a 11:56 // Rispondi

    Tutto vero e tutto giusto, ma per assurdo il rispetto delle regole imposte dalla nuova classe dirigente di tecnocrati e virologi che improvvisamente sono stati investiti del potere, sono applicabili al netturbino o al giornalista. Ma come può essere giocata una partita di uno sport di contatto col divieto di assembramento, la mascherina e il distanziamento sociale? Queste normative se applicate faranno fallire quasi tutta l’Italia, non solo il calcio. In più scoccia l’ipertutela sanitaria

    • Tutto scoccia ma in uno stato di diritto il cittadino è tenuto a seguire le regole, anche se si ritrova una classe dirigente evidentemente impreparata. Fare sfascismo ad ogni minuto è la cosa più semplice del mondo ma non risolve alcun problema, anzi ne crea altri.
      GLR

  2. Ciao GLR,
    D’accordo in parte col tuo concetto, ma aggiungo alcuni miei pensieri:
    – col calcio a porte chiuse, l’indotto di cui parli sarebbe limitato quasi del tutto alle tv e non puoi certo chiedere alle famiglie di spendere soldi che non ci sono per darli a Sky
    – prima o poi è giusto ripartire, ma non ha senso completare questa stagione dopo tutti questi mesi di inattività, sarebbe molto più equo cominciare una nuova stagione, come faranno nei Paesi Bassi, che non hanno i nostri morti.

    • Alcuni di voi continuano a parlare di nuova stagione forse non avete capito che non c’è alcuna nuova stagione in vista nelle tempistiche tradizionali Alcuni di voi mi parlano come se a settembre tornerà tutto normale con gli stati aperti e le stagioni tradizionali. Non sarà così. Quanto all’indotto è ovvio che se la gente non si muove sarà soprattutto televisivo, ma se soltanto si chiama un antennista per mettere la parabola per vedere la partita o si scommette legalmente sui calcio perché ci sono le partite in programma questo è comunque indotto. Persino il fantacalcio tra amici se ci metti €50 è paradossalmente indotto. Olanda e Belgio hanno preso decisioni al di fuori delle raccomandazioni UEFA perlomeno quella di attendere e al momento sono sotto sanzione. Dovrà essere l’UEFA, quando sarà possibile, a dare le indicazioni generali per tutti. Non è che ognuno può anticipare decisioni definitive.
      GLR

  3. Gianluca Giovanardi // 25 aprile 2020 a 12:53 // Rispondi

    Ciao,
    Va bene facciamo ripartire il calcio.. ma senza tamponi.
    A noi comuni mortali, malati a casa non vengono fatti i tamponi … quindi se non ci sono per noi non ci sono nemmeno per il mondo calcio presumo, e se invece scopriamo che questi tamponi per i calciatori ci sono non va bene. Non prenderla male….. ma qui ci stiamo reinventando tutti… fatelo anche voi.
    Cordialmente.

    • Perché mai dovrei prenderla male? Io non sono mica un calciatore ma faccio il giornalista e tra l’altro ho cominciato a farlo di news e non avrei nessun problema a tornare a farlo. È più corretto battersi perché i tamponi gli facciano tutti Non perché non li facciano ai calciatori soprattutto se le società dovessero pagarsi di tasca loro potendo farlo un centro privato medico specializzato.
      GLR

  4. Sono d’accordo con tutto quello che dici e soprattutto in riferimento a quelli che lavorano perché ci sia la partita ma i calciatori cosa vogliono fare? Sicurezze in uno sport di contatto non ci sono. Pensa solo al sudore o ai massaggi pre-gara. Possono avere tutto il supporto medico che si vuole, dai tamponi ecc., il rischio c’è. Sono disposti a prenderselo? Amala…

    • Ho il massimo rispetto delle decisioni che prenderanno. In ogni caso i pochi, me compreso, che hanno comunque lavorato in questi mesi un certo rischio l’hanno corso senza poter contare sui privilegi e gli stipendi dei calciatori…penso ai netturbini, ai corrieri, agli operatori alimentari. Certo, le cassiere dei supermercati non si scontrano per il possesso di una cassa, ma credo che il rischio zero non esista per nessuno.
      GLR

  5. antonio rossi // 27 aprile 2020 a 08:29 // Rispondi

    Gianluca, il problema di questa superficialità di considerare il calcio solo come sport di pochi ricchi la trovi anche nel ministro della salute che dice che il calcio è l’ultimo dei suoi problemi o nel governo che riapre gli allenamenti per gli sport di squadra dal 18 maggio rischiando di compromettere ciò che resta della stagione. Allo stesso continuano a tener chiuso il paese senza curarsi dei danni all’economia

  6. Gianluca, sul fatto che se non si riparte a breve, non moriremo di Covid, ma di Fame, siamo assolutamente d’accordo.
    Non sono così certo che la priorità sia il calcio: pur grande appassionato di pallone, con il mestiere che faccio continuo ad avere in mente l’edilizia, la siderurgia, la meccanica, l’arredo, la moda.
    Poi, per carità, mettiamoci pure il calcio, il turismo, la ristorazione, i centri massaggi, il mestiere più antico del mondo e chi più ne ha più ne metta.
    La vita é fatta di priorità

    • Le priorità non le stabiliamo noi, ma i punti di PIL e considerando che l’industria calcio con l’indotto arriva a 12 miliardi di euro l’anno, praticamente una mezza Finanziaria, basta fare due conti. L’errore è di guardare superficialmente solo ai calciatori multimilionari che corrono dietro ad una palla. Il calcio sono anche albergatori, giardinieri, rivenditori di gadget e magliette, impiegati delle sale Scommesse, manutentori e guardiani di Stadi e Centri Sportivi e potrei proseguire all’infinito. Molto meno checché ne pensiate voi i giornalisti, perlomeno quelli professionisti che hanno sostenuto un Esame di Stato e che sono diventati giornalisti di calcio, magari dopo essere stati giornalisti di spettacolo, di giudiziaria, di cronaca nera o di news in genere e possono sempre a tornare a farlo. Questi non vanno confusi con gli opinionisti o i tifosi che aprono siti e situcci.
      GLR

  7. Non ho mai smesso di lavorare occupandomi di spedizioni doganali e logistica, corro il rischio di contagiarmi avendo molti contatti con persone. Non c’è molto da discutere, c’è un azienda di nome calcio che contribuisce per più di un miliardo di euro, tutti i protagonisti principali di questa azienda sono dipendenti privilegiati che guadagnano cifre per noi comuni mortali inarrivabili in una vita. Pertanto si faccia il massimo (a spese loro) x prevenire il contagio a si finisca la stagione

    • C’è solo una precisazione da fare nella tua analisi: i protagonisti principali dell’Industria Calcio non sono solo i calciatori. Ribadisco che attorno al pallone, c’è un universo che concorre a creare un indotto di 12 miliardi di euro, una cifra quasi da Legge finanziaria vecchio-stampo che si calcola in quasi 5 milioni di persone che hanno stipendi più che normali e che rischiano la fame: gran parte di loro lavorando a partita IVA o addirittura a ritenuta d’acconto.
      GLR

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