Fiorentina-Inter, day after tweet

Comincio come i vecchi cronisti dal tabellino per Fiorentina-Inter 5-4, risultato da partita di calcetto del giovedì sera: doppiette di Vecino e Babacar, tripletta di Icardi e gol di Astori e Perisic. Manco a chi gioca alla Playstation, io ne ho solo sentito parlare, vien fuori un risultato del genere.
Ci sarà pure chi è contento di non arrivare nemmeno in Europa League, secondo la stupidità solo italiana che se non si va in Champions è meglio giocare solo in campionato. E perché? Forse perché così lo si vincerà l’anno prossimo? Buonanotte. Fosse per me invece vorrei che l’Inter andasse in Europa League, anche partendo dal preliminare più lontano proprio per cancellare al più presto lo scempio europeo di quest’anno. E se devi fare la tournée in Cina, perché so già l’obiezione completamente inutile, ai primi turni di Europa League, ci mandi la Primavera, che almeno se la gioca con un filo di amor proprio in più..
Intanto prosegue la ghigliottina nerazzurra: Pioli, giubilato da tifosi e giocatori, sabato ha provato pure a dimettersi ma è stato invitato a restare per metterci la faccia al posto di altri. In fondo è il suo mestiere: gli avessero dato tutti i soldi subito avrebbe salutato subito, per la gioia di chi non capisce che è stato l’unico negli ultimi mesi a mettere l’Inter davanti a se stesso. Ma tanto il prossimo bersaglio è già bell’è pronto: ora ce l’hanno tutti con Ausilio che ha appena ufficializzato un rinnovo mai stato in discussione, come sa bene chi frequenta l’Inter. La piazza rumoreggia, perché l’idea malsana è sempre la stessa: quando si è fatto fuori l’allenatore, e con Pioli missione computa da tempo, si passa al dirigente più conosciuto. Chi va in campo, qui conta nulla.
Ma gli stessi che oggi vogliono impiccare Ausilio, come se il mercato l’avesse fatto di testa sua  senza dover seguire le indicazioni di tre allenatori diversi ce l’hanno un briciolo di onestà intellettuale, ma proprio un briciolo, per ricordarsi che cosa dicevano ogni giorno di Marco Branca? E che dire di Lele Oriali, oggi tanto invocato, ma all’epoca accusato di saper comprare solo gente come Gresko e Brechet? Sotto quindi con Ausilio! Allenatori e dirigenti migliori sono sempre quelli che lavorano altrove. Tanto appena vengono qui,  diventano cretini. Quelli che ci hanno lavorato e che erano considerati ancora più cretini vengono invece rimpianti. Impossibile ormai far capire al tifoso medio che una grande squadra si costruisce col tempo, con la pazienza e magari anche con qualche errore grossolano, ma non certo buttando alle ortiche tutti e tutto ogni 6 mesi. Lo scrivo perché le ho viste costruire le grandi squadre, anche all’Inter e non certo un secolo fa. Capisco faccia sorridere chiedere tempo e pazienza, visti gli ultimi sette anni, ma detto tra noi, quando mai si è davvero percorsa questa strada? Eppure ci sono stati due closing, ma la nevrosi è sempre la solita. Quando mancini era primo a sorpresa lo volevano cacciare perché giocava male e prima ancora c’era la mafia argentina: se dovessi enumerare le minchiate che ho sentito dai tifosi dell’Inter potrei scriverci un libro, ma non ne ho voglia. Poi se osi affermare che il tifoso è spesso un pirla che cambia idea ad ogni partita trovi anche quello che si offende, neanche facesse quello di mestiere nella vita! Poi se la prende col giornalista di turno, al quale la medesima pirlaggine spesso mica fa difetto, per carità, malgrado il tifoso penda sempre dalle sue labbra, manco avesse la scienza del pallone infusa!
Ma finché nevrotici sono i tifosi o i giornalisti chissenefrega, solo che qui la stupida idea di buttar sempre via tutto per ricominciare ogni volta da capo è drammaticamente penetrata in società. Serve un uomo forte, certo, ma non c’è mai né la volontà di nominarlo, né di insistere con lui dopo i primi errori. Spero che il giovane Steven Zhang, che è qui tutti i giorni, si renda conto presto che qui serve pazienza e non rivoluzioni continue e più il bastone della carota. Con tutti, in primis però con chi veste la maglia nerazzurra.
Non si può davvero fare alcun discorso tecnico o tattico che possa spiegare come si possano prendere cinque gol da una Fiorentina in disarmo e con un allenatore virtualmente fuori come Pioli  se non chiedendone ragione a giocatori che non rispettano i propri tifosi e che sono, appunto, con impegno part-time ma con ricchi contratti a tempo indeterminato.  Anzi, a tal proposito la classifica dell’Inter ha del miracoloso, perché a differenza di tutte le altre squadre per cui il campionato è fatto di 38 partite, l’Inter l’ha cominciato seriamente a fine novembre (14.a giornata, Inter-Fiorentina 4-2) e l’ha finito a metà marzo (29a giornata, Torino-Inter 2-2)
Ultime notazioni su quel presunto grande leader difensivo che si sta rivelando Miranda, riguardatevelo da due mesi a questa parte e su Icardi che, avendo fatto tre golche gli vuoi dire? Io però non ho mai visto in 30 anni che racconto il calcio e in nessun club al mondo un procuratore o una moglie che celebri pubblicamente, ovvero via social come si usa oggi, chi pur facendo 3 gol fa parte di una squadra che ne ha presi 5. Il calcio è in ogni parte del mondo inteso come uno sport di squadra, tranne che per chi gravita attorno all’Inter. E ogni giorno, davanti ai continui sfaceli, trovi sempre quello che ti chiede perché non cacciano questo o quell’altro o perché non gioca Gabigol, manco fosse Messi.
Di buono c’è a furia di cader dalle scale, tra cinque piani (le partite che mancano) troveremo finalmente il pianerottolo. Intanto godiamoci un’altra bella settimana di via Pioli, peraltro già  fuori, via Ausilio, via Zanetti, via Gardini, via Toldo e via anche il portaombrelli in ghisa che sta nel corridoio della sede!

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Viva l’Inter!


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