I miei Mondiali

Scritto da Gian Luca Rossi per Coca Cola #lacoppaditutti, 7 marzo 2014

Sono nato nel 1966 e ho vissuto quasi mezzo secolo di Mondiali di calcio. I ricordi delle prime edizioni mi riportano ovviamente in famiglia, fin dalla cinematografica semifinale Italia-Germania 4-3 di Messico ’70 allo stadio Azteca. Più recentemente ci sono le edizioni vissute sul posto, anche da inviato per la mia TV, Telelombardia, come Francia 1998, con l’Italia eliminata ai rigori proprio dai francesi poi Campioni del mondo. Quindi le ultime edizioni, vissute proprio negli studi televisivi, in trasmissioni speciali con tanto di pubblico bardato di tricolore. Il ricordo più coinvolgente però resterà sempre l’edizione di Italia ’90, quella di casa nostra. Per un mese esatto, dall’8 giugno all’8 luglio, ho lavorato proprio per il Col di Milano, il Comitato Organizzatore Locale, con l’incarico di responsabile della tribuna-stampa Radio-TV nelle partite giocate a San Siro, per l’occasione innalzato fino all’attuale terzo anello. Per un mese insomma non ho fatto solo il giornalista, ma sono stato una delle cosiddette giacche blu, con tanto di logo sul taschino, la celebre mascotte Ciao, con libero accesso ad aeree dello stadio proibite agli altri giornalisti. Ho lavorato al fianco del compianto Guido Susini, già team manager di Milan e Inter, prematuramente scomparso nel 2007, a soli 48 anni. E mentre Guido badava ai giornalisti della carta stampata, io mi occupavo dei colleghi delle Radio e delle TV estere. Insieme, coordinavamo lo staff tecnico-logistico al servizio di cronisti arrivati da tutto il mondo. A San Siro, dov’era di casa la Nazionale tedesca che poi avrebbe vinto il Mondiale, si giocarono 6 partite, compresa quella inaugurale, l’8 giugno 1990, tra il Camerun e l’Argentina Campione del Mondo uscente. A sorpresa vinsero gli africani 1-0. Quello che però non potrò mai dimenticare resta l’ansia precedente al primo vero fischio d’inizio del Mondiale di Italia ’90. Le corse contro il tempo, i continui sopralluoghi sul campo di San Siro, con le zolle posate in colpevole ritardo, che saltavano via ad ogni passo. E soprattutto gli operai, soprattutto gli idraulici, intenti con le loro chiavi inglesi a collaudare docce e rubinetterie negli spogliatoi delle due squadre solo pochi istanti prima del fischio d’inizio. Nessuno poteva crederci, ma proprio a Milano, sede inaugurale di quel Mondiale pianificato e strombazzato da anni, si era arrivati in affanno anche sulle cose più elementari, soprattutto sulle cose più elementari. Eppure, al fischio d’inizio dell’arbitro francese Michel Vautrot, la poderosa macchina di Italia ’90 si mise in moto e tutto funzionò alla perfezione. Facemmo un figurone soprattutto agli occhi dei perfezionisti tedeschi, dalla prima partita fino alla finale. Per un mese insomma sono stato testimone oculare del più grande e incredibile successo sportivo del nostro Belpaese, il Paese del miracolo, il Paese in cui in quell’ora precisa, in quel preciso minuto, malgrado incomprensioni, ritardi, sprechi e dilettantismi di ogni genere, tutto come per magia si mette a girare alla perfezione per poi magari guastarsi appena cala il sipario. Questo è il mio indelebile ricordo Mondiale e ogni 4 anni il mio pensiero torna sempre lì, a Italia ’90 e ai febbrili minuti che precedettero Argentina-Camerun 0-1, gol di Omam-Biyik al minuto 68!

 

 

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