Esercito Italiano: origine e significato dei simboli

Un interessante studio ‘psicologico’ su simboli e gradi in uso nell’Esercito Italiano, a cura di F.M.

Le “stellette”
In quasi tutti gli eserciti la stella a cinque, sei od otto punte, è un segno adottato per i gradi (degli ufficiali o di altre categorie). Soltanto nell’esercito italiano, però, le stellette sono segno distintivo dell’esercito nella sua totalità: ogni appartenente alle forze armate italiane ha come segno distintivo il pentagramma (stella a cinque punte) sul bavero o sul colletto e l’uso non autorizzato è punito dalla legge.
Le “stellette” furono introdotte nel 1871 prima per gli ufficiali di fanteria poi nel corso dello stesso anno allargate alle altre specializzazioni e nel Dicembre ad ogni soldato senza distinzione di gradi.
Le motivazioni della scelta non sono ufficialmente note, possono però essere fatte alcune ipotesi che tengono di conto della stella generica come simbolo arcaico, del significato simbolico specifico del pentagramma, della situazione storica dell’Italia postunitaria.
La stella è un simbolo arcaico che contiene in sé i significati di luce, guida e distinzione. Facilmente intuibili sono gli agganci metaforici con la figura dell’ufficiale di Accademia:
– la luce come lume, segno di elevazione culturale e sociale, di una mente dotata di alte capacità intellettuali;
– la funzione di guida come segno della capacità di condurre un gruppo di soldati in un’impresa, di orientamento, di capacità di scelta;1
– la distinzione dell’elemento singolo che emerge dal buio informe come segno di capacità individuali più alte rispetto alla media.
Poi si potrebbero aggiungere le ulteriori connotazioni culturali del simbolo-stella: un’insieme di punti non caotico ma organizzato (le costellazioni), la collocazione alta rispetto alla terra alla quale da sempre l’uomo dà un significato positivo, come se i valori morali si collocassero spazialmente in una scala dove ciò che sta in basso è peggiore di ciò che si colloca in alto, in analogia con la collocazione dell’Inferno e del Paradiso danteschi.
Al di là del simbolo generico, la scelta del pentagramma invece appare più orientata e meno scontata. Il pentagramma geometrico fu studiato da Pitagora che coniò un nuovo termine per definirlo: “Pentalfa”, termine che deriva dalla composizione della figura geometrica da che la si può pensare come costruita dall’intersezione di 5 segni Alfa. Lo studio matematico del simbolo condusse Pitagora a scoprire che in esso, come poi nella successione di Fibonacci, si trova il rapporto detto sezione aurea o anche numero divino, proporzione associata alla bellezza, all’armonia figurativa, alla perfezione. Da qui la figura della stella a cinque punte ha acquisito connotazione simboliche ed esoteriche. Seguendo il filone simbolico-esoterico, nei secoli successivi, con Leonardo il Pentalfa verrà accostato all’uomo vitruviano (la figura umana con gli arti estesi inscritta in un cerchio e in un quadrato) come chiave enigmatica per arrivare alla quadratura del cerchio e all’ideale di perfezione.
Il pentagramma geometrico, con le denominazioni di pentacolo o pentalfa, è uno degli elementi della simbologia massonica. Verso le fine del XIX secolo in Italia, molte delle personalità più influenti appartenevano alla Massoneria e molti simboli adottati in quel periodo, si pensi per esempio al simbolo dell’Italia o all’attuale simbolo della Presidenza del Consiglio che ne è una derivazione, sono mutuati dalla cultura massonica. Sembra plausibile pensare che gli appartenenti alla Massoneria, senza però esplicitare le loro motivazioni in modo ufficiale, abbiano contribuito alla costruzione della simbologia (e quindi alla formazione della cultura e dello spirito di appartenenza) del nuovo stato nascente, inserendovi simboli propri della loro cultura. Il militare, ed in particolare l’ufficiale, si connota come un uomo dotato di qualità fisiche e mentali superiori.

La torre
La torre tipica dei gradi degli ufficiali superiori è detta torricellata, in quando è sormontata da tre torricelle di minore dimensione. Il simbolo della torre storicamente, pur trovandone raffigurazioni già in età romana, diventa frequente in età medievale. È tipicamente un simbolo araldico utilizzato per indicare un edificio fortificato, eminente, tondo e merlato.
La torre indica forza, potenza e nobiltà, qualità di acquisizione non recente, ma antica in quanto solo le famiglie potenti e illustri potevano costruire delle torri. Qui l’analogia con gli ufficiali superiori è facilmente intuibile: la loro condizione di prestigio è antica, rispetto a quella degli ufficiali inferiori. La torre, altre ad una dimensione storica, è inquadrabile in una dimensione antropologica più ampia. Per la psicoanalisi è un simbolo che fa parte (come i totem) della costellazione dei simboli fallici. Il significato non è, come pensa una diffusa cultura ingenua, esclusivamente riferito all’erotismo. La fase fallica è una delle quattro fasi evolutive descritte da Freud nei famosi “Tre saggi sulla sessualità” (1905). La fase fallica è la penultima, prima della fase più matura, quella genitale, la quale si auspica che possa essere raggiunta da ogni individuo. La fase fallica è quindi una fase immatura, nella quale è determinante la forma anatomica dei sessi.
Il bambino maschio sperimenta i propri genitali esterni: visibili, facilmente accessibili, dai quali, se stimolati, provengono sensazioni piacevoli. La bambina femmina è dotata di genitali interni: non visibili, inaccessibili e difficili da stimolare. Questa situazione è interpretata da entrambe le parti come assenza, mancanza di. Il maschio vive questa differenza come un rinforzo narcisistico: è portato a sentirsi potente, forte, capace. La femmina – per contrasto – vive la differenza come una ferita narcisistica: è portata a sentirsi inferiore, mancante di. Da questi vissuti derivano le immagini culturali molto diffuse di simboli fallici di potenza offensiva che rompe, spezza, vince l’altro.
In una interpretazione psicoanalitica dell’istituzione come organismo evolutivo con fasi analoghe a quelle dell’individuo, l’esercito è prevalentemente un’emanazione di questa cultura.
L’identità si struttura su dualismi di superiore-inferiore, attacco-fuga, dominatoredominato. A livello individuale, l’immaturità sta nella negazione del bisogno che anche il “possessore” del fallo ha dell’Altro. E può portare a relazioni basate soltanto su rapporti di potere e di prevaricazione, alla frustrazione continua nel ritrovarsi padroni di un altro che è distrutto e non più vitale, nell’impossibilità di sperimentare un rapporto con l’altro di tipo creativo e vitale.Il superamento della fase fallica passa attraverso l’accettazione della propria insufficienza e la scoperta che l’altro, nella sua diversità non è un nemico, non è un essere inferiore, ma un soggetto dotato di energie vitali diverse delle quali abbiamo bisogno.
La scelta della torre quale simbolo degli ufficiali superiori colloca La cultura istituzionale dell’esercito in fase fallica. È un assetto funzionale alle organizzazioni – quali l’esercito – nate per gestire le situazioni di nemico reale, di impossibilità di instaurare con l’altroesterno rapporti basati sulla solidarietà ed il rispetto reciproci.

La greca
La greca (o meandro) è un segno grafico in uso nell’antica Grecia come fregio architettonico o elemento decorativo per vasi e ceramiche. È composto da una linea continua ripiegata su se stessa a formare un motivo ripetuto. Per la specifica costruzione grafica, ha acquisito la doppia valenza simbolica di unità e di infinito. È stato acquisito dall’esercito in epoca napoleonica quale distintivo, insieme alla stella, dei gradi dei generali.
La scelta simbolica della greca impone il generale quale figura di uomo superiore a tutti, senza scalature, ma in maniera assoluta. E gli affida il compito di unire, tenere insieme le varie unità dell’esercito.

f.m.

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