Argentina: San Lorenzo avanti tutta!

di Andrea Ciprandi da http://andreaciprandi.wordpress.com

Il 2012 è stato un anno storico per il San Lorenzo de Almagro. Contemporaneamente a vicende sportive al limite della tragedia, con una retrocessione evitata all’ultimo respiro agli spareggi, il club ha offerto un esempio per tutto il mondo del calcio uscendo vincitore da una disputa iniziata concretamente addirittura nel 1998.

Sul campo o in ogni caso con riguardo alle vicende prettamente sportive, al pari di altri club storici quali Independiente, Newell’s e Racing il Ciclon si è trovato a dover lottare per non perdere la categoria. Questo mentre il River Plate, altra grande, stava già pagando per una gestione societaria vergognosa trovandosi a giocare in B per la prima volta nella sua storia. Col cambio ai vertici, poi, più o meno contemporaneamente hanno fatto il pari numerosi avvicendamenti sulla sua panchina col recente arrivo dell’ex ‘pichichi’ spagnolo Pizzi in sostituzione di Caruso Lombardi il quale, a sua volta, aveva preso il posto di Madelon a cui la squadra era stata affidata dopo Asad – il tutto in poco più di un anno. Lontani i tempi in cui era riuscito a vincere un nuovo campionato, il Clausura 2007 agli ordini di Ramon Diaz e con Ezequiel Lavezzi. Sempre più vicino, però, nel frattempo, appariva il ritorno al quartiere originario vale a dire Boedo. E’ questa la zona della città, che originariamente era compresa nei confini di Almagro a cui si deve la denominazione, ove sorgeva il Gasometro ossia lo stadio che aveva visto le gesta dei rossoblù dal 1916 al 1979 in piena dittatura – quando per gli effetti di una sciagurata risoluzione era stato strappato al club finendo per essere concesso alla Carrefour a condizioni favorevolissime e per questo più che sospette.

Quindi, alla fine dell’ultimo Clausura, la squadra era riuscita a garantirsi per lo meno un altro anno in Primera Division aggiudicandosi il doppio spareggio con l’Instituto di Cordoba. Intanto sul piano societario alla gestione Abdo subentrava quella da ricondursi all’attuale presidente Matias Lammens e al suo vice, il noto imprenditore e presentatore televisivo Marcelo Tinelli, intenzionati a rilanciare il club in ogni ambito. Ma, come da tradizione, era la base a continuare a dare la spinta decisiva. Grazie all’attività della Subcomision del Hincha si sono organizzate iniziative e manifestazioni oceaniche per la rivendicazione del terreno su cui sorgeva il vecchio stadio e, va da sé, di una precisa identità. L’8 marzo e poi il 15 novembre decine di migliaia di persone si sono riversate per le strade fino a raggiungere le sedi degli organi cittadini preposti a decidere sulla disputa, col picco divenuto mitico dei 110.000 di fronte alla Legislatura di Buenos Aires. Manifestazioni, queste, che non hanno pari nella storia di alcun altro club al mondo e che sono solo la punta di un iceberg costituito dalla fitta rete sociale gestita dal club attraverso distinti suoi organi ed entità, alcuni sostanzialmente indipendenti e altri come per esempio la citata Subcomision del Hincha che invece sono stati riconosciuti ufficialmente.

L’Inicial 2012, ossia il vecchio Apertura, poi, vedeva la squadra terminare in crescendo. Alcuni importanti innesti del calibro dell’ex capocannoniere argentino Stracqualursi di rientro dall’esperienza all’Everton e il giovanissimo talento e stella della Nazionale Under 20 Alan Ruiz, solo per citarne due, gli hanno permesso di chiudere a metà classifica dopo un inizio alterno e soprattutto fuori dalla zona retrocessione. Di più, con la rosa messa insieme adesso il San Lorenzo è una delle quattro o cinque squadre che possono ragionevolmente puntare alla vittoria del campionato che è alle porte.

Queste settimane che procedono l’apertura ufficiale del nuovo semestre, però, non sono di sola preparazione al prossimo torneo bensì anche di gestione dello scenario che la sentenza unanime (50 voti su 50) dello scorso novembre ha aperto in via definitiva: il ritorno al quartiere ossia l’effettiva Vuelta a Boedo. Secondo quanto stabilito, infatti, dopo decenni di lotta finalmente la Carrefour dovrà restituire il terreno su cui ha costruito uno dei suoi ipermercati e se non accetterà una ragionevole offerta economica da parte del club sarà costretta a subirne l’esproprio. E i tifosi del San Lorenzo (ma con loro anche ex giocatori quali per esempio Coloccini, Zabaleta, Lavezzi, Bergessio, Gonzalo Rodriguez e Barrientos e personaggi pubblici fra i quali spicca l’attore Viggo Mortensen che è un ambasciatore del club) continuano a contribuire con donazioni, al punto che due terzi dei quasi 36.000 metri quadrati dell’isolato della discordia sono già stati recuperati e in parte riqualificati in attesa che possa partire la progettazione del nuovo stadio là dove sorgeva il vecchio.

L’ambiente è in fermento ma si tratta di un’agitazione positiva e finalmente libera dalla cappa burocratica, politica e per certi versi ideologica che per anni l’aveva oppresso. Oggi al San Lorenzo si guarda al futuro con realistico ottimismo. L’entusiasmo sta facendo lievitare il numero di soci fino a ipotizzati 50.000 al punto che è stato necessario riorganizzare i settori dello stadio di Bajo Flores, e per tantissime nuove facce che ci saranno sugli spalti dal prossimo febbraio molte altre, di cui alcune conosciute, potrebbero esserci in campo. Proprio Coloccini infatti sta facendo di tutto per svincolarsi dal Newcastle United e tornare al club del suo cuore e, ce la facesse, ingrasserebbe le fila dei tanti campioni che da un po’ di tempo stanno preferendo onorare le proprie origini e tornare in Argentina invece che indirizzare una carriera già avanti nel tempo verso facili guadagni in Europa o Asia. Senza alcuna retorica, però, oggi al San Lorenzo questo ha un significato particolare perché indica partecipazione.

Le premesse dunque ci sono tutte: sul panorama mediaticamente fatto dominare ai ritorni eccellenti di Carlos Bianchi e Ramon Diaz rispettivamente al Boca e al River potrebbe essere sul punto di scatenarsi un ciclone, o per meglio dire il Ciclon.

 

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