Argentina: Avellaneda, tutto da rifare

di Andrea Ciprandi da http://andreaciprandi.wordpress.com

Sono lontani i tempi gloriosi in cui Racing e Independiente facevano la storia. Club primo campione mondiale del Sud America e più titolato d’Argentina nell’era amatoriale uno, vincitore di più coppe Libertadores l’altro, tanti allori appartengono però a una vita fa… Oggi, il contemporaneo rimpiazzo d’allenatore deciso della rispettive dirigenze non sta solo a indicare la necessità di cambiare progetto per ripartire daccapo nel corso di questa stagione: considerate anche le complesse situazioni politiche, è il segnale che i due club sono allo sbando e lontani più che mai da quel passato d’eccellenza.
Non è la prima volta, in tempi moderni, che Racing e Independiente vanno a braccetto. Digiuni da titoli da molte stagioni, chi più chi meno, nel 2001-02 erano tornati a essere campioni nazionali uno dopo l’altro: prima la cosiddetta Academia, guidata fra gli altri da un giovane Diego Milito, quindi il Rojo di cui figura di riferimento curiosamente fu l’altro fratello Milito, Gabriel.
Da allora niente più titoli per il Racing e uno solo per l’Independiente, non a caso una coppa (la Sudamericana 2010) ad arricchire la bacheca della seconda società più vincente in campo internazionale di tutto il Sudamerica, quarta assoluta al mondo.
Poi, un lento e inesorabile declino che per i rossi è significato addirittura retrocessione, la prima della storia. Categorie diverse a parte, inoltre, all’apice della crisi, la scorsa settimana entrambe le squadre latitavano in fondo alle rispettive classifiche: l’Independiente penultima in B senza ancora una vittoria e avendo perso due volte dopo quattro giornate, il Racing ultimo in Primera División e allo stesso modo senza successi ma addirittura con tre sconfitte (consecutive e a cui, nel computo generale delle uscite stagionali, ne andavano aggiunte altre due in altrettante partite di Copa Sudamericana, da cui è già fuori).
Risultato di questa situazione, il siluramento dei due allenatori. Da una parte Zubeldía, giovane tecnico che in Argentina si era già distinto alla guida del Lanús; dall’altra l’esperto Brindisi, già campione nazionale e internazionale proprio con l’Independiente nel ’94, un trascorso anche sulla panchina dei cugini, che a differenza del collega era stato anche un ottimo giocatore.
Zubeldía al Racing ha compiuto un vero e proprio ciclo: 59 partite in 16 mesi, di cui 22 vinte, 14 pareggiate e 23 perse. Con lui la squadra ha conquistato la qualificazione a due Sudamericane e in particolare nel 2012-13, grazie anche all’apporto di tanti ragazzi usciti dalle giovanili e per lungo tempo gestiti al meglio, ha ottenuto pure la quarta miglior prestazione d’Argentina con 62 punti. Dopo un pareggio e quattro sconfitte consecutive fra tutte le competizioni del nuovo anno, però, non si è ritenuto di dovergli concedere altro tempo.

Brindisi, per contro, aveva iniziato questo suo secondo ciclo all’Independiente nell’ultimo scorcio dello scorso campionato quando il suo predecessore, quel ‘Tolo’ Gallego legato al titolo del 2002, non pareva in grado di trovare la formula giusta per risollevare la squadra. In 16 partite fra gli scorsi tornei e questo, però, Angelito com’è chiamato affettuosamente non è stato in grado di fare meglio e allora ecco il licenziamento (in totale 3 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte comprendendo la Copa Argentina).Al termine di innumerevoli dispute interne fra dirigenti e manager, su una sponda come sull’altra del quartiere, sono quindi saltati fuori i nomi dei nuovi conduttori tecnici.
Al Racing è appena arrivato Carlos Ischia, che inizia il proprio ciclo questa settimana dopo un’altra sconfitta in campionato, la quarta consecutiva in Primera División e le sesta stagionale fra tutte le competizioni, peggior partenza di sempre nelle storia del club. Seconda scelta rispetto a Claudio Borghi, che ha rinunciato quando l’accordo sembrava imminente, il tecnico già campione col Boca nel 2008 e poi in Ecuador nel 2011 è la soluzione che più aggrada il manager Roberto Ayala. Storico secondo di Carlos Bianchi al Vélez (quando fra le altre cose batté il Milan nell’Intercontinentale), al Boca pigliatutto di quindici anni fa ma anche alla Roma durante una breve e disgraziata esperienza italiana, Ischia oltre a dare il classico scossone proverà a riplasmare il gruppo e tenerlo unito. Da allenatore capo, limitatamente alle sue panchine più significative in Argentina, questo già gli riuscì per esempio nel Boca del post-Russo quando comunque il titolo finì per vincerlo strappandolo soltanto coi denti agli spareggi a tre; non ce l’aveva fatta invece al Rosario Central, da cui infatti venne licenziato prima che il campionato finisse. Difficile quindi affermare che la sua conduzione sia di quelle che danno necessariamente tranquillità. Tecnicamente parlando, oltretutto, parte con l’handicap delle fresca cessione di Centurión al Genoa, ma dopo tutte le critiche mosse al suo predecessore accusato di non saper trovare un ruolo fisso per ogni giocatore, con tanti di essi soprattutto dal centrocampo in su capaci di ricoprire posizioni differenti, non è detto che una rosa più snella possa risultare un vantaggio – tanto quanto magari anche il ritorno del pubblico alle partite di casa dopo le restrizioni imposte dall’AFA in conseguenza dei festeggiamenti sopra le righe per la retrocessione dei cugini.

Ad allenare l’Independiente, quinto DT in un anno e mezzo vale a dire più o meno quanto è durato l’ultimo allenatore dei cugini, è ora invece Omar De Felippe. Un passato anche da tecnico delle divisioni inferiori proprio del Rojo, le sue esperienze in panchina che più devono aver pesato sulla scelta effettuata dalla dirigenza sono però quelle legate a due promozioni dalla B in Primera División: la prima, comoda, con l’Olimpo, e la seconda col Quilmes appena un anno fa che fu contraddistinta da una lunga serie di vittorie consecutive che gli fruttarono il secondo alle spalle solo del River. La sua prima uscita, questo fine settimana, è però coincisa con l’ennesimo pareggio che tiene la squadra a 7 punti dal terzo posto, l’ultimo a valere la promozione.
Sarà il campo, ancora una volta, a dare il responso. Certo è che la confusione regnata fino ad ora proprio lì ha fatto il pari con una situazione dirigenziale al limite dell’impossibile, culminata per esempio in casa Independiente nelle minacce di morte al presidente Cantero e nel lancio di sedie e tavoli in occasione di una delle ultime assemblee fra soci. E’ quindi auspicabile che le più o meno imminenti elezioni in entrambe le società riportino un po’ d’ordine, perché è ovvio che quel che succede nei corridoi, con tanti interessi diversi in ballo, finisce per influire su ciò da cui ogni squadra dovrebbe dipendere e a cui dovrebbe mirare coi migliori propositi: i risultati.
Cara vecchia Avellaneda, ti aspettiamo di nuovo forte e splendente… come un tempo!

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