Argentina: A-voodoo-llaneda!

di Andrea Ciprandi da http://andreaciprandi.wordpress.com

L’attuale stagione di Racing e Independiente è sofferta come forse mai è successo in passato. E ancora una volta il destino delle due rivali di Avellaneda sembra essere legato da doppio filo.
Pochi mesi fa, per la prima volta nella storia, il Rojo è retrocesso in B. Immediatamente dopo, esauritasi ogni energia dei tifosi avversari che non hanno perso l’occasione per festeggiare a lungo e in ogni modo, la malasorte è indubbiamente passata dall’altro lato del quartiere, quello identificato appunto coi colori biancocelesti. E oggi il Racing è ultimo in classifica, appena 2 punti dopo 8 giornate, unica squadra della Prima Divisione a non aver ancora vinto e lo spettro della B che sembra prendere corpo sempre più ogni settimana che passa. In più, a scuoterlo c’è un autentico terremoto istituzionale.
Per quanto manchi un torneo e mezzo alla definizione di chi retrocederà in questa stagione, viene naturale pensare che il legame che unisce due club esiste a prescindere dalla salvezza che il Racing potrebbe alla fine assicurarsi. E’ sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, al di là dell’esito della stagione in corso, non si tratta necessariamente di un legame negativo. L’ultima volta che le vicende dei due club sono andate più o meno di pari passo, infatti, fu nel 2001-02 quando, dopo molti anni di astinenza dal titolo, uno dopo l’altro si laurearono campioni. Quel Racing, primo a vincere, era trascinato da un giovane Diego Milito. L’Independiente, invece, aveva un punto di forza proprio in suo fratello Gabriel, e questo rappresenta un altro punto di contatto.

La storia indica però che al Racing spesso è toccato strozzarsi in gola un urlo di gioia, senza poter godere troppo a lungo – ed è questo anche il tormentone attuale.
Nel 1967 la Academia si laureò campione del Sud America e poi del mondo vincendo anche l’Intercontinentale, prima fra tutte le squadre argentine; fu anche la prima a ottenere il cosiddetto Triplete avendo vinto nello stesso anno anche il campionato. Da quel momento in poi, però, più nessun alloro internazionale di prim’ordine e per contro ben sette Libertadores sollevate dall’Independiente, record assoluto.
Nel 1983, quindi, la prima e comunque finora unica retrocessione. A decidere il suo destino, innanzitutto una vergognosa revisione in corsa del regolamento che mirava a salvare un Boca disastrato, che in effetti mantenne la categoria. Sul campo, invece, nelle ultime due giornate, prima una sconfitta interna contro il Racing de Cordoba (che beffardamente porta il suo stesso nome per iniziativa di uno dei fondatori che era tifosissimo appunto dell’Academia di Avellaneda e voleva quindi renderle omaggio) e poi, all’ultima, una senza più importanza dato che la retrocessione si era già matematicamente consumata ma ugualmente pesante proprio nel derby con l’Independiente perché i cugini vincevano contemporaneamente il campionato.
Infine, nel 1999 il Racing fallì cessando di fatto di essere un club per trasformarsi in società, unico modo per salvarsi. L’Independiente nel frattempo non stava vincendo nulla ma lo smacco resta e gli sfottò si moltiplicarono a partire dal più immediato e noto secondo cui il Racing Club sarebbe diventato ‘ra-sin-club’ ovvero ‘senza club’ in quanto, appunto, non era più una squadra come le altre bensì un’impresa.

Di fronte a tanta sfortuna è inevitabile pensare alla leggenda che vuole che alcuni tifosi dell’Independiente abbiano sotterrato nel campo da gioco del Racing, a cui avevano avuto accesso grazie all’aiuto del guardiano che era anch’egli del Rojo, alcuni gatti neri con l’intento – evidentemente andato a buon fine, di fargli un maleficio. Non esattamente la maledizione lanciata dal tecnico del Benfica campione d’Europa nel biennio ’61-’62, Béla Guttmann, che, licenziato nonostante i trionfi, affermò che le Aquile non avrebbero più vinto un’altra Coppa dei Campioni – e da lì innanzi, effettivamente, tutte le 5 finali giocate le avrebbe perse. In ogni caso il Racing, per parte sua, nell’ultimo mezzo secolo, dopo quel leggendario Triplete e l’iniziativa di quei tifosi avversari, ha portato a casa solo una Supercoppa Sudamericana e in ambito nazionale appena un campionato, quello citato; il tutto in netto e sorprendente (perché troppo evidente) contrasto con un passato glorioso che l’aveva visto vincere ben 27 tornei argentini di cui 15 campionati, stabilendo record su record fra cui la conquista di sette titoli consecutivi, e 3 internazionali benché minori.

Si dice che i gatti morti, sette, a cui si sarebbero aggiunte addirittura le ceneri di un tifoso dell’Independiente, furono sotterrati dietro alla porta dal lato della curva locale. Negli anni Ottanta il ‘Toto’ Lorenzo, pretese che si scavasse in quel punto ed effettivamente si trovarono i resti di sei; in realtà non fu mai chiaro se si trattasse di ossa feline e in ogni caso ne sarebbe manacato uno, ma nel dubbio al loro posto si sotterarono altrettanti rospi che ne avrebbero dovuto sostituire l’influsso negativo. Gravissimo errore a detto dei maghi interpellati al riguardo, perché l’utilizzo dei rospi fa sempre parte della magia nera mentre invece l’unico antidoto efficace sarebbe quella bianca. Fatto sta che quella porta, al di là della sostanziale sfortuna che sta accompagnando l’Academia nel corso degli anni, fu teatro di numerosissimi e clamorosi infortuni di diversi portieri. Unica eccezione, che sembrerebbe però confermare la regola, l’incredibile errore a porta vuota che commise Bustos, attaccante del Belgrano, nel finale della partita di ritorno dello spareggio per non retrocere del 2008; avesse segnato, il Racing sarebbe retrocesso un’altra volta, mentre invece quella volta si salvò.
Altro possibile motivo di disgrazia, per chi ci crede, sono due alberi della gomma, a cui si riconoscerebbero poteri negativi, che stavano di fronte alla sede e vennero prontamente sradicati. Inoltre l’apertura della piazzeria Mufa, che nel gergo di Buenos Aires significa ‘sfortuna’, inaugurata con apparente masochismo giusto a lato dello stadio proprio nel corso del glorioso 1967.

Fra le contromisure adottate di fronte a tanta malasorte, oltre ai rospi e alla rimozione degli alberi, una messa tenutasi all’interno dello stadio in presenza di una folla oceanica di tifosi, celebrata però da un prete tifoso del Boca… In più le iniziative personali, dettate da una conclamata superstizione, degli unici due tecnici che guaradacaso riuscirono a vincere qualcosa dopo il ’67: Alfio Basile, tecnico campione della Supercoppa nel 1988, e poi, nel 2001, Reinaldo Merlo. A proposito di quest’ultima vittoria in campionato, che arrivò esattamente trentacinque anni dopo l’Intercontinentale, un’ annotazione sempre rispetto al sortilegio che sarebbe stato effettuato. In molti calcolarono che 35, essendo il multiplo per 5 di 7, il numero dei gatti, indicava la fine del maleficio. In molti maghi hanno però fatto notare che in magia ogni numero dev’essere moltiplicato per se stesso, e questo porterebbe dritto al 2016 come data dell’agognata liberazione. Si vedrà…
Nel frattempo, la chiosa è inevitabile. Da una parte il Racing, coi colori del cielo, dall’altra l’Independiente con quello del diavolo. E in un modo o nell’altro il ‘diavolo’, com’è per di più soprannominato l’Independiente, deve averci messo la coda. Le tante implicazioni della storia del calcio, però, fanno sì che al momento sia proprio il rivale del Racing a essere all’inferno, cioé in B. E con tanti corsi e ricorsi storici, aggiungendo una rivalità che la condivisione del quartiere accentua come in pochissimi altri casi al mondo, c’è da aspettarsi ancora molto.

 

 

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