2013-14 Inter Nos 1

Pubblicato su San Siro calcio, sabato 14 settembre 2013

LA CHIAVE DEL DERBY D’ITALIA – Per riaccendere il motore dell’Inter Mazzarri quest’anno è partito secondo logica. Fin dall’esordio col Genoa, una squadra con la psicosi del gol incassato, che non vinceva in casa addirittura dal 21 aprile scorso contro il Parma, andava subito riformattata nel suo hard disk originale, prima di  scaricare i nuovi aggiornamenti. Ed è andata così bene finora, tra primato in classifica a punteggio pieno e porta inviolata, che proprio contro la squadra più forte, la Juve,  è difficile che Mazzarri cambi rotta. Per cui, al di là della stanchezza dei Nazionali, è d’obbligo immaginare davanti a Handanovic, Campagnaro, Ranocchia e Juan Jesus; a centrocampo Jonathan, Guarin, Cambiasso, Kovacic e Nagatomo, con Alvarez a supporto dell’unica punta Palacio. Questo per cominciare, poi tutto è possibile a seconda di come si snoderà la gara. San Siro sarà una scacchiera con Mazzarri e Conte a misurarsi in ogni minuzia tattica. Davanti c’è la squadra più forte d’Italia ed è lecito attendersi che sia la Juve a prendere l’iniziativa, con l’Inter a ribattere colpo su colpo. Con Mazzarri è tornata alta l’attenzione alla fase difensiva e per questa Inter, diversamente dal recentissimo passato, è più consono vincere le partite 1-0 piuttosto che 5-4, perché il vero spettacolo alla fine lo fanno sempre i punti in classifica.
Certo che il nuovo corso nerazzurro comincia a piacere anche agli avversari, a cominciare da Gianluigi Buffon che ha detto che l’Inter di Mazzarri gli ricorda molto la Juve del 2011 che, senza Coppe Europee, iniziò la sua marcia trionfale. Ma occhio a non montarsi la testa.
Timeo danaos et dona ferentes, ossia ‘temo i greci e i doni che portano’ è la frase che Virgilio nell’Eneide mette in bocca a Laooconte per convincere i suoi concittadini a non fare entrare il famigerato cavallo nella città di Troia. Traslando tutto verso Inter-Juve meglio quindi non fidarsi delle parole al miele, sicuramente sincere, di Gigi Buffon sull’Inter. Chissà poi se a Conte piacerebbe questo accostamento a Mazzarri. I due non si filano dai tempi il cui una normale battuta di Mazzarri venne un po’ equivocata da Conte e da lì partì un ping-pong su tutto, orari delle partite, torti e favori arbitrali, qualità del gioco e via dicendo, forse più per opposte ragioni di Stato che per vera intenzionalità. Quel che è ormai acclarato è che ogni volta che i due s’incrociano la domanda perché uno metta l’altro nel mirino non manca mai. Solo che l’ultima volta, quest’estate, Conte ha dribblato secco e magari Mazzarri farà lo stesso alla prossima occasione. Da lì potrebbe anche cominciare il disgelo, forse anche solo per quieto vivere. Quello che i due fanno finta di non sapere e che sono in realtà molto vicini nelle idee e nel modo di lavorare: lo dicono tutti quelli che li conoscono bene, ma guai a dirlo a loro. 

IL GUAIO DEI NAZIONALI – In campo poco meno di 700 minuti: è questo il computo finale degli 12 nazionali interisti in giro per il mondo con le loro Nazionali. Soffermandoci solo sulle ultime gare delle due previste per ognuno si scopre che gli stakanovisti sono Samir Handanovic, 90 minuti e imbattuto in Cipro-Slovenia e Yuto Nagatomo sostituito solo nel recupero dell’amichevole Giappone-Ghana 3-1, ma il nippo-nerazzurro è una vita che sorvola il mondo e non dovrebbe risentire particolarmente del fuso. Anche Fredy Guarin si è sciroppato 90 minuti nel 2-0 dell’Uruguay sulla  Colombia, mentre Alvaro Pereira non ha giocato. Come Andrea Ranocchia, completamente ignorato da Prandelli nelle due gare giocate dall’Italia. Mateo Kovacic ha giocato 85 minuti con l’under 21 croata in Ucraina e gli è andata bene perché se non fosse stato prestato dalla  nazionale maggiore sarebbe finito a giocare in Corea del Sud. In Paraguay-Argentina, 5-2 il finale per la seleccion Campagnaro ha fatto tutta la partita, Palacio è rimasto in campo fino al 20’ della ripresa, mentre Ricky Alvarez non è stato utilizzato. Con l’Algeria infine partita piena per Taider e solo tre minuti per Belfodil. Per completezza di informazione ci sarebbe anche il giovane Patrick Olsen, in campo oltre un’ora con la Danimarca Under 21.  Insomma tutto sommato si sono limitati i danni sperando che Nagatomo, Guarin e Campagnaro non si addormentino proprio durante il derby d’Italia

L’ULTIMA DI MORATTI? – Per alcuni questo sarà l’ultimo Derby d’Italia per Moratti, per altri no. Tra fughe, depistaggi e presunti ripensamenti, in ambienti finanziari si è certi che la trattativa Moratti-Thohir entro un mese passerà dal momento del signing (l’impegno scritto a concludere) a quello del closing (l’effettivo trasferimento delle quote azionarie). Da ambienti però smaccatamente morattiani, filtra però che il Presidente resti talmente legato alla sua creatura da non riuscire a convincersi della bontà dell’affare. Intendiamoci, dal punto di vista economico, l’offerta del magnate indonesiano Erick Thohir è irrinunciabile, dal punto di vista affettivo poi, è tutta un’altra musica. E per Moratti gli affetti hanno spesso avuto la meglio su tutto il resto. Il problema è che ormai appare francamente difficile tornare indietro. Sono le stesse banche a premere perché la poderosa operazione arrivi in fondo, ma l’ultima parola spetta sempre e comunque al cedente. Una soluzione, solo apparentemente indolore, potrebbe essere un’iniziale cogestione, in modo da permettere a Moratti un’uscita di scena più soft.  A questo, da parecchie settimane, stanno lavorando advisor, legali, consulenti finanziari e professionisti, con parcelle sempre più importanti.
Chi vivrà, vedrà.

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