Inter Nos 8

Pubblicato su San Siro Calcio, domenica 30 gennaio 2011

AVANTI IN COPPA COL CUORE – Il mercoledì di Coppa Italia con il successo dell’Inter dopo i calci di rigore al San Paolo ha dimostrato che questa squadra sa ancora soffrire. Si sa che nel calcio esistono partite che non dovrebbero avere un unico vincitore, partite che si giocano col cuore e che si decidono alla lotteria calcistica per definizione: i calci di rigore.
Napoli-Inter 4-5, quarto secco di Coppa Italia, resterà tra queste. Chi si augurava di salutare il trofeo della coccarda tricolore per profondere tutte le energie nel campionato, deve arrendersi all’evidenza, perché nel Dna nerazzurro Mourinho ha lasciato una traccia indelebile: qui non esistono competizioni minori e bisogna sempre andare avanti, anche in Coppa Italia, malgrado il ritardo in campionato. Quella del San Paolo resta comunque una bella impresa, visto che per sorteggio, l’Inter detentrice del trofeo si è trovata pure nella parte più difficile del tabellone e, dopo aver eliminato il Napoli, seconda forza del campionato, affronterà in semifinale la vincente tra Juventus e Roma. Certe partite sono battaglie e non si vincono se non si ha la capacità di soffrire, al di là di un pizzico di buona sorte. Anche in questo è stato fondamentale essersi affidati a Leonardo: non mi convincerete mai che con Benitez la squadra avrebbe sputato sangue come ha fatto a Napoli.

TRA MERCATO E RINCORSA – In campionato, dopo il successo nel recupero infrasettimanale col Cesena, la rimonta nerazzurra sul Milan veniva data per scontata. Tre giorni più tardi, dopo la netta sconfitta di Udine, qualcuno è tornato a parlare di addio allo scudetto. In realtà, io non ho mai parlato di rimonta, ma solo di rincorsa, peraltro ingiudicabile nella sua portata almeno fino alla partita da recuperare con la Fiorentina il 16 febbraio. In ogni caso, come non c’era da esaltarsi prima, non ha senso disperarsi dopo la battuta d’arresto di Udine. Va bene che l’equilibrio nei giudizi non fa parte del nostro calcio, ma è incredibile che non si sia ancora capito che i campionati si possono decidere anche al fotofinish. Soprattutto questo, giocato sulla previsione di una quota in termini di punti per lo scudetto che sarà la più bassa da un decennio a questa parte e con quasi tutto il girone di ritorno da giocare, scontri diretti compresi.
Il Milan è chiaramente favorito: chi è davanti lo è per definizione, perché può sbagliare più di chi insegue, ma tra poco torna la Champions, manifestazione capace di spostare radicalmente equilibri e risorse. Intanto i cugini hanno comprato parecchio pure in questa finestra di mercato, per far fronte agli infortuni, dicono, aggiungendo alla rosa anche giocatori di esperienza, tipo il 34enne Van Bommel. E’ una scelta comprensibile, perché come ha detto Gattuso, il Milan non può assolutamente lasciarsi scappare uno scudetto che manca nella bacheca di via Turati addirittura da sette anni. Ma quando si compra a gennaio, lo si fa anche perché non si è poi tanto sicuri di essere davvero i più forti. L’Inter sta provando a fare scelte diverse, di qualità, più che di quantità. Ma il suo mercato resta condizionato da una logica che finora non ha trovato conferme. In casa Inter resiste l’idea che a ranghi completi l’undici nerazzurro sia ancora il più forte d’Italia. Peccato però che né Leonardo oggi, né tantomeno Benitez ieri, abbiano poi potuto verificarlo davvero, vista l’ecatombe di infortuni. E a Napoli si è di nuovo fermato Stankovic, uno tra i più in forma. Quest’anno, l’undici titolare, l’Inter non lo ha praticamente mai avuto. Cercando un attaccante di valore, prima Sanchez e poi Pazzini, si è capito che Branca si muove solo in omaggio alla filosofia di acquisti in grado di far fare un reale salto di qualità alla rosa e non sul ‘compriamo tanto per comprare’. Trovare però a gennaio calciatori che possano realmente cambiare il volto di una squadra è quasi impossibile. Quelli che farebbero davvero la differenza chi li ha se li tiene fino a giugno. E se li tratta, lo fa solo davanti a cifre che Moratti ha già spiegato di non voler spendere. Ecco perché, al di là degli arrivi di gennaio, l’eventuale rincorsa dell’Inter potrà continuare solo se si rivedranno presto in campo quelli del Triplete, a cominciare a Snejider, Julio Cesar e dal vero Milito. E, una volta rientrati, dovranno restarci fino alla fine.

A GIUGNO SI TORNA A SPENDERE – Il mercato vero l’Inter lo farà a giugno. A giugno l’Inter cambierà la sua formazione titolare almeno per quattro undicesimi. Lo si sa dall’estate scorsa, da quando Moratti ha scelto di sistemare una volta per tutte un bilancio fiaccato da anni di spese pazze e improduttive, almeno nei suoi primi anni di presidenza. Dopo aver vinto tutto nell’anno di grazia 2010, il Presidente ha voluto provare, almeno per una volta, l’ebbrezza di non dover tirare fuori i soliti 50-60 milioni di euro che tirava fuori ogni estate. Alla luce di quanto sta accadendo, è ovvio che questa scelta oggi sia criticata, ma la decisione presa quest’estate teneva conto anche delle esigenze del fair play finanziario, verso il quale l’Inter era in drammatico ritardo, ben più delle rivali storiche.
Intanto i soldi incassati, almeno 100 milioni di euro considerando anche il successo nel Mondiale per Club, sono stati sufficienti a sistemare una volta per tutte il bilancio ed è rimasto anche un tesoretto da spendere la prossima estate, al quale Moratti non mancherà, come ai vecchi tempi, di aggiungerci un certo extra. Ma è presto per ricominciare il tam-tam sui soliti Pastore, Bale, Schweinsteiger e compagnia. Intanto vediamo come va a finire quest’anno, perché non è detto che questa squadra non abbia ancora qualcosa d’importante da dire.

IL ‘PAZZO’ PER LA PAZZA INTER – E’ Giampaolo Pazzini, classe 1984, il nuovo attaccante di casa Inter. La società nerazzurra lo ha prelevato dalla Sampdoria, pagandolo un po’ più dei 9 milioni con cui il presidente blucerchiato Garrone lo aveva acquistato dalla Fiorentina nel gennaio 2009. Con Cassano alla Samp ha formato una coppia d’attacco che per i tifosi blucerchiati ha ricordato a tratti lo storico tandem Vialli-Mancini. Durante la stagione 2008-09, chiusa con 11 gol in 18 partite, Pazzini si è guadagnato la convocazione della Nazionale maggiore, allora diretta da Marcello Lippi. Che ci fosse qualcosa di molto interista in lui lo si è capito sul finire della scorsa stagione, quando con la sua doppietta ha interrotto la serie di 24 risultati utili consecutivi della Roma, consegnando virtualmente lo scudetto all’Inter di Mourinho. Suo anche il gol a Marassi contro in Napoli che all’ultima giornata dello scorso campionato ha regalato alla Sampdoria uno storico quarto posto e la qualificazione ai play-off di Champions League.
Pazzini però è stato anche sfortunato all’inizio di questa stagione, quando ha segnato 3 gol nelle due partite contro il Werder Brema nella qualificazione ai gironi di Champions League, ma non sono bastati ai blucerchiati per entrare nella massima rassegna continentale. L’Inter non potrà impiegarlo in Champions proprio perché l’ha già fatto la Sampdoria, ma sarà utilissimo in campionato al posto o al fianco di Eto’o e Milito. Le sue caratteristiche da uomo d’area, bravo di testa e in acrobazia, lo rendono certamente compatibile con gli attuali bomber nerazzurri.
Prima di entrare stabilmente nel giro della nazionale maggiore, il ‘Pazzo’ aveva giocato in tutte le Nazionali giovanili e con l’Under 19 nel 2003 ha vinto l’Europeo di categoria disputato in Liechtenstein.
Tra i suoi ricordi indelebili c’è la partecipazione da protagonista assoluto alla partita di inaugurazione del nuovo Wembley, una sfida tra le rappresentative Under 21 di Italia e Inghilterra, giocata il 24 marzo 2007. In quell’occasione Pazzini ha segnato il primo gol nella storia del nuovo stadio dopo nemmeno 30 secondi dal fischio d’inizio. Poi ne ha fatti altri due, prima di uscire ad un quarto d’ora dalla fine, salutato dalla standing-ovation dei 55.000 spettatori presenti. A fine partita, per la tripletta, gli fu omaggiato il pallone della partita con gli autografi di tutti i giocatori, come si usa in Inghilterra. Ora l’Inter gli chiede un contributo decisivo, soprattutto in termini di gol, per l’eventuale rincorsa allo scudetto.

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