Inter Nos 15

Pubblicato su San Siro Calcio, 8 maggio 2011

L’ORA DEL RUSH FINALE
Sono due gli obiettivi nel finale di stagione dell’Inter: mantenere il secondo posto in campionato avvicinando il più possibile la capolista e raggiungere la finale di Coppa Italia.
Finisse davvero così, con tutte le vicissitudini della tribolata gestione Benitez prima della settimana maledetta tra derby e Schalke, magari alzando al cielo la Coppa Italia, anche il bilancio di questa stagione nerazzurra sarebbe comunque positivo, soprattutto ricordando i 14 trofei conquistati negli ultimi cinque anni.
Una cosa per volta, però. Cominciando dal campionato, l’Inter deve raccogliere almeno sette punti nelle ultime tre partite, vincendo subito con la Fiorentina, non perdendo a Napoli e chiudendo in bellezza a San Siro con il Catania.
La Fiorentina dell’ex Mihajlovic è squadra imprevedibile nel bene e nel male e l’ultima goleada all’Udinese dimostra che ora è in palla.
L’Inter pare invece essersi assestata su una certa regolarità di risultati: nelle sue ultime apparizioni ha partorito punteggi umani, come le vittorie per 2-1 a San Siro contro la Lazio e a Cesena.
Entrambe in rimonta però, quasi che la squadra debba finire spalle al muro prima di ingranare.
E tra l’altro la vittoria in rimonta resta il marchio di fabbrica dell’Inter di Leonardo: l’ultima sul Cesena in pieno recupero è stata addirittura la sesta dopo Catania, Palermo, Genoa, Bayern e Lazio.
Archiviata la Fiorentina, si penserà subito al ritorno della semifinale di Coppa Italia a San Siro con la Roma: l’Inter parte dal gol di vantaggio realizzato da Dejan Stankovic lo scorso 19 aprile all’Olimpico. Fosse altra Inter la finale sarebbe già ipotecata, ma il minimo vantaggio per una squadra che ha dimostrato di poter prendere gol da chiunque e in ogni momento invita alla massima prudenza.

LEO RESTA, ANZI NO…
Fino a poco tempo fa la conferma di Leonardo sulla panchina nerazzurra sembrava cosa fatta. L’idea di vederlo all’opera fin dall’avvio della stagione, magari permettendogli di costruire un progetto tecnico totalmente suo veniva suggerita dal buonsenso, prima ancora che dalla media-punti  più che onorevole sotto la sua gestione. Negli ultimi giorni però sta riprendendo vigore un’altra idea, peraltro non nuova. Se Pep Guardiola dovesse conquistare, insieme al suo terzo campionato spagnolo, anche la sua seconda Champions League da allenatore, a Barcellona pensano che potrebbe decidere di misurarsi subito altrove. E altrove non può che essere all’Inter: col presidente Moratti c’era già stato un contatto informale un anno fa, quando si era capito che Mourinho non sarebbe rimasto. E lo Special One non tornerà tanto presto. Al Barcellona Guardiola ha vinto e rivinto tutto e vuole capire il suo valore allenando in un altro ambiente, in particolare nella Serie A, che ha conosciuto bene da calciatore. Guardiola avrebbe costi altissimi,  quasi 10 milioni di euro al lordo delle tasse e questa resta sempre la prima grande controindicazione ad un suo divorzio dal Barcellona. Moratti dovrà decidere al più presto se valga la pena dirottare una cifra così importante sull’ingaggio di un nuovo allenatore piuttosto che sul rafforzamento della squadra.

MERCATO IMPORTANTE MA NON FOLLE
La stagione non è ancora finita e, come sempre, impazza il mercato. Non passa giorno senza che giornali e Tv non sparino un nome nuovo per l’Inter che verrà. A dar retta alla metà di quel che si sente, l’Inter dovrebbe cambiare almeno 20 giocatori. In realtà, anche nella prossima sessione di mercato succederà molto meno di quel che si immagina e questo discorso non riguarda solo l’Inter.
In società ci sono buone idee e Moratti è stato chiaro: questa squadra non va smontata, ma ringiovanita, con almeno due-tre innesti importanti, oltre a Ranocchia e a Pazzini che fanno già parte a pieno titolo del nuovo progetto.
L’arrivo di uno o più big, gente del peso di Carlitos Tevez per intenderci, dipenderà soprattutto dall’eventualità di una cessione pesante. E’ chiaro che al giorno d’oggi davanti a 40 milioni di euro  nessuno è incedibile. Ma questo discorso, è bene ribadirlo, non riguarda solo l’Inter. Per il rinnovamento della rosa che solo un anno fa ha vinto la Champions League, il presidente Moratti è pronto a sacrifici importanti, ma non a follie. Quindi difficile credere a calibri come Bale o Fabregas, mentre si può ragionevolmente pensare di sedersi al tavolo col Bayern per trattare Robben, che piace moltissimo e che ha già fatto sapere di voler cambiare aria.
Un altro nome che gira da gennaio è quello del cileno dell’Udinese Alexis Sanchez, ma le difficoltà con i Pozzo sono arcinote: ai 30 milioni richiesti l’Inter arriverebbe solo inserendo abbondanti contropartite tecniche, ma l’Udinese chiede denaro.
Un’altra società che di solito fa mercato solo in contanti è il Manchester City: l’estate scorsa Mario Balotelli fu pagato all’Inter quasi 23 milioni di euro sull’unghia, che con la zona Champions guadagnata da Roberto Mancini diventeranno 28 per il premio di valorizzazione da corrispondere alla società nerazzurra. Ora all’Inter per la fascia sinistra piace il serbo Aleksandar Kolarov, già visto alla Lazio, ma bisogna trattare in contanti, perché col City si usa così. Ci sarà tempo per tornarci sopra, anche perché il mercato finisce alle ore 19 del 31 agosto e spesso i veri affari si fanno in extremis.

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