Inter Nos 11

Pubblicato su San Siro Calcio, domenica 20 marzo 2011

SQUADRA FINITA? NO, SQUADRA INFINITA – Dopo l’ultima impresa, aver ribaltato a Monaco con un incredibile 3-2 lo 0-1 dell’andata di San Siro, ci sarà qualcuno in più ad aver capito perché si tifa inter! Nessuna squadra al mondo è capace di assicurare ai suoi tifosi, in soli 90 minuti, l’intero spettro delle emozioni che si provano in una vita: paura, delusione, rabbia, coraggio, speranza, gioia, e si potrebbe proseguire all’infinito.
All’AllianzArena abbiamo a lungo dubitato di tutto e di tutti, soprattutto dopo la papera-bis di Julio Cesar, ma ad un certo punto gli déi del calcio hanno prolungato la vita dell’Inter facendo correre all’infinito un pallone sulla linea della porta di Julio Cesar.
Da lì è partita la più incredibile delle rimonte, tutta cuore e palle d’acciaio, sublimata da un protagonista d’eccezione: quel Goran Pandev, così negativo a Brescia e così impreciso a Monaco fino allo splendido gol che ha regalato all’Inter una storica qualificazione.
E guai ad aver pensato anche solo per un attimo di lasciare la Champions per provare a prendersi l’ennesimo scudetto! Troppo bello restare in Europa, solo noi, e restarci in questo modo epico.
Squadra finita? No, ragazzi, squadra infinita!
Dopo il Triplete nella scorsa stagione, i nerazzurri sono dunque arrivati a primavera in corsa su tutti i fronti, ancora una volta. Vincere tutto è incredibilmente difficile, visto che in Italia prima dell’Inter non c’era riuscito nessuno, ma ripetersi va addirittura al di là del cielo: meglio non pensarci adesso e restare coi piedi inchiodati al suolo.
Se l’impresa di Monaco sia in grado di infondere all’Inter la carica per cambiare anche la storia del campionato lo vedremo presto, magari già dopo la sosta, in un derby comunque decisivo. Ora però guai a sottovalutare l’appuntamento casalingo col Lecce, soprattutto dopo quello che è capitato nell’ultimo turno di campionato, con l’Inter bloccata a Brescia dalla penultima in graduatoria e il Milan fermato a San Siro addirittura dall’ultima in classifica, il piccolo grande Bari.

OBIETTIVO CAMPIONATO – Intanto non passa giorno senza che qualche solone non veda l’ora di chiudere il campionato anzitempo. Al primo pareggio dell’Inter in rincorsa, anche dopo 11 vittorie in 13 partite, col record di Leonardo di 33 punti conquistati, qualcuno ha subito pensato male, ma il campionato, piaccia o non piaccia, resta aperto pure per il Napoli. Ridicolo rimuginare ancora sull’occasione persa a Brescia prima del pareggio del Milan col Bari, perché il fascino imponderabile del calcio sta proprio nel fatto che ti sorprende quando meno te lo aspetti.  Chi poteva pensare, solo per fare un esempio, che l’ex Ibrahimovic saltasse il derby per squalifica?
Di questi tempi l’Inter pare in forma. Quasi sempre riesce a porre rimedio ai suoi errori, anche se sarebbe meglio ridurli al minimo sindacale.
Samuel Eto’o, con i suoi 32 centri stagionali, è ormai vicinissimo al record personale di 36 gol stabilito col Barcellona nella stagione 2008-09 e Diego Milito è ad un passo dal rientro. Wesley Sneijder non ha ancora la continuità dell’anno scorso, ma a Monaco è stato semplicemente immenso. Quel che è assodato è che la squadra ha un carattere indomito e ancora tanta voglia di vincere.

NEL SEGNO DI LEONARDO – Comunque andrà a finire, Leonardo ha già saputo stupirci. C’è chi continua a sminuirne i meriti, a non ritenerlo un vero allenatore solo perché è stata la professione a cercarlo e non viceversa. Magari perché fino a ieri stava sull’altra sponda del Naviglio. Ma dietro al ritrovato entusiasmo dell’Inter c’è proprio Leonardo che, da grande calciatore qual è stato i calciatori li capisce meglio di altri. E’ facile accorgersene dai sorrisi, dagli abbracci, dopo ogni partita, un affetto ricambiato a piene mani dalla squadra. Leonardo non è Mourinho e apparentemente si pone in modo assai meno aggressivo dello Special One, ma continua ad esserci un filo invisibile ad unire i tecnici dell’Inter di ieri e di oggi, un filo che solo la squadra è riuscita ad afferrare. Meglio fidarsi di questo filo, anche se ancora non si vede dove può arrivare.

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