Inghilterra, i bilanci di Premier League

di Andrea Ciprandi da http://andreaciprandi.wordpress.com/

Quella appena conclusasi è una stagione importante per la Premier League e più in generale per la Prima Divisione: il nuovo padrone d’Inghilterra, infatti, è il Manchester United.
Conquistando il loro 19° titolo nazionale i Red Devils hanno superato il Liverpool, che guidava la graduatoria dei campioni d’Inghilterra con 18 successi – rimasti tali dal lontano 1990. Ai tempi il Manchester United di campionati ne aveva vinti appena 7 e avrebbe dovuto attendere il ’93 per farne suo un altro dando il via a una rincorsa a cui i più non credevano. Al trionfo assoluto si aggiungono altri riconoscimenti quali la vittoria della classifica marcatori da parte di Berbatov (con 20 reti, a parimerito con l’ex Tevez) e l’assegnazione a Vidic e Ferguson del premio quale miglior giocatore e miglior allenatore, rispettivamente, della Premier. Altri numeri che giustificano la vittoria finale sono il miglior attacco (78 gol), la seconda miglior difesa (37 i gol subiti contro i 33 di Chelsea e City) e la miglior differenza reti (+ 41), il maggior numero di vittorie (23) e il minore di sconfitte (4, la prima delle quali arrivata solo a febbraio, record europeo stagionale).

Secondo il Chelsea di Ancelotti, protagonista di un ultimo terzo di campionato entusiasmante quanto il primo – nel corso del quale aveva demolito molti record in fatto di vittorie consecutive e reti fatte. Dopo Natale, però, i Blues erano dati per spacciati, arrivati a essere distanti anche una quindicina di punti dalla vetta. Convinti che la soluzione dovesse passare per l’attacco, improvvisamente piantatosi, a Stamford Bridge hanno acquistato Torres dal Liverpool per una cifra senza pari nel mercato britannico per scoprire però che, con lo spagnolo incapace di ambientarsi fin da subito, quel che serviva era soprattutto rinforzare la difesa, ora affidata a uno dei più promettenti centrali al mondo, compagno di Thiago Silva nel Brasile, cioè David Luiz. Prima dello scontro diretto perso contro il Manchester United alla terz’ultima, che se vinto avrebbe significato primo posto, 8 sole reti subite nel corso di 14 partite di cui 11 corrispondenti ad altrettanti successi avevano infatti consentito al Chelsea di tornare sugli standard che gli competono da qualche anno. Guardando all’andamento della stagione, il problema che dovrà risolvere il successore di Ancelotti è il ringiovanimento di un gruppo il cui logorio è forse l’unico handicap di una delle corazzate d’Europa.
Terzo, con gli stessi punti del Chelsea ma con una peggiore differenza reti, il Manchester City di Mancini, vincitore anche della FA Cup. Questa stagione segna il rilancio del Club di Eastlands ma mentre il successo in Coppa resta netto, impreziosito oltretutto dall’eliminazione inflitta in semifinale allo United, il piazzamento in campionato non deve trarre in inganno. Era infatti dal 2000-01 che non ci si assicurava il sostanziale secondo posto (terzo solo in ragione della differenza reti) con così pochi punti – così come, a onor del vero, anche il primo, conquistato allora sempre dal Manchester United e sempre con 80 punti. Nelle successive nove stagioni, con 71 punti si sarebbe arrivati al massimo terzi ma distaccati (in sole due occasioni comunque), più spesso quarti (altre cinque volte) e in 2 delle ultime 3 edizioni prima di questa addirittura quinti. Il City ha oltretutto perso più di Arsenal e Tottenham, pur finite dietro, e subito appena una sconfitta meno dell’Everton e due del Fulham, con metà delle vittorie che sono arrivate col minimo distacco nonostante le caterve di gol di Tevez. Insomma, in attesa che a farlo siano i lingotti dello sceicco Mansour in sede di mercato, per ora non è tutto oro quel che luccica.
Quarto e costretto a giocare i preliminari di Champions League è l’Arsenal, crollato nel finale con appena 2 vittorie negli ultimi tre mesi o, altrimenti detto, le ultime 11 uscite. La sconfitta nella Finale di Coppa di Lega per mano del poi retrocesso Birmingham City ha sottolineato il sostanziale fallimento dal punto di vista dei risultati della gestione Wenger, il cui ultimo successo risale all’FA Cup del 2005. Per qualche tempo i Gunners hanno dato l’impressione di poter puntare nuovamente al titolo, ma soprattutto i deludenti risultati casalinghi e una serie di infortuni nei momenti cruciali della stagione – fra cui particolarmente significativi sono stati quelli di Fabregas e van Persie – hanno finito per ridimensionarne le ambizioni.

In Europa League, oltre al Birmigham City che ha alzato la Coppa di Lega e allo Stoke City finalista di FA Cup, andrà il Tottenham. Sfiancati soprattutto dalla brillante campagna di Champions, che passerà agli annali anche per l’eliminazione del Milan e secondo la mentalità britannica finita comunque in gloria al cospetto del Real Madrid, gli Spurs hanno ceduto nel finale al pari dei rivali del Nord dei Londra. Un colpo di coda che ricorda quello dello scorso anno quando vinsero in casa del Man City strappandogli la qualificazione ai preliminari di Champions, però, gli ha garantito un’altra stagione europea: espugnando Anfield alla penultima giornata, infatti, hanno soffiato ai Reds l’accesso alla seconda Coppa continentale.
Proprio i Reds, orfani di Benitez e inizialmente affidati a Hodgson, sono una delle più piacevoli sorprese di questo 2010-11. La crisi dei primi mesi ha portato a un cambio in panchina, col ritorno dell’idolo locale Kenny Dalglish. Presi dallo scozzese sul limitare della zona retrocessione, i Reds hanno dato vita a una cavalcata entusiasmante ed emotiva affidandosi a colonne come Kuyt e Gerrard quando non infortunato, giovani del vivaio come Spearing e Kelly, giocatori rigenerati come Maxi Rodriguez e Meireles e nuovi innesti del calibro di Suarez, erede di Torres, e Carroll, punta dei Tre Leoni del futuro. Chissà che, con queste premesse, non puntino a riprendere lo United già l’anno prossimo.

A retrocedere sono stati West Ham, Blackpool e Birmingham City. I primi non hanno mai trovato il passo mentre i Tangerines abbandonano la prima serie esattamente un anno dopo averla raggiunta e comunque dopo aver lottato strenuamente; i Blues, infine, pagano un crollo verticale dopo l’exploit in Coppa di Lega e si apprestano, fra pochi mesi, a rappresentare l’Inghilterra in Europa nonostante la militanza nelle serie cadetta.
Birmingham perde quindi una delle quattro sue formazioni di Premier ma resterà comunque la seconda città più rappresentata dopo Londra, che per un West Ham che retrocede ritrova un Queens Park Rangers che mancava nella massima divisione da 15 anni. Con United e City finiti entrambi sul podio, però, è giustificabile l’indicazione di Manchester quale nuova capitale calcistica d’Inghilterra: era dal 1968 che non arrivavano entrambe così in alto (in quell’occasione il City vinse e lo United finì secondo) mentre l’unico altro precedente, risalente addirittura al 1908, aveva ricalcato esattamente questa stagione coi Red Devils primi e Citizens terzi. Tutto, però, indica che in futuro sempre più spesso potrà succedere.

 

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