Argentina: c’era una volta il Velez

di Andrea Ciprandi da http://andreaciprandi.wordpress.com/

C’era una volta il Velez. Il grande Velez. No, non quello di Bianchi che con lui in campo vinse il suo primo campionato nel ’68 e quando poi lo stesso Virrey si sedette in panchina, negli anni Novanta, fu tre volte campione d’Argentina e fra le altre cose una del Sud America e una del mondo battendo il Milan di Capello. No, nemmeno quello che col mitico portiere goleador Chilavert vinse il campionato del ’98 dopo che il paraguaiano aveva difeso i pali anche nelle tre precedenti edizioni vinte dal Club di Liniers, ma pure nelle trionfali finali di Libertadores, Interamericana, Supercoppa e Recopa oltre che a Tokyo. E neanche quello campione nel 2005, guidato da Miguel Angel Russo e forte del poi laziale Castroman e del fratello di un altro futuro biancoceleste, quel Rolando Zarate che già aveva vinto il titolo precedente.

Il Velez a cui mi riferisco è l’ultimo, perché la solidità del gruppo assemblato da Ricardo Gareca (attuale allenatore ed ex attaccante velezano esattamente come Carlos Bianchi) è tale da aver fatto meritare anche alla squadra di questi anni l’attributo di ‘grande’. Dal 2009, anno in cui il Tigre, com’è soprannominato, si è seduto sulla sua panchina, il Fortìn ha saputo conquistare due degli ultimi cinque campionati argentini corrispondenti ad altrettanti tornei corti, sfiorando anche il penultimo nonché la finale di Copa Libertadores nella cui edizione più recente il Velez si è fermato in semifinale complice un rigore insolitamente fallito da Santiago Silva. E proprio partendo dal Tanque possiamo analizzare il repentino smantellamento di una macchina quasi perfetta.
La nuova punta della Fiorentina, che solo qualche mese fa sembrava destinata al Boca Juniors, ha improvvisamente detto addio ai suoi compagni la scorsa settimana, giusto qualche ora prima di prendere la via dell’Italia per la seconda volta nella sua carriera – dopo essere già stato incluso nella rosa del Chievo dieci anni fa. Il tutto è stato possibile grazie alla clausola rescissoria del suo contratto. Questa operazione, oltre ad avere avuto ripercussioni interne, ha fatto esplodere in tutta Argentina l’ennesima polemica-fiume dato che è evidente come i Club di quel Paese spesso finiscano con l’essere smembrati da un giorno all’altro per pochi soldi, soprattutto in ragione della facilità con cui quelli europei possono pagare le somme necessarie a liberarne immediatamente i giocatori.
Il fatto è che, clausola rescissoria o meno, nel breve volgere di poche settimane il Velez ha perso i maggiori protagonisti della sua consacrazione a nuova grande del calcio argentino, se non addirittura a protagonista quasi assoluta di questo periodo storico in ragione della parabola discendente che ha preso l’Estudiantes e delle difficoltà che stanno attraversando, benché con risvolti diversi, le grandi per antonomasia e cioè River e Boca. Si tratta di giocatori che, tutti, hanno permesso al Fortìn di vincere i suoi ultimi due titoli, quelli targati Gareca. Prima dell’uruguaiano erano infatti partiti Ricky Alvarez, andato all’Inter, e Maxi Moralez, finito invece all’Atalanta.

Considerato anche che a gennaio il giovane e promettentissimo Jonathan Cristaldo era già passato al Metalist, praticamente quasi tutto il potenziale offensivo della squadra si è dileguato. E stiamo parlando, oltre che di un centrocampo tonico come pochi, di una prima linea che annoverava puntualmente attaccanti fra i più prolifici del Paese, con Silva addirittura capocannoniere l’anno passato – dopo esserlo stato anche nel Banfield campione dell’Apertura 2009. Non me ne voglia l’esplosiva ed esperta punta messicana Franco, ma dubito che il suo arrivo a Liniers possa essere sufficiente a togliere le castagne dal fuoco a un allenatore eccezionale e ormai radicatosi a cui ora però è chiesto di fare un vero miracolo mantenendo i suoi ai vertici.
Stando alle ultime vicende – e non a caso dopo la prima partita senza gol fatti coincisa alla prima del post Silva, oltre che Alvarez e Maxi Moralez, dopo una lunghissima serie di 26 consecutive nelle quali ne era stato realizzato almeno uno – è più facile che tutti al Velez, dai dirigenti ai tifosi passando per i calciatori, finiscano per doversi accontentare di fare le nozze coi fichi secchi: un ridimensionamento della squadra e delle sue ambizioni sembra inevitabile. Incredibile… impensabile solo due mesi fa. Sempre che, sfumato pure l’acquisto del bomber Stracqualursi, finito all’Everton, anche questa volta le infinite risorse del settore giovanile (magari Bella, Correa, Rescaldini o Vuletich) non riescano a rimediare all’ennesimo cambio di pelle di una grande, grande squadra sudamericana.

2 Commenti su Argentina: c’era una volta il Velez

  1. Davide Aiello // 1 settembre 2011 a 18:23 // Rispondi

    grande articolo, molto bello

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