Inter Nos 2

Pubblicato su San Siro Calcio, domenica 3 ottobre 2010

MA QUALE CRISI? –  E’ bastato prendere un gol al 92° a Roma in una gara dominata per larghi tratti perché si rispolverasse una parola che all’Inter non ricordavano più da anni, la parola “crisi”. Certo Cristian Chivu con la sua plateale intemerata non ha certo facilitato le cose, ma di problema tattico si trattava e è stato risolto nella sua sede naturale:  lo spogliatoio. Già all’intervallo all’ Olimpico per la verità dove il romeno è apparso molto più timido che in campo e Benitez molto meno accomodante che in campo. Chivu ha chiesto pure scusa ai compagni, ma è sempre meglio dirsele in faccia le cose, perché ogni squadra ha i suoi problemi.  L’Inter ne aveva tanti pure l’anno scorso, o vi siete dimenticati che fu la squadra, prima ancora di Moruinho, ad emarginare Balotelli nei due mesi decisivi della stagione? Come ha spiegato Esteban Cambiasso però, la squadra che alla fine vince è sempre quella che riesce a risolvere rapidamente i vari problemi nell’arco di una stagione. E lo sfogo di Chivu forse è pure servito a scoprire che l’Inter può anche giocare in modo diverso, con Eto’o completamente liberato da compiti di copertura e, anche per questo, più devastante che mai, come si è visto nel 4-0 col Werder Brema, il secondo stagionale dopo quello col Bari. Lì si è rivista l’Inter del primo tempo di Roma, già ammirata col Palermo e col Bari, ma con qualcosa in più, proprio perché c’era qualcosa in meno. Agli infortuni di Milito e Pandev Benitez ha infatti risposto con coraggio schierando ai fianchi del leone Eto’o le due giovani gazzelle Biabiany e Coutinho. Ma a differenza del regno animale, nell’Inter il Leone non si mangia le gazzelle ma corre e gioca con loro. E la crisi? Ma quale crisi, con l’Inter sempre in vetta e con la possibilità, vincendo stasera con la Juventus, di ritrovarsi esattamente come un anno fa, con 13 punti in 6 partite, come con Mourinho. Oggi c’è qualche infortunio in più, ma un gioco a prima vista addirittura più gradevole. Com’è andata a finire in campionato un anno fa lo sappiamo, esattamente come in Champions, dove invece Benitez è partito meglio dello Special One: anche qui dopo due turni l’Inter è già al primo posto nel girone insieme al Tottenham che affronterà a San Siro nella prossima partita.

GIOVANI NERAZZURRI CRESCONO – Nell’Inter Campione d’Europa Biabiany e Coutinho non sono due mascotte di peluche come un po’ frettolosamente li aveva bollati qualche sapientone, ma due boys che all’occorrenza possono dire la loro e in modo assai convincente, come hanno dimostrato nella notte di Champions. E dietro, di giovani ce ne sono altri, come Pasquale Natalino, esterno destro di difesa, che aveva già impressionato al Trofeo Tim di quest’estate e che col Werder sedeva in panchina. Poi il centrocampista nigeriano Obi Joel Chukwuma, classe 1991, subentrato a Stankovic col Werder giusto in tempo per avviare l’azione del 3-0 di Sneijder. Ovvio che i titolari al momento siano altri ma i giovani sono un patrimonio di valore inestimabile e forse neppure all’Inter posso prevedere i margini di crescita di chi alla prima squadra c’è appena arrivato. Benitez però ha dimostrato di avere le palle, lanciando insieme dal primo minuto in Champions Biabiany e Coutinho come sostituti di Milito e Pandev, due campioni d’ Europa, mica pizza e fichi. E intanto tra rientri e nuovi infortuni c’è da recuperare al più presto anche Davide Santon, rivisto a spezzoni nelle partite di Palermo e con il Werder. La fascia sinistra potrebbe finalmente tornare sua, anche per far respirare un po’ Chivu, così Benitez avrà finalmente un’alternativa di ruolo.

IL RE LEONE – Eto’o è semplicemente mostruoso. Lo dicono i numeri: è passato solo settembre ed è già a 15 centri, 11 con l’Inter e 4 in due partite col Camerun. Di questo passo Eto’o rischia di seriamente di sfondare il muro dei 30 gol prima di Natale. Con l’Inter 2 reti in Supercoppa Italiana, 5 in campionato e 4 in Champions League ed è già capocannoniere sia in campionato che in Champions dopo la tripletta al Werder.
Segna così tanto perché gioca più vicino alla porta, dice qualcuno, ma Eto’o non rinuncia mai a tornare a dar una mano al centrocampo. Intanto quando tornerà a pieno regime anche Milito potrebbero verificarsi sfracelli a catena in tutte le aree avversarie. Certamente oggi più di ieri l’inter di Benitez gioca palla a terra, un calcio che permette di sfruttare al meglio le doti naturale del Re Leone. E se pensate che Eto’o è arrivato all’Inter in cambio di Ibrahimovic e 50 milioni di euro in contanti…

LA JUVE – Quando la Vecchia Signora incrocia l’Inter è sempre derby d’Italia, anche se ai milanisti il luogo comune non piace, perché in questo modo li si esclude. La Juve in realtà è sempre la Juve, anche si giocasse a calciobalilla e sottovalutare quella di Delneri sarebbe delittuoso. Un errore che l’Inter ha commesso più volte negli ultimi anni, anche la scorsa stagione a Torino, con Mourinho in panchina, finendo sconfitta da un gol-capolavoro di Marchisio. La Juve di Gigi Delneri alterna turni di campionato in cui segna 4 gol ad altri in cui ne incassa 3. Avendone appena fatti 4 al Cagliari, stavolta ne dovrebbe prendere 3 dall’Inter, se si segue l’assurda logica del matematico della domenica. In realtà il calcio non è mai matematica, mai lo è stato e mai lo sarà. Eppure non si conoscono ancora bene le potenzialità di questa Juve e, soprattutto, quale possa essere il suo destino in campionato. Delneri, che ha subito messo le mani avanti circa il ruolo da competitor per lo scudetto, non è piaciuto ai tifosi bianconeri: a volte nel calcio la sincerità non paga, meglio spararle grosse, ché poi si è sempre in tempo a tornare indietro. Sulla carta la nuova Juventus non dispone di un attaccante da venti gol a stagione, eppure al momento ha il miglior attacco della Serie A. Credere che venga a San Siro come vittima sacrificale è pericolosissimo. Se l’Inter è tanto più forte lo deve dimostri sul campo, perché la Juventus in questa partita ci mette sempre qualcosa in più del semplice agonismo. Ci butta, in dosi massicce, quell’orgoglio bianconero, ancora ferito da Calciopoli, che ha spesso dato a questa partita significati che vanno ben al di là del pallone. E l’Inter non mai può distrarsi. Nemmeno per un attimo.

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