Inghilterra: Mancio City, primo anniversario

di Andrea Ciprandi da http://andreaciprandi.wordpress.com/

Il primo anno di Roberto Mancini sulla panchina del Manchester City è trascorso fra alti e bassi, luci e ombre, approvazione e perplessità.
L’ex tecnico dell’Inter è certamente il più italiano fra gli italiani che siedono su una panchina della Premier League inglese. Lo è più di Carlo Ancelotti, da cui è stato anticipato di là dalla Manica di qualche mese per gestire un gruppo consolidato le cui colonne portanti sono ancora Terry e Lampard, lanciati da Ranieri dieci anni fa. E’ più italiano anche dell’italo-svizzero Roberto Di Matteo, brillante manager del West Bromwich Albion che da tecnico si è formato in Inghilterra.
Mancini ha esordito sulla panchina del City il 26 dicembre 2009 e lo ha fatto con un risultato che nella sua positività più italiano non avrebbe potuto essere: 2-0 allo Stoke City dopo una partita dai ritmi bassi e pochi rischi corsi in difesa. Quest’analisi del suo primo anno alla guida dei Citizens parte proprio da quel Boxing Day e arriva a comprendere la recente sconfitta interna contro l’Everton, vera bestia nera del tecnico di Jesi avendolo battuto tre volte su tre e ultima squadra affrontata prima del 26 dicembre 2010. Oggi la squadra di Mancini naviga al secondo posto della Premier League a 2 punti dai cugini dello United (anche se avendo giocato due partite in più) e questo può indurre a pensare che possa realmente lottare per il titolo, ma una più attenta lettura dei numeri sembra indicare il contrario. Ogni stagione fa storia a sé, questo è vero, ma non si può prescindere da alcune considerazioni in rapporto all’andamento abituale della Prima Divisione inglese.
Da quando è allenato da Mancini, il City ha disputato 54 partite fra campionato, Coppe nazionali ed Europa League. Di queste ne ha vinte praticamente la metà (28) e pareggiate e perse in egual misura l’altra metà (13 e 13). I gol fatti sono stati 90 e quelli subiti 50, con la conseguente differenza reti di +40. Limitandoci all’andamento in Premier League, possiamo fare un bilancio corrispondente a un’intera stagione dato che le partite giocate sono state 39 fra edizione attuale e scorsa contro le 38 del calendario ufficiale. Anche qui, guardando al totale, praticamente la metà degli incontri è stata vinta (20) e l’altra metà resta più o meno equamente divisa fra pareggi (10) e sconfitte (9). Partendo dal presupposto che l’anno scorso il tecnico ha ereditato una squadra già formata, coi suoi pregi e i suoi difetti, mentre per il 2010-11 ha potuto forgiare il gruppo che ha voluto, è curioso notare come confrontando i numeri dell’ultimo torneo a quelli del torneo in corso l’equilibrio emerso dai dati complessivi riportati finora riguardi anche le 21 uscite in cui ha guidato i suoi nel 2009-10 (11 vinte, 5 pareggiate e 5 perse) e le 18 in cui li ha guidati nel 2010-11 (9 vinte, 5 pareggiate e 4 perse).
Calcolatrice alla mano, si può affermare che Mancini e il suo City siano da sempre decisamente regolari. Bisogna però anche riscontrare che questa regolarità difficilmente porterà lontano, almeno in campionato. Sempre con riguardo a esso, la media punti per partita ottenuta finora a cavallo delle due stagioni è di 1,79 mentre nel primo scorcio della Premier di quest’anno è scesa a 1,77. Chi ha vinto il campionato nelle ultime quattro occasioni, invece, ha sempre abbondantemente sfondato la quota dei 2. Il Chelsea di Ancelotti 2, 26 e nelle tre precedenti stagioni il Manchester United 2,36 nel 2009 e prima 2,28 nel 2008 e 2,34 nel 2007.
Se poi consideriamo i gol, quest’anno praticamente a metà campionato il City ne ha fatti 25 con una differenza reti di appena +10 che sale a +32 guardando a tutto il suo primo anno. I campioni inglesi dell’ultimo quadriennio, invece, con una partita giocata in meno avevano chiuso a +71, +44, +58 e +56. Anche il numero di sconfitte può essere un fattore, e negativo. Chelsea e Manchester United non avevano mai perso più di 6 volte mentre la squadra di Mancini è già a 4 ko.
Dove sta allora il limite di questo City? E’ possibile che il gioco orizzontale dettato dal manager italiano abbia conseguenze che vanno ben oltre l’estetica, finendo per compromettere l’efficacia della squadra oltre che far sbadigliare i tifosi, come spesso si vede? Non vincesse, infatti, questo gruppo corre il pericolo di essere attaccato anche in ragione della sua sterile anomalia rispetto al resto delle spumeggianti partecipanti alla Premier League, più o meno forti che siano.
Io credo che proprio la fase offensiva sia il tallone d’Achille dei Citizens. Da quando è arrivato Mancini, hanno sì concluso 15 partite di campionato senza subire gol ma in altre 11 occasioni, vale a dire quasi un terzo del totale, non sono riusciti a segnare e conseguentemente a fare più di 1 punto nel migliore dei casi. C’è di più. L’anno scorso la coppia Tevez-Adebayor aveva messo a segno 37 dei 73 gol fatti in Premier, con Bellamy e Sean Wright-Phillips che ne avevano fatti altri 14. Quest’anno invece sotto l’esclusiva guida del Mancio esiste un unico bomber: è l’argentino, che da un lato non ha più un vero partner e dall’altro è stato autore da solo di ben 10 delle (sole) 25 reti realizzate dalla squadra al 26 dicembre 2010. Questo dato evidenzia come non ci siano sufficienti alternative offensive a meno che Balotelli e Jo, gli altri due attaccanti su cui fa conto Mancini, non prendano e mantengano un buon ritmo… Chissà poi cosa succederebbe se Tevez se ne andasse…
Per concludere, c’è da chiedersi se il modello italiano sia esportabile in Inghilterra e quindi se un suo rappresentante quale Mancini è abbia reali possibilità di vincere lassù. Si diceva di Ancelotti e Di Matteo, nessuno dei quali attualmente è un fedele interprete del calcio nostrano. Mancini, al contrario e a differenza soprattutto di Ancelotti, col quale condivide una formazione tecnica italianissima ma non l’opportunità di restare fedele a una linea vincente e preesistente, ha avuto la possibilità di plasmare una squadra a proprio piacimento. L’occasione era troppa ghiotta per perderla, soprattutto visti i finanziamenti della proprietà. Così, allestita una solida difesa, ad occuparsi della fase offensiva il nostro tecnico ha chiamato i vari Silva, Balotelli, il fluidificante Kolarov, Vieira e Milner, che sono tutti molto forti e in grado di praticare il suo calcio. Sono però giocatori alcuni di matrice continentale e altri poco rapidi, e allora non stupisce che al di là della piazza d’onore che sta momentaneamente occupando il City stia andando bene in Europa, dove c’è varietà di calcio, ma non abbia invece ancora messo insieme numeri rassicuranti per il futuro nella dinamica Premier, le cui squadre macinano gioco e metri di campo tutte indistintamente, novanta minuti su novanta, procurandosi numerose occasioni. Mancini, insomma, potrebbe scoprire che l’Inghilterra resta una storia a parte, un’isola quasi inattaccabile e non felice.

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