Mourinho e i casini nerazzurri

Malgrado l’abbia già espressa almeno una decina di volte in TV, mi si continua a chiedere un’opinione sulla strigliata che Mourinho avrebbe dato ai suoi all’indomani di Atalanta-Inter. Sarò franco, per quanto mi accorga che trattare il calcio con ironia e buon senso venga preso a volte come eccessivo interismo, a volte addirittura come anti-interismo, a conferma della tesi di molti miei colleghi che, cestinando direttamente quello che ricevono, insistono perché faccia anch’io lo stesso. Chiarisco per l’ennesima volta che non ho mai avuto le fette di salame nerazzurro sugli occhi. Se questa mia peculiarità non piace, ci sono tanti siti estremisti a cui rivolgersi e non capisco perché certa gente, di ogni colore calcistico, insista per avere una mia opinione. Non cerco il consenso, ma offro un’opinione che vale come tante altre, perché questo sito, che porta il mio nome, è nato per me e per le mie passioni: i viaggi ’round the world, il giornalismo non solo sportivo, l’ironia con cazzeggio a 360° e la grande Inter è solo una parte del sito, non la ragione del sito. Vicenda Mourinho: conosco superficialmente la collega che per prima ha rivelato il retroscena e non credo se lo sia inventato: non mi pare proprio il tipo. Il fatto che poi lo scoop sia stato ripreso da altri invita a pensare che ci siano state ulteriori verifiche. Io, quando non ho elementi, mi limito ad analizzare e non offro verità assolute. Mourinho a volte perde la brocca, è anche il suo fascino, e Mancini non era poi così diverso. Se a Bergamo, dopo la più brutta sconfitta della sua gestione, si è espresso in termini così duri, è perlomeno credibile che nello spogliatoio sia andato giù ancora più pesante. Osservo che il termine ‘segreteria’ mi pare effettivamente attribuibile nella circostanza ad uno straniero colto che abbia studiato l’italiano e, guarda caso, il vocabolario di Mourinho è senz’altro buono ma non ancora perfetto: ‘segreteria’ per lui potrebbe valere ‘commissario’, ‘commissione’ o ‘palazzo’. A me la parola ‘segreteria’ fa sorridere: mi ricorda i tempi della scuola. Quando facevo casino mi sbattevano in segreteria che era l’anticamera dell’ufficio del Preside. Ma, riflettete un attimo, Mourinho potrebbe anche aver più o meno detto: “se giocate come a Bergamo date ragione a coloro che vi denigrano e che dicono che finora non avete vinto nulla!” Magari la frase era all’interno di un contesto più ampio, dove un semplice ‘se’, come capite bene, cambia completamente il senso della frase. Non ho certezze al proposito: è solo una mia ipotesi, perché mi risulta che, al di là del paragone col predecessore che puntualmente lo infastidisce, Mourinho non si è mai permesso di mettere in dubbio né la storia dell’Inter né tantomeno le sue vittorie certificate dall’Albo d’Oro. Che poi la cosa sia uscita dallo spogliatoio è certamente grave, ma accade sovente che in un gruppo di trenta giocatori e venti componenti dello staff tecnico qualcuno si lasci sfuggire qualcosa di troppo. E’ sempre accaduto e non solo all’Inter: un pomeriggio di qualche anno fa un allenatore dell’Inter mi telefonò furente perché avevo rivelato in TV un discorsetto che lui aveva fatto nel chiuso dello spogliatoio poche ore prima. Non ho mai rivelato la mia fonte e un giornalista non è tenuto deontologicamente a rivelare le sue, a meno che, giungendo davvero in tribunale dopo una querela di parte, il giudice non obblighi il convenuto. Ma questo succede solo nell’ambito di indagini su reati penali, di terrorismo o di particolare gravità. La collega non rivelerà mai la sua fonte e Mourinho, se si è sentito leso nella sua immagine, ha fatto bene a dare un segnale molto forte. Che tutto ciò venga usato dai nostalgici dell’era pre-Calciopoli come argomento non solo non mi disturba, ma mi fa scompisciare dal ridere, al punto che suggerisco alla difesa di chiamare anche Mourinho con i 498 testimoni al processo di Napoli. Eppure l’ultima volta che Mourinho si era espresso sulla Juve e sul suo allenatore Ranieri, dandogli del 70enne, non avevo riscontrato tanta simpatia. E infine la cosa più importante: se tutto ciò si rivelasse alla fine utile al tecnico e ai suoi in campo? Domani sera è solo il primo assaggio.

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