Eto’o, Ibra e i soliti commenti

Una mattina di luglio, aeroporto di Milano Malpensa. Arrivo dopo 21 ore di triplo volo dall’Australia, via Hong Kong e Roma, e in trenta secondi mi accorgo di essere, ahimè, rientrato nel paesello. Uno brizzolato mi fissa e mi riconosce: “Uè Luca, mi sun’t de l’Inter – attacca – ma l’è finida la festa. Sensa l’Ibra, il Moratti la finì de rìd! Il negher l’è minga bun!” (per i non milanesi: caro Luca, io sono interista ma la festa è finita. Senza Ibrahimovic, Moratti ha finito di ridere. Eto’o non è un gran calciatore!). Certe volte devo fare uno sforzo sovrumano per resistere alla subdola tentazione di un ‘vaffa’ liberatorio, ma poi perso che la bellezza del calcio parlato sta proprio nel fatto che ognuno può raccontare quel che gli pare. Però, correggetemi se sbaglio. Per tre anni si è scritto e detto che Ibra è forte coi deboli ma debole coi forti. Anche se ha vinto sul campo sette campionati di fila, due in Olanda e cinque in Italia, tra regolari e revocati, per qualcuno non è un fuoriclasse, visto che in Champions League non ha mai inciso. Mi rivolgo a quegli interisti ai quali non va mai bene nulla, senza nemmeno prendere in considerazione i divertenti commenti dei non interisti, comprensibili, visto il momento storico. Anch’io, quando avevo in rosa Montanari e Angelo Orlando, mi dilettavo, si fa per dire, a questionare su Gullit e Van Basten. Da tempo però si magnificano i centravanti, tra cui Samuel Eto’o, capaci di fare la differenza in Europa. Quelli che la Champions ce l’hanno nel sangue, mica come Ibra, che vincerà pure gli scudetti, ma fa reparto da solo e cannibalizza i compagni. Ibra, dicono i detrattori, spezzerà pure le reni a Parma e Siena ma alla sola vista di Manchester o Liverpool se la fa sotto. Eto’o invece ha deciso due finali di Champions League e in cinque anni è diventato il terzo cannoniere di sempre nel Barcellona: 130 reti in 200 partite distribuite in un quinquennio. Solo César Rodriduez nell’immediato dopoguerra e il mitico Kubala negli anni ’50 hanno fatto più gol di lui, ma in una carriera ultradecennale. Eto’o ha conquistato due Champions League firmando con i suoi gol entrambe le finali con Arsenal e Manchester United, ha vinto un’Olimpiade e trofei vari, anche a titolo personale. Insomma Eto’o è l’uomo delle finali, sempre che l’Inter ci arrivi e adesso che è dell’Inter non va bene? Vedremo se farà meglio di Ibra nell’Inter ma anche se Ibra riuscirà ad almeno ad avvicinare i numeri di Eto’o nel Barcellona, considerando che tra tre anni magari sarà già stufo anche della Spagna. E sempre a Malpensa, mentre esco con i bagagli, eccone un altro: “Rossi – parte in tromba – diglielo al Moratti, ci vogliono più italiani all’Inter. Servono Rooney e Aguero!” Italianissimi, naturalmente! Certi interisti se non ci fossero, bisognerebbe inventarli!

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