Pensieri di Champions

pensieri08Cari rivali, invidiosi e ‘vedove’ di Calciopoli, torna la Champions, il vostro momento preferito, da gustare fino in fondo! Sepolto in soffitta il coro ‘non vincete mai’ che valeva per tutto, c’è già chi è pronto a intonare la cover d’antan ‘non vincete mai, in Europa’. Può essere, ma mi scuserete se io appartengo alla vecchia scuola, quella che sa ancora assaporare i propri successi e non li misura con con quelli altrui. Certo, l’Inter tornare a vincere al più presto una Champions, ma se anche dovesse confermarsi alla grande, come sta facendo, in campionato, io me ne vado in vacanza nei miei Stati Uniti beato e contento! Forse qualcuno, soprattutto tra gli interisti, ha dimenticato troppo presto il periodo di vacche magre 1990-2005, con tre ottime Coppe Uefa e nient’altro, ma io mi occupo di Inter dalla fine anni ’80 e ho vissuto sulla mia pellaccia delusioni a ripetizione, ma anche la gioia di ogni singolo trofeo. Il campionato in particolare, quello che ad altri fa tanto schifo, dura la bellezza di nove mesi! Nove mesi in cui gli interisti sono i bauscia, a volte insopportabili, lo ammetto, e gli altri i rosiconi al limite della tenerezza! E nove mesi sono lunghi, porca miseria! Certo poi arriva la fase finale della Champions, cinque partite al massimo, e la musica può pure cambiare ed è giusto che sia così! Mi fanno sorridere, al limite della compassione quelli che, a proposito dell’Inter dicono che all’estero nessuno fa caso al o scudetto. Questi di regola si sono spinti al massimo a fino Gorgonzola, perché io, che all’estero ci vado da anni per passione prima che per lavoro, posso decisamente smentire questa enorme cazzata! Lo scorso Capodanno stavo in Giappone e nessuno mi ha invitato a conferenze sul Milan fresco vincitore dell’Intercontinentale. Sarà che i giapponesi hanno cose più importanti a cui pensare, tipo inventare un ferro da stiro da viaggio largo tre dita, che io ho naturalmente acquistato e che, vi giuro, funziona da dio! Vado a Londra cinque volte all’anno e a New York almeno un paio, ma nessuno, sapendo che sono di Milano, mi ha mai parlato di Champions League, al massimo del Mondiale vinto dalla Nazionale di Lippi! Ho visitato in lungo e in largo l’Anfield Road di Liverpool accompagnato da un addetto molto gentile che mi ha domandato perché chi si mena allo stadio da noi non va nemmeno in galera. Sarà che non frequento le persone giuste, e infatti i miei amici all’estero pensano al calcio come ad un minerale, o al limite come ad uno sport dove si applaude chi vince. Per la legge dei grandi numeri però l’Inter prima o poi arriverà in fondo anche in Champions, e allora che si dirà per offenderla? Vi ricordate quando si diceva che non avrebbe mai più vinto il campionato? Acqua passata! Ora rischia di vincerne due di seguito e non dico tre, altrimenti chi soffre della Sindrome di Calciopoli finisce alla Neurodeliri! Con questo, mica metto le mani avanti: anzi affermo con convinzione che l’Inter è ben più forte del Liverpool, che con il Milan resta la miglior squadra di Champions nell’ultimo triennio con una finale vinta e una persa. C’è un unico precedente con i reds: il doppio confronto epico nella semifinale di Coppa dei Campioni 1964-65, con l’Inter di Herrera sconfitta ad Anfield Road 1-3 e poi vittoriosa a San Siro per 3-0 con il gol di rapina più famoso della storia del calcio, quello dello spagnolo Joaquim Peiró ai danni del portiere inglese Thomas Lawrence. Oggi l’Inter in due partite ha il dovere di eliminare il Liverpool! Anzi, dirò di più, l’Inter ha tutto per vincere la Champions, anche se poi non sempre la vince la squadra più forte, ma la formazione capace in quel periodo preciso di ottenere il massimo da ogni sua risorsa. E questo a volte accade anche nella complicità vincente di un complesso di circostanze difficilmente programmabili proprio per una manciata di partite: quelle più dure sono al massimo 5 nello spazio di qualche settimana e non 38 in nove mesi come in campionato.

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