1UCL: Fenerbahçe-Inter 1-0

La bruciante sconfitta con figuraccia dell’Inter a Istanbul ha diverse spiegazioni, tutte legittime. Dai cinque titolari in campo con seconde linee non all’altezza all’impaurito approccio alla gara, che ha portato l’intera squadra a rinculare fin dall’avvio. E quando si gioca con la tensione addosso, giocoforza si piglia pure l’euro-gol di un certo Deivid. In ogni critica c’è del vero, compresi il basso rendimento oltreconfine di Ibrahimovic, la timidezza di Suazo e la scarsa vena di Stankovic. La cosa più preoccupante però non è il bis con figuraccia all’esordio europeo, ma la gestione negativa della sconfitta da parte dell’intero ambiente, tifosi compresi. La vera differenza tra Milan e Inter, soprattutto in Europa, sta proprio qui: ad Istanbul il Milan ha lasciato una Champions già vinta, ma cinque minuti dopo aveva già riconfermato in blocco tecnico, squadra e filosofia di gioco, mentre l’Inter, ad ogni sconfitta europea, pare avvitarsi su se stessa rimettendo tutto in discussione. E così tra i tifosi capita pure di sentire che questa era la partita di Recoba o rimpianti per Adriano, a conferma che quando gira male gli assenti hanno sempre ragione. Invece quando l’Inter gioca da cane per dieci undicesimi è inevitabile perdere anche dal Fenerbahçe del grande Zico. Julio Cesar è l’eccezione positiva che ha evitato un passivo peggiore. A perdere a Istanbul è stata la squadra, non certo i tifosi, ma voglio ribadire che la gestione della sconfitta a volte è più importante di una vittoria, senza contare il solito avvilente gioco al massacro con il Mancio unico bersaglio. Anzi, Mancini ha varato una formazione volutamente prudente nella quale Zanetti aveva il compito di dare un occhio all’esordiente Rivas e Solari di offrire la maggior copertura possibile. Le serataccia di Ibrahimovic e di Stankovic e le difficoltà di Samuel, mai in anticipo o in stacco aereo, le sue specialità, a riprova di uno stato di salute pessimo, hanno ulteriormente complicato le cose. Istanbul però è solo la prima tappa europea e il vero problema al momento non è il passaggio del turno in un girone abbordabile, ma la tenuta mentale della squadra che, appena varca il confine, anche per andare a Chiasso, si scioglie come neve al sole. Vivere la Champions come un’ossessione, come accadeva fino a qualche tempo fa pure in campionato, rischia di caricare di nervi l’ambiente già a settembre. Certamente c’è un problema ‘Europa’ per l’Inter, ma non è facendola a pezzi che si migliora. Sognare il disoccupato di turno, Capello e ora pure il dimissionario Mourinho, significa non sapere che le squadre che vincono spesso sono proprio quelle che cambiano meno tecnici e giocatori, ma il becero mica ci arriva! Grazie al cielo, certa gente conta meno di zero nelle scelte di una grande società, sempre ammesso che l’Inter voglia esserlo.

350 milioni di euro. questa l’offerta che Massimo Moratti troverà scritta in una busta nei prossimi giorni per cedere il suo pacchetto di azioni dell’Inter. L’uomo più ricco dell’Asia è un cinese di Hong Kong, Li Ka-shing, con un patrimonio personale di oltre 23 miliardi di Euro, ben superiore ai 18.7 miliardi di Abrahmovic, addirittura quasi il doppio dei 11.8 miliardi di Silvio Berlusconi. Li Ka-shing, che negli anni ’50 vendeva fiori di plastica ad Hong Kong, oggi è titolare titolare di compagnie produzione di telefoni cellulari, aziende petrolifere, fortune immobiliari, aziende produzione e vendita di energia elettrica e della maggioranza di Hutchinson Wampoa, gigante delle telecomunicazioni e proprietaria dell’operatore italiano 3. Preso atto che l’Inter da qualche tempo l’inter è la squadra più famosa in Cina, Li ka-shing ha incaricato i suoi consulenti di determinarne il valore, che sarebbe di 400 milioni di euro. Il magnate di Hong Kong è pronto a offrire a Moratti 350 milioni di euro più 150 per la prossima campagna acquisti con Ronaldinho come fiore all’occhiello della prossima campagna acquisti. Con il nuovo corso, lo staff dirigenziale dell’Inter diventerebbe tutto cinese, con un unico dirigente italiano esperto di mercato. All’indiscrezione rimbalzata dall’Estremo Oriente la risposta è semplice: Moratti non venderà mai l’Inter, a meno che non ne sia costretto da ragioni al momento inattuabili e in ogni caso non la lascerà mai in mani straniere, men che meno non europee. Quanto alla presunta offerta di 350 milioni di euro, vi invito ad andare a consultare la pagina ‘Inter di Moratti: mercato, allenatore e risultati’ in home page. Scoprirete che dal suo arrivo a oggi Massimo Moratti ha investito nell’Inter solo per quanto riguarda gli acquisti dei calciatori 608 milioni di euro, con un saldo negativo di 220 milioni, a fronte dei 387 incassati dalle cessioni dei calciatori. In questa somma non è però compreso null’altro, ossia le spese per la gestione ordinaria e straordinaria dalla società, il corpo dirigenziale, impiegatizio e tecnico e gli ingaggi delle centinaia di calciatori assunti dall’Inter dal ’95 ad oggi. E secondo voi Moratti dovrebbe scomporsi per un’offerta di 350 milioni di euro? Forse ne servirebbero almeno il triplo e solo per cominciare a discutere.

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