Più realista del re!

Vittorio Emanuele, pretendente (?) al trono d’Italia, è un personaggio che ho sempre detestato. Da appassionato di storia del XX secolo ed in particolare dei due conflitti mondiali, non posso negare di essere stato sempre piuttosto incazzoso sul tema della fuga codarda del re Vittorio Emanuele III a Brindisi dopo l’armistizio del ’43, con un Paese lasciato in balia della geurra civile. Ho sempre sperato che nessun Savoia, come pena del contrappasso, rimettesse mai piede in Italia, ma nel luglio 2002, un eccesso di revisionismo buonista diede un colpo di spugna alla nostra storia consentendo all’ultimo Vittorio Emanuele vivente di poter rivedere l’Italia, cosa che per me avrebbe dovuto continuare a fare in tv o nelle cartoline illustrate fino alla fine dei suoi giorni. Quanto è lontano questo mancato sovrano dai suoi avi, da Carlo Alberto a Vittorio Emanuele II, che bene o male fecero l’Italia, e quanto è pericolosamente vicino al suo nonno Vittorio Emanuele III, disonore d’Italia! In questo Paese non ci facciamo mancare nulla di quello che non serve, e così abbiamo anche qualche monarchico nostalgico dei tempi in cui ci si riveriva con l’inchino. Ma per capire davvero quando è dovuto il rispetto ad un Re o una Regina, consiglio il libro ‘Dio ci salvi dagli Inglesi…o no!?’ di Antonio Caprarica, dove emerge impietosa la differenza di calibro tra Elisabetta II d’Inghilterra ed il nostro buffissimo sovrano di nulla. Aggiungendo al libro di Caprarica la lettura dei quotidiani di questi giorni, si ha un quadro assolutamente nitido sul perché qui da noi, a differenza dell’Inghilterra, non sia ipotizzabile nemmeno per scherzo una forma di Stato diversa da quella Repubblicana. Anzi, dopo l’arresto dell’ultimo Vittorio Emanuele per una patetica storiaccia di sfruttamento della prostituzione, verrebbe da rispedirlo oltre confine a calcioni! La sua collezione di vergogne dal dopoguerra ad oggi è interminabile, come quando nell’agosto ’78 all’isola di Cavallo uccise con una fucilata il giovane austriaco Dirk Hamer e si giustificò dicendo che gli era scappato un colpo. Uscendo incredibilmente assolto dal tribunale di Parigi, il nostro ebbe pure il coraggio di dire: «I giudici francesi hanno stabilito che non ho fatto nulla, anzi, che non è successo nulla». O come quando affermò che le leggi razziali del periodo fascista volute anche da suo nonno non erano poi così dure. Come non bastasse, il pretendente al trono d’Italia non ha nemmeno la padronanza della lingua del Paese sul quale vorrebbe regnare e crede ancora di essere l’erede dei grandi Savoia. Un po’ anche per colpa nostra che a volte abbiamo riempito il vuoto dei TG d’agosto assecondando il suo desiderio di ritorno in Italia. Spigolando sui quotidiani politici di questi giorni, troviamo solo conferme. Se davvero nel referendum del 1946, dove il popolo italiano fu chiamato a scegliere tra monarchia e repubblica, ci furono brogli, consideriamoci per una volta baciati da Dio o dalla fortuna, perché oggi leggiamo di un sovrano di cui vergognarci davvero, un po’ pilota da strapazzo, un po’ pistolero, un po’ puttaniere per sé e per altri, e pure a pagamento. Senza contare decine di aneddoti sul nostro da pisciarsi addosso dal ridere. Eccoli. Quando annunciava il programma da principe, scriveva al ‘signor Pertini’, non riconoscendolo Presidente della Repubblica: «Voglio fare qualcosa per la mia patria: aiuterò le piccole imprese». Non a caso l’hanno arrestato per truffa ai danni di piccoli imprenditori e sfruttamento della prostituzione. Una volta la principessa Maria Gabriella non lo invitò a una festa campestre, e lui bombardò di pomodori gli invitati da un piccolo aereo. Che birbante! Alle nozze del principe Felipe di Borbone si scazzottò con il cugino Amedeo, descritto più intelligente, ma non mi pare un complimento. Quando la madre Maria José gli descrisse la Ferrari del fratello Leopoldo del Belgio, lui per impressionarla guidò a 250 all’ora sull’autostrada per Reims, questa volta senza accoppare nessuno, grazie al cielo! In compenso per la sua provetta abilità di pilota è una celebrità presso i migliori sfasciacarrozze d’Europa! Di attività un po’ più serie del nostro non v’è traccia, a meno che non si voglia piangere: affari, mediazioni, traffici d’armi, ipotizzò il giudice veneziano Mastelloni e l’immancabile incontro con Licio Gelli, per cui nelle liste P2 ecco comparire ‘Savoia Vittorio Emanuele, casella postale 842 Ginevra, tessera numero 1621′. Ora che è in carcere, e non è la prima volta, penserà che l‘Italia non ha mai risparmiato offese ai suoi gloriosi avi, che pure l’avevano fatta, ma gli converrebbe essere più realista del re!

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