Germania ’06/Usa: dilettanti allo sbaraglio

Riecco gli USA del soccer e non del football, perché al di là dell’Oceano la parola ‘foot’, piede, è già stata ‘usurpata’ da tempo da un altro sport nel quale si usano soprattutto le mani. Per le femminucce e per i maschietti fino ai 13 anni il calcio negli Usa resta lo sport più popolare, poi gli yankees si sparpagliano tra basket, baseball, hockey su ghiaccio e football, appunto. Certamente gli Usa dello sport professionistico non sono un ‘moloch’ monoculturale e, anzi, oltre oceano, il soccer sgomita con fatica per ritagliarsi spazio e seguito. Lo sa bene Bruce Arena da Brooklin, antenati calabro-campani, che proprio per questo ha provato ad alzare i toni della partita con l’Italia con metafore belliche un tantino fuori luogo. A ruota i suoi ragazzi: “Per noi il Mondiale di calcio equivale ad una guerra” – ha affermato l’attaccante Eddie Johnson che viene da Kansas City, dove avrebbe voluto vivere il Nando Mericoni di Alberto Sordi. In realtà gli yankees amano la nostra Italia spaghettara anche più di noi e ogni stratagemma è buono per attirare un po’ di attenzione su una Nazionale che finora è stata l’ombra di quelle degli ultimi tre Mondiali, forse ancora più scarsa della squadra di Bob Gansler, sconfitta dagli azzurri a Italia ’90 grazie ad un gol di Giannini. L’altro precedente tra italiani e statunitensi in un Mondiale si perde nella notte dei tempi: correva la Coppa Rimet dell’anno 1934 e l’Italia di Vittorio Pozzo dilagò 7-1. Insomma di questi tempi gli yankees è meglio si diano ai loro tradizionali sport, basket, hockey, baseball e football, quello con le mani però. Poi, come sempre, uno degli aspetti più affascinanti nel calcio sta nella smentita sul campo del pronostico scontato, ma se questa Italia dovesse davvero perdere con questi USA, sarebbe giusto per Lippi e compagnia prenotare già i biglietti aerei di ritorno!

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