Dal 5 al 25 maggio, storie di paura…

tempocottura05Questo, lo dico subito, non è un sito per beceri, ma per chi ama discorrere di calcio, dichiarando pure la sua simpatia ma senza scadere in coglionaggine. La finale di Champions League è l’atto più importante del calcio europeo per clubs e tutti hanno diritto di parlarne. Non aspettatevi da parte mia in questa sede becerismi vari, ma la solita buona dose d’ironia. Io detesto i beceri, di qualsiasi colore e, mentre a QSVS va in onda uno show dove ci può stare quasi tutto, qui decido io e solo io. Dopo aver rivisto due volte la partita più incredibile della storia dell’intera Champions League concludo che il calcio sa essere incredibile. Una squadra come il Liverpool a logica non può mai rimontare tre gol ad una come il Milan, e invece… Assurdo, ma vero. Come è assurdo che sia stato proprio Shevchenko a sbagliare il rigore che ha tolto la Coppa al Milan, quando due anni fa nello stesso modo l’aveva regalata a Manchester. Come è assurdo che la Juventus sia stata ‘vendicata’ ai rigori proprio dal Liverpool, e non c’è bisogno di pensare all’Heysel per capire quanto sappia essere beffardo il calcio! Questa data, il 25 maggio, entrerà nella galleria degli eterni sfottò tra tifoserie come la serie B, la cantilena “Non vincete mai!” e il 5 maggio, che al quadrato, ironia della sorte, fa proprio 25! La prima cosa che mi è venuta in mente dopo aver visto la festa degli inglesi è stata che avrei voluto vederci l’Inter a Istanbul! Il Liverpool ha dimostrato che, se si crede davvero in se stessi, nulla è impossibile. Nulla! Il Milan resta tatticamente e tecnicamente superiore ma, ad un certo punto, è stato attanagliato da due sentimenti negativi che l’hanno abbattuto: prima l’eccessiva sicurezza che innesca la presunzione e la conseguente sottovalutazione del pericolo, poi, alla prima difficoltà imprevista, ecco la paura, il terrore di non riuscire ad essere se stessi. Cosa che per la verità alla squadra di Ancelotti succede da qualche tempo. Da quando il Milan ha cominciato a credersi più forte di tutti, ha perso tutto. Ma contro la paura in campo non c’è rimedio: non c’è allenatore, anche se ora tutti si scagliano contro Ancelotti, non c’è cambio tattico e tecnico, non c’è medicina, se non quella di riuscire, non si sa come, a scacciarla via con la stessa rapidità con cui è arrivata. Ma spesso il tempo di una partita non basta. La paura l’ho vista negli occhi dei giocatori dell’Inter il 5 maggio e non c’è stato verso di uscirne. E la paura di una squadra diventa il coraggio dell’altra, alla quale, di colpo, riesce tutto facile. Chi ha fatto sport lo sa: è il cosiddetto ‘braccino del tennista’ o, se preferite la ‘paura di vincere’, una delle cose più temute ad alto livello agonistico. Paura di vincere, chissà poi perché, visto che alla fine si perde. liverpolli05Certo la rivelazione di Djimi Traore è assolutamente credibile: “Ci ha caricato” – ha raccontato il difensore francese del Liverpool – “Sentire i milanisti che all’intervallo cantavano nell’altro spogliatoio come se avessero già vinto la Coppa!”. Il Milan nega e si è pure offeso, ma non è questo il problema. Certo conoscendo un po’ Maldini e Costacurta mi pare difficile che qualcuno dei rossoneri nell’intervallo possa aver anticipato la festa, ma Traore ed Alex Miller, il vice di ‘Rafa’ Benitez, sono sicuri di aver sentito bene. Nulla comunque sarebbe cambiato, senza la paura, quella strana sensazione che, senza motivo, può prendere ognuno, soprattutto quel pensiero fisso che si possa rovinare tutto senza una logica. E così è stato. E, naturalmente, tra juventini in astinenza da Champions League e interisti memori degli sfottò post 5 maggio, ora e chissà per quanto ancora, è un florilegio di vignette sarcastiche. Qualcosa di carino però c’è e ve lo ripropongo volentieri, perché l’ironia, nel bene o nel male, per me resta sempre la colonna sonora della vita.

4 Commenti su Dal 5 al 25 maggio, storie di paura…

  1. Pietro Virgillito, Bollate (MI) // 21 gennaio 2010 a 11:58 // Rispondi

    Prima che iniziasse il match ero convinto che per il Milan sarebbe stato molto difficile portare a casa la coppa, non per scaramanzia ma per motivi tecnici.
    Mi dicevo “se il Liverpool riesce a non prendere goal per i primi 20 minuti ce la può fare benissimo e più passa il tempo più sarà difficile per il Milan”.
    Questo perchè il Liverpool è l’unica squdra in europa a praticare quel calcio che colpisce questo grande Milan nel suo tallone d’Achille , ovvero l’equilibrio.
    La squdra di Benitez costringe qualsiasi avversario ad avanzare eccessivamente se vuole giocare la partita a danno delle difese lente. Hai notato come nel secondo tempo Pirlo invece di giocarla davanti alla difesa era spesso oltre il centrocampo? Lo facevano arrivare fino a li e poi lo aggredivano i centrocampisti e una punta da dietro (rivedersi Juve-Milan di due anni fa: scula Nedved!
    E invece?
    Invece il calcio è strano e il Milan segna subito, i giochi saltano, il Liverpool avanza, e si fa massacrare dalle accelerazioni di Kakà negli spazi.
    Ecco, il Milan era superiore sul piano tattico in quel momento perchè era in grado di sfruttare il vantaggio, non era superiore sul piano delle individualità.
    La mia impressione era però confermata nel secondo tempo, non tanto per il recupero (inimmaginabile) ma per la superiorità psicofisica degl inglesi che ha messo a soqquadro il Milan in dieci minuti.
    Che poi in questi 10 minuti sia riuscito a fare 3 goal (compresa papera di Dida sul 2°) queste sono le casualità del calcio, ma non cambia il motivo tecnico tattico della sofferenza.
    Tutto ciò per dire che non esistono moduli o squadre perfette: il Milan ha avuto la “fortuna” di trovare quadre come l’Inter, Manchester, Psv che hanno come unico motivo tattico l’imposizione del gioco nella metà campo avversaria.
    Per assurdo ritengo infatti che i Reds avrebbero avuto più difficoltà a battere l’Inter che il Milan.
    Ti ringrazio per l’atttenzione mi scuso per la prolissità ma mi rivolgo a te in quanto è sempre più difficile eviare i discorsi da bar e trovare un interlocutore serio sul piano tecnico.

  2. Paolo Consuma, Milano // 21 gennaio 2010 a 11:59 // Rispondi

    Sono milanista e ho letto al solito con piacere il tuo editoriale. Questa non è la prima coppa dei campioni persa in finale. Di conseguenza, maggio per noi è stato più volte mese infausto. La sindrome di La Coruna ormai pesa in maniera non più sopportabile, ecco cosa sinceramente penso. L’unico modo di esorcizzarla è…..purtroppo, con tutto l’affetto, la stima, la simpatia, rimuovere Carlo Ancellotti. So che è da ‘Interista’ un ragionamento del genere, ma vorrei sapere cosa si è detto nello spogliatoio del Milan, tra il primo ed il secondo tempo? Non è la ricerca di un capro espiatorio, ma come si può nel giro di sei minuti, farsi rimontare tre reti? Questi black out sono ormai troppo frequenti. E’ passato Sacchi, don Fabio, secondo me anche il buon Carletto. Con simpatia e stima
    Paolo

  3. Gianluca Vassallo, Palermo // 21 gennaio 2010 a 12:00 // Rispondi

    Ciao Gian Luca, ti scrivo da Palermo e sono un affezionato lettore del tuo editoriale, e proprio per questo vorrei sapere il tuo parere in merito a quella che io chiamo la ‘sindrome di La Coruña’ e mi spiego meglio: dopo il sonoro 4-0 l’anno scorso in casa del Deportivo, i milanisti e soprattutto Ancelotti dissero che si era trattato solo di un episodio. Ma quest’anno a me sembra che solo la innegabile fortuna che ha caratterizzato la stagione del Milan sotto forma di quel colpo di testa di Massimo Ambrosini all’89 sia riuscito a salvare il Milan da una vera, a mio avviso, possibile figuraccia. Detto ciò arrivo al dunque: credi sia possibile che i demoni di La Coruña che già si erano manifestati ad Eindhoven, possano avere tagliato le gambe ai giocatori del Milan in quei 6 minuti di follia? P.S. Infine ti chiedo: se la risposta è si, credi che il ciclo del Milan sia finito? Anche noi purtroppo dopo l’infausto 5 maggio del 2002 non ci siamo più ripresi, la storia insegna…

  4. Davide Rizzi, Milano // 21 gennaio 2010 a 12:05 // Rispondi

    Ciao Gian Luca, so che in questi giorni ti sarai anche rotto le scatole di dover commentare la finale di Champions, ma sei uno dei pochi giornalisti sportivi a cui scrivo volentieri email per confrontarsi e parlare di calcio.
    Quello che è successo mercoledì è incredibile, la ferita che questa squadra ha saputo regalarmi non la dimenticherò mai, e segnerà sempre la mia vita di tifoso (solo di tifoso, per carità).
    Le gravi colpe sono di tutto un gruppo che dai suoi maestri Sacchi in panchina, Donadoni, Evani, Baresi in campo, non ha imparato nulla! Non l’ha capito l’allenatore, che avrebbe, dovuto dare due tre calci in culo a chi si sentiva già la Coppa in tasca (e io sono convinto che sia tutto vero).
    Non l’ha capito Maldini, che di Baresi NON sarà mai degno successore; non l’han capito tutti gli altri, soprattutto non l’ha capito il “caro” Gattuso, l’uomo con le palle, il duro, l’anima del Milan, che però non ha mai messo il faccione in questi momenti e mi piacerebbe chiedergli, lui che è un duro e spacca tutto, dove c…o era in quei 6 minuti da vergogna!
    Finchè i leader di questa squadra sono questi, io dico loro una semplice cosa…TOGLIETEVI LA MAGLIA! Scusa il disfattismo, forse siamo abituati troppo bene, ma il modo con cui è maturata questa infamia è incancellabile, mai sarà perdonata, almeno da me.Ci hanno tradito, e basta!
    Ciao e grazie.
    (un Milan che aveva gente di tutt’altro spessore morale)

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