E’ con la Juve il vero derby

Pubblicato su Tuttosport, rubrica Inter nos – 9 marzo 2002

Questa sera Inter e Juventus si affrontano a San Siro nel 140° derby d’Italia, una definizione che non indica il numero complessivo degli scudetti vinti, come piacerebbe a qualche tifoso del Milan, ma la partita in assoluto più giocata in serie A, visto che Inter e Juve sono le uniche due squadre a non essere mai retrocesse. In realtà la definizione fu coniata molti anni fa per identificare le squadre che vantavano il maggior numero di tifosi nel nostro Paese. Al di là delle etichette storiche e storiografiche, quello di stasera per noi interisti è il vero derby, perché quello di sei giorni fa con il Milan, deciso dalla ‘santa coscia’ di Bobo Vieri, aveva il difetto di opporre due squadre troppo lontane in classifica. Quella di stasera invece è una gara che molti giudicano decisiva per lo scudetto, ma forse è ancora presto per dirlo. Certo, una vittoria dell’Inter lascerebbe la Juve a quattro punti di distacco, che a otto giornate dalla fine, ma andiamoci piano con previsioni e statistiche. Se ben ricordate infatti, l’ultima volta che l’Inter battè la Juve a San Siro, il 4 gennaio ’98, 1-0 con gol di Djorkaeff, la squadra di Lippi si trovò staccata proprio di quattro punti, ma alla fine riuscì recuperare e a vincere un campionato che gli interisti ancora oggi giudicano falsato: quello del fallo di Iuliano su Ronaldo nella sfida di Torino del 26 aprile ’98: un episodio che fece entrare in campo Simoni e mandò fuori dai gangheri Moratti. Un rigore sacrosanto che Ceccarini non vide ma che, come sostiene l’amico e collega Paolo Viganò, ha poi fischiato la storia! Da quel giorno molti interisti sono più antijuventini che antimilanisti, una svolta epocale nel mondo del tifo-contro. Anche per questi brutti ricordi, quello di stasera per i nerazzurri è il vero derby. Tra i motivi della sfida c’è inoltre il ritorno di Marcello Lippi a San Siro per la prima volta da avversario dell’Inter. So di essere impopolare ma non sento, da interista, un’ostilità particolare nei confronti di Lippi. Dirò di più: conservo un buon ricordo della sua esperienza nerazzurra. Ho conosciuto Marcello, l’ho capito, apprezzato e stimato. Quand’era all’Inter ho tifato molto per lui. A tradirlo a Milano non fu tanto il suo carattere spigoloso, ma l’ansia di dimostrare di poter essere un grande tecnico anche lontano da Torino, da Moggi e dalla Juve. Eppure, in un ambiente non facile, l’Inter di Lippi, priva a lungo di Vieri e Ronaldo, arrivò quarta in campionato e raggiunse la finale di Coppa Italia, unico traguardo alternativo in una stagione senza Europa. L’anno dopo era già finita prima di cominciare, a Helsingborg prima che a Reggio Calabria. Stasera a San Siro Lippi riceverà una brutta accoglienza: anticipo già cori e striscioni giganteschi confezionati per l’ occasione. Non sento lo stesso astio, ma ovviamente faccio un tifo sfrenato per Cuper, perché oggi l’Inter è lui. Sarebbe stupendo rivedere l’ex Bobo Vieri sventolare con gli occhi lucidi la maglia numero 3 2 neanche fosse una bandiera nerazzurra, come sei giorni fa nell’altro derby, quello meno importante. A proposito, arbitra Borriello: “Sono tranquillissimo”- ha detto Cuper. Se lo dice lui! Speriamo solo che questo Inter-Juve si concluda al 90° e non si continui a giocarlo nei prossimi anni fuori dal campo, sui giornali e nei dibattiti televisivi.

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