Inter Nos 6

Pubblicato su San Siro Calcio, domenica 20 dicembre 2015

UN’INTER DA LUSTRARSI GLI OCCHI – Se qualcuno quest’estate avesse pronosticato un‘Inter che, comunque finisca stasera a San Siro con la Lazio, chiuderà prima da sola in classifica il 2015 gli avreste riso in faccia, siate sinceri! E anche io, che per mestiere non sono abituato a dare sentenze ad ogni partita, soprattutto per le sgambate estive a migliaia di chilometri di distanza, non credevo al primato solitario in classifica, più o meno a metà stagione. Perché nella storiografia del campionato di Serie A, se è pur vero che chi brilla d’estate magari poi appassisce d’inverno e viceversa, non esiste comunque una squadra, regolarmente nuova per 8-9 undicesimi, che abbia mai vinto il campionato al primo tentativo. Infatti l’obiettivo dichiarato del club di Thohir è ancora oggi il terzo posto finale, col ritorno in Champions League dopo quattro anni di assenza. Ma, a dirla tutta, per come stanno girando le cose, oggi è difficile che il popolo nerazzurro non cominci a fare sogni decisamente più maestosi.
Alla guida di questo gruppo che, comunque lo giri, ha preso a viaggiare a velocità imprevista, c’è ovviamente lui: Roberto Mancini, tornato in Italia più convinto, più maturo, più ‘manager’. Incontrandolo nelle conferenze-stampa ad Appiano Gentile, chi come il sottoscritto un po’ lo conosce, percepisce subito quanto abbia in pugno la situazione e come l’Inter di Thohir si sia consegnata interamente a lui per il suo progetto. Che, ad oggi, sembra poter diventare un progetto vincente. Prima c’era l’Inter degli 1-0 e della difesa ultrablindata, ora dopo i 4-0 col Frosinone e a Udine e il 3-0 in settimana con le riserve contro il Cagliari in Coppa Italia, si ha la percezione che la squadra stia davvero crescendo con margini di miglioramento che, proprio perché è una squadra nuova, non sono al moneto facilmente pronosticabili. Si è scritto e si è detto che la svolta sia stata a Napoli, in quella partita che in inferiorità numerica non si meritava di perdere contro la più autorevole candidata allo scudetto. Può essere, ma non è così fondamentale capire dove l’Inter abbia svoltato in termini di consapevolezza e di autostima. E’ importante invece rendersi conto che con la programmazione, quella vera, cominciata l’estate scorsa sul mercato, i risultati possono essere subito lusinghieri. Io credo comunque che la svolta non sia stata così improvvisa, ma graduale e sia da collocare più indietro nel tempo rispetto alla partita di Napoli. Credo che tutto sia successo, senza quasi accorgersene, in quei mesi della scorsa stagione in cui Mancini, subentrato a Mazzarri, non riusciva proprio a migliorare il rendimento della squadra. Ma sono stati mesi cruciali, perché proprio lì Mancini ha capito chi poteva far parte della nuova Inter. La risposta? Nessuno, a parte Handanovic e Icardi. E nella vita, come nel calcio, quando magari non sai cosa devi fare, ma sai comunque esattamente cosa non devi fare, sei già a buon punto.
Oggi tutto sembra diventato facile: sette gol negli ultimi quattro giorni, media inusuale per l’Inter che la statistica aveva ormai bollato come la squadra dell’1-0 e tutti a casa. Dopo i quattro schiaffoni piazzati in piena faccia all’Udinese infatti, anche l’Inter delle seconde linee in Coppa Italia ha quasi emulato quella dei titolari col 3-0 al Cagliari, squadra che comunque non sfigurerebbe affatto in Serie A.
E Mancini, ormai in stato di grazia, sta continuando a recuperare giocatori e a ruotarli: dopo Biabiany, ormai una certezza e Montoya, ecco la prima partita ufficiale per Carrizo, Dodò e Rey Manay, 18enne attaccante albanese, visto solo quest’estate e che si credeva dovesse giocare solo nella Primavera.
Ora in tanti chiedono un ultimo sforzo sul mercato di gennaio per alzare qualitativamente il livello dell’Inter, ma non sono d’accordo. Spesso le grandi squadre nascono anche sulla stima reciproca di chi ne fa parte e andare a toccare questo gruppo con l’inserimento di un big può essere rischioso. Un contro trovare l’occasione, fare qualche ritocco magari cambiando qualche alternativa, ma niente di trascendentale. Si lavori pure sull’attaccante rivelazione del Boca Jonathan Calleri, che tanto per regolamento non potrà arrivare all’Inter prima di luglio, ma attenti a muoversi tanto tanto per il gusto di fare qualcosa. Se ne sta convincendo anche Roberto Mancini, dopo aver visto quello che oggi combina Biabiany, che in modo diverso, ma ancor più simbolicamente del trio Handanovic, Miranda e Murillo, rappresenta la rinascita di un’Inter finalmente credibile. E ora, sotto con la Lazio, per brindare al nuovo anno consolidando il primato in classifica.

 

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