Inter Nos 16

Pubblicato su San Siro Calcio, sabato 10 maggio 2014

IL PUNTO – Dopo la sconfitta nel derby l’Inter è rimasta con 57 punti ed è tornata a rischiare il posto in Europa. Tutte le concorrenti dirette si sono pericolosamente riavvicinate e battere la Lazio adesso è diventato fondamentale per ottenere il passaporto per l’Europa.
Walter Mazzarri ha parlato di “cazzotto in faccia, che deve servire di lezione per la prossima partita”. Incredulo lui per la prestazione della squadra, ma increduli soprattutto i tifosi interisti che mai l’avevano visto così rassegnato in panchina. Non a caso, dopo il brutto derby, si sono buttati sui social con l’hastag ‘mazzarrivattene’.
L’Inter il derby non l’ha praticamente giocato, al punto che si sono fatte ipotesi assai fantasiose, come quella per cui si sarebbe scientemente voluto trascinare il Milan nella lotta per un posto in Europa con l’obiettivo di dividere coi cugini l’anno prossimo il disturbo del giovedì europeo. Discorsi da bar ovviamente, perché proprio non si capisce perché la squadra nerazzurra abbia staccato la spina proprio sul più bello. Ora con la Lazio bisognerà riattaccarla subito, perché una gara di fine stagione che avrebbe dovuto essere soprattutto l’occasione per la passerella finale degli ultimi tripletisti, Zanetti, Samuel, Milito e forse anche Cambiasso, si è invece trasformata in una partita importante per la classifica. Guai a non garantirsi il quinto posto finale, con Torino, Parma e Milan che incalzano i nerazzurri così come i brutti pensieri seguiti ad un derby tanto brutto. Eppure, visto che la Fiorentina ha perso in casa col Sassuolo e ora gioca a Livorno con la squadra di casa obbligata a vincere per giocarsi le ultime chances di salvezza, ci sarebbe teoricamente ancora la possibilità di lottare per il quarto posto, ma dopo lo spettacolo immondo di domenica sera, non vale la pena nemmeno di parlarne.

LA SQUADRA: ZANETTI LASCIA – 41 anni il prossimo 10 agosto, Javier Adelmar Zanetti ha deciso di chiudere una carriera leggendaria, che lo ha visto vestire tre maglie, oltre a quella della Nazionale Argentina: Talleres, Banfield e Inter. In 22 stagioni da professionista Zanetti ha giocato la bellezza di 1.112 partite, di cui 856 nell’Inter, 613 di campionato più tre spareggi. Davanti a lui solo rimasti solo tre portieri: l’inglese Peter Shilton (1.390 partite), il brasiliano Rogerio Ceni (1.120) e un altro inglese, Ray Clemence (1.118). In più di un ventennio il Capitano dell’Inter ha stabilito un’infinità di primati. E’ il giocatore straniero con più presenze in Serie A (613), al secondo posto dopo l’italiano Paolo Maldini (647). E’ diventato lo straniero più anziano ad aver giocato una partita di Serie A in Inter-Napoli del 26 aprile scorso, essendo sceso in campo a 40 anni e 259 giorni, primato ancora migliorabile se giocasse con la Lazio o con il Chievo. E oltre a essere il più presente di sempre nell’Inter con 856 presenze, è anche il più presente in Serie A, Supercoppa Italiana, Competizioni UEFA e Champions League. Un altro record, praticamente imbattibile, riguarda le presenze consecutive nell’Inter, visto che è rimasto in campo ininterrottamente per 162 gare, dal 28 ottobre 2006 al 13 dicembre 2009, primato che guardando al solo campionato si è interrotto solo il 28 marzo 2010 dopo 137 partite.
Zanetti è anche l’interista più presente nel derby: anche se nell’ultimo non è sceso in campo nemmeno un minuto, suscitando ulteriori malumori nei confronti di Mazzarri, ha giocato 47 stracittadine, secondo solo a Paolo Maldini, che ne ha giocate 54. E non finisce qui. Zanetti è il Capitano dell’Inter più vincente della storia con 15 trofei conquistati: 5 scudetti, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Champions League e 1 Mondiale per Club, nonché il Capitano interista con più presenze in Champions League (82). Come non bastasse, Zanetti è anche il calciatore con più presenze in Supercoppa Italiana (7) ed il più anziano ad aver fatto un gol nel Mondiale per Club: quando, il 15 dicembre 2010, ha segnato in Seongnam-Inter 0-3 aveva 37 anni e 127 giorni. E’ infine il recordman con 145 presenze della Nazionale argentina: l’ultima sua gara con l’albiceleste l’ha disputata il 16 luglio 2011 nel quarto di finale Uruguay-Argentina di Coppa America.
E siccome i veri grandi salutano senza strepiti, non aspettatevi alcun clamore da parte sua. Zanetti non è mai stato il tipo da sbattere porte, nemmeno quando nel fiore della carriera lo cercò insistentemente il Real Madrid e lui rinunciò, con un semplice “No, grazie”, senza conferenze-stampa o titoli di giornale a caratteri cubitali. Peccato che con la Lazio mancherà per squalifica la Curva Nord, ma il 14 giugno magari sarà presente all’annuale festa in programma nel piazzale antistante San Siro. Zanetti è così, non si fa notare, sono gli altri che lo notano. Come quando decise di lasciare la fascia di capitano dell’Inter a Ronaldo dopo il grave infortunio, perché in quel momento il Fenomeno ne aveva maledettamente bisogno. Come quando scappò due ore ad allenarsi persino nel giorno del suo matrimonio con Paula, tra la sorpresa generale. O come quando l’anno scorso, a 39 anni suonati, si è rotto il tendine d’Achille ed è tornato in campo dopo sei mesi.
Zanetti un altro stagione l’avrebbe fatta ancora volentieri. E con Moratti ancora Presidente, ci sarebbe probabilmente riuscito. Le offerte non gli sono mancate nemmeno dopo i 40 anni: dal Messico a Dubai, fino all’idea di Mourinho di portarselo al Chelsea a fare da chioccia ai suoi giovanotti. Come sempre ha risposto “No, grazie”. Resterà nella famiglia interista, Javier Zanetti, per fare il dirigente. Continuerà ad essere rispettato da tutti, addetti ai lavori e tifosi di ogni fede, compagni e avversari. Perché Zanetti è una bandiera, e una bandiera si rispetta e si onora, soprattutto quando è l’ultima.

LA SOCIETA’ – Impossibile questa volta parlare della società Inter senza cominciare dalla questione Mazzarri. Questione che forse neppure esiste tra Giacarka e Milano, ma che va chiarita una volta per tutte al pubblico interista.
A oggi il tecnico di San Vincenzo è stato bocciato dalla grande maggioranza del popolo nerazzurro, ma ripetutamente confermato dalla società. A mantenere le acque agitate, non è tanto aver perso un derby dopo tre anni, ma come lo si è perso, con il tecnico ancor più rassegnato della squadra in campo. La gente lo voleva cacciare dopo i successi a Genova e a Parma, figuratevi ora dopo un derby non giocato dai nerazzurri quello di domenica scorsa. La presunta indecisione di Thohir, paventata da più parti, però non è così certa. Nessuno conosce davvero Thohir e, superficialmente, si è portati a pensare che abbia lo stesso carattere di Massimo Moratti, che di allenatori ne ha cambiati fin troppi. Meglio seguire la logica per avere delle risposte serie. A oggi l’Inter ha a libro paga due allenatori: uno è Mazzarri, che costa quasi 7 milioni all’anno, l’altro è Andrea Stramaccioni, che finché non troverà una squadra gradita, è ancora stipendiato dall’Inter per quasi 3 milioni lordi. Insomma esonerare Mazzarri in anticipo vorrebbe dire mettersi in casa per la prossima stagione un debito di oltre i 10 milioni di euro. A fondo perduto. Senza contare che poi servirebbero minimo altri 5 milioni lordi per ingaggiare un nuovo tecnico, disposto ad allenare una squadra comunque non di primo livello come l’attuale Inter. L’ennesimo allenatore, col rischio tra sei mesi, se gioco e risultati non dovessero impennarsi come d’incanto, di finire a sua volta nella bufera. E se non si rinforza seriamente la rosa, un’inversione di tendenza a breve non è francamente prevedibile. Un film già visto decine di volte sono anche le presunte voci di giocatori che sarebbero stanchi di Mazzarri e che avrebbero velatamente fatto capire alla società di voler essere ceduti nel caso di una riconferma del tecnico. In altri tempi, a Moratti è bastato anche meno per ribaltare tutto. Ma Thohir è della stessa pasta? E anche lo fosse, è davvero disposto a buttar via in un botto 15 milioni lordi in stipendi per tre tecnici?
Direi di no, visto il piano per rilanciare l’Inter che, intesa come centro allenamenti di Appiano Gentile, sede sociale, diritti tv e contratti di sponsorizzazione, è in pegno a garanzia del nuovo finanziamento da 250 milioni di euro per chiudere entro agosto le pendenze della vecchia gestione. A tutt’oggi a Moratti Thohir non ha versato un euro, perché i 75 milioni versati sono finiti nelle casse del club come aumento di capitale necessario a ripianare le perdite.
I 250 milioni di euro freschi dovrebbero essere erogati da Unicredit e poi la cifra dovrà essere sindacata sul mercato, ovvero rivenduta ad altre banche. Il nuovo liquido sostituirà le linee di credito attualmente aperte con Intesa San Paolo, Banca Popolare di Milano e Banco Popolare, esposte complessivamente col club nerazzurro per 210 milioni di euro. Di questi Moratti aveva garantito personalmente circa 80 milioni, mentre il nuovo finanziamento dovrebbe arrivare a coprire fino a 170 milioni. Cifre da capogiro, ma poi quanto resterà per il calcio-mercato?

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