Argentina: Independiente, vuoto di potere

di Andrea Ciprandi da http://andreaciprandi.wordpress.com e da http://pilloleargentine.wordpress.com/

Il presidente Javier Cantero ha rassegnato le dimissioni dopo 3 anni, 4 mesi e 5 giorni di travagliatissimo mandato.
Non c’era più spazio per il dialogo, ma nemmeno energia per sopportare le pressioni (spesso violente) dell’opposizione. Così il numero uno del club se n’è andato senza aspettare le elezioni e lasciando di fatto via libera al clan di Moyano che è il più influente sindacalista d’Argentina.
Da eroe acclamato a furor di popolo, eletto col 60% dei voti dopo l’era di sperperi di Comparada, e col sogno di rifondare l’Independiente nel segno delle vittorie e dell’affrancamento dagli ultrà, a nemico giurato dei colori. Questa la sua sorte, legata a doppio filo alla memoria corta di chi ha voluto ricondurre solo a lui l’impossibilità di pagare molti stipendi e l’incapacità di allestire una squadra degna della sua storia gloriosa o anche solo forte al punto da evitare la retrocessione e poi, una volta sofferta, di guadagnare l’immediato ritorno in Primera – il tutto in realtà da farsi coi fondi societari che chi l’ha precedeuto aveva fatto scomparire.

Tutti i possibili nuovi finanziatori gli hanno fatto terra bruciata attorno, disposti a rimpinguare le casse solo dopo il suo allontanamento quindi a fronte di interessi personali senza alcun riguardo per il baratro in cui è caduto il club. Non bastasse, gli ultrà a libro paga dal clan oppositore hanno potuto liberamente minacciarlo a più riprese – e con lui i suoi collaboratori, 15 dei quali avevano già abbandonato la barca negli ultimi mesi. Ma nemmeno il campo gli ha dato una mano: alcuni fra i più quotati allenatori che hanno accettato la panchina da fine 2011 in poi si sono rivelati incapaci di far girare la squadra, compresi un vincente come Ramón Díaz, l’idolo locale Gallego e De Felippe – quest’ultimo contrattato in quanto esperto in promozioni ma fin qui sostanzialmente ininfluente.
Lungi dall’essere stato perfetto, benché in circostanze comuni alla gran parte dei disastrati club del paese, la storia del suo fallimento è in parte lo specchio del calcio argentino di oggi. Al momento in carica c’è il suo (ex) vice. E solo quanto avverrà in futuro, dopo le elezioni che si stanno riprogrammando, chiarirà se dalla padella si sarà caduti nella brace oppure no.

 

 

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