2014-15 Inter Nos 1

Pubblicato su San Siro Calcio, domenica 14 settembre 2014

IL PUNTO – E’ bastato il pessimo 0-0 di Torino granata alla prima di campionato per riproporre gli antichi dubbi su tecnico e squadra, che un’estate di risultati discreti sembrava aver fugato.
A Torino l’Inter non ha perso, ma con il chiacchiericcio mediatico tipico delle soste per la Nazionale, sembra già all’ultima spiaggia.
D’altronde lo spettacolo di Torino è stato francamente deludente: manovra lenta e involuta e capacità offensiva praticamente nulla. Per non parlare delle spiegazioni (?) di Walter Mazzarri a fine gara: “In casa del Toro vinceranno in pochi” – ha detto. Certamente, giocando così male, non poteva vincerci l’Inter.
Con gli arbitri intanto si è ricominciato laddove si era finito. Alla prima azione in area nerazzurra, rigore invisibile fischiato contro dal solito arbitro desideroso di farsi notare e pure privo di buon senso, come ha dimostrato l’espulsione di Vidic a tempo scaduto per un timido applauso. Così, grazie al signor Doveri (nomen omen), Vidic salterà la prima casalinga, che è già una partita da vincere ad ogni costo. A San Siro arriva il Sassuolo di Simone Zaza, bomber dalla nuova Nazionale di Antonio Conte. E guai a sbagliare ancora. Mazzarri deve subito invertire la tendenza e mostrare un calcio ben diverso, anche perché l’alibi arbitrale è stato subito smontato per due ragioni. La prima è che l’inesistente penalty granata è stato comunque neutralizzato da Handanovic, arrivato al record personale di 18 rigori parati e secondo in classifica solo dietro a Pagliuca, che in carriera ne ha parati 24. La seconda è che l’espulsione di Vidic è comunque avvenuta a tempo scaduto.
Al di là degli episodi, l’Inter deve giocare meglio.

LA SQUADRA – L’Inter ha fatto un ottimo mercato. Considerando le risorse a disposizione, Piero Ausilio, alla sua prima vera prova da direttore sportivo in una grande, se l’è cavata benissimo. La rosa è rimasta però incompleta nel reparto offensivo: tre punte esperte per tre competizioni sono poche. Prestati Alvarez e Botta negli ultimi giorni di mercato, l’arrivo di un quarto attaccante era scontato. Un attaccante vero però, non Bonaventura, che alla fin dei conti non si è neppure capito perché sia stato cercato. In società però hanno confidato troppo – ed è la seconda volta – sul fatto che Fredy Guarin in extremis si rassegnasse a partire.
La Juventus, dopo la parentesi del mercato invernale, non l’ha mai più cercato, ma c’erano altre squadre. Il colombiano tra gennaio e quest’estate ne ha rifiutate almeno quattro, altre tre le ha rifiutate l’Inter per via della formula proposta. Ora, per il bene di entrambi, di Guarin ancor prima che dell’Inter, è stata lanciata l’operazione-recupero. Guarin deve essere immediatamente ‘ranocchiato’, ossia recuperato subito alla causa, come si è fatto nei mesi scorsi con Andrea Ranocchia. Non ha voluto andar via e se dovesse ostinarsi ad avere atteggiamenti in campo tipo il brillante retropassaggio col Livorno a Emeghara, tra l’altro ora svincolato, sarà il primo a perderci per la sua carriera. E di club interessati a lui ce ne saranno sempre meno.
All’Inter, a questo punto, conviene riciclarlo al volo come quarta punta.
Un discorsetto propedeutico lo meritano anche Kovacic e Icardi. Con Palacio, Hernanes e Handanovic, i due baldi giovani hanno subito costituito il pokerissimo degli incedibili della nuova Inter di Thohir. A loro si è guardato fin dalla prima ora come il fulcro attorno al quale costruire la squadra del futuro. Per carità, solo in Italia la prima giornata di campionato pare l’ultima e non c’è alcuna bocciatura definitiva, ma l’esordio in campionato dei due non ha proprio convinto. E se Icardi può prendersela col modulo, per Kovacic invece, attesissimo dopo la tripletta al morbidissimo Stjarnian in Europa League, non vi sono alibi.
Da Icardi e da Kovacic, dopo i 23 milioni di euro complessivi spesi per averli, ci si aspetta molto di più.

LA SOCIETA’ –Tra il plauso degli analisti finanziari e le perplessità di quei tifosi che vivono ancora nel ricordo di un calcio italiano spendaccione, il progetto Thohir prosegue. Con l’addio agli ultimi senatori, il monte-ingaggi è stato abbattuto di altri 10 milioni ed ora è sotto i 70 milioni di euro.
Solo tre stagioni fa era più del doppio.
L’età media è scesa dai 27 anni e 5 mesi dell’anno scorso agli attuali 25 anni e 6 mesi, di un anno più bassa di quella annunciata da Thohir in estate. Basti pensare che Juan Jesus, Kovacic e Icardi non arrivano a 70 anni. In più il nuovo proprietario ha mantenuto alto il livello del settore giovanile: i ragazzi dell’Inter sono sempre più forti e Federico Bonazzoli, classe 1997, è solo l’apri-pista di altri giovanissimi che nel giro di un paio di stagioni potrebbero trovarsi in prima squadra.
In aumento anche il fatturato, grazie al potenziamento del marchio Inter nel mondo e agli incassi del merchandising, anche se siamo lontani da certi traguardi, come i 547 milioni di euro appena fatturati dal Manchester United, che dopo tanti anni non gioca nemmeno in Europa.
Thohir sta comunque provando a sistemare i conti dell’Inter, dopo il debito di 80 milioni di euro ereditato dalla gestione precedente. Le banche gli hanno concesso crediti fino a 230 milioni di euro, da restituire in cinque anni.
Si vorrebbe ancora costruire uno stadio di proprietà, ma qui la strada è ancora sbarrata. Massimo Moratti ci ha provato fin dagli anni ’90, andando sempre a sbattere contro la classe politica cittadina, anche quando c’era una Moratti sindaco. Figuriamoci con questa giunta! Alla buon’ora l’ha capito anche il Milan, che si mosso molto dopo, ma si è impantanato nelle stesse difficoltà. Chissà perché il Comune di Milano, che ogni anno riceve da Inter e Milan un canone di affitto di 8,4 milioni di euro tra denaro (2,5 milioni) e opere di ammodernamento (5,9 milioni di euro in lavori di riqualificazione totalmente a carico delle due società) dovrebbe rinunciare a questo bancomat! Meglio mettersi l’anima in pace e continuare tutti a San Siro.
In questi mesi si è detto e scritto molto sul raffreddamento di rapporti tra Thohir e Moratti, ma chi ha pensato che quest’ultimo potesse abbandonare definitivamente l’Inter per impegnarsi in altre società, tipo il Cagliari dell’amico di famiglia Giulini, non conosce Massimo Moratti. La crisi d’astinenza dell’ex-Presidente, che dopo 18 anni di Inter full-time si è trovato a avere un ruolo marginale, in fondo era prevedibile.
L’ultimo incontro tra i due è comunque servito per ritrovarsi e confrontarsi: il proprietario ora è Thohir e decide Thohir. Se domani dovesse tornare Moratti o un Moratti, magari sarà un’altra storia.
Le filosofie sono diverse e si sapeva: per Moratti l’Inter è dei tifosi e la squadra è sempre venuta prima della società, perché lui stesso è tifoso prima che Presidente. Lavezzi in prestito l’ultimo giorno di mercato Moratti l’avrebbe probabilmente preso anche senza cedere Guarin. Per Thohir invece la società viene prima della squadra e i conti hanno la precedenza su tutto il resto: lui Lavezzi non l’ha preso proprio perché Guarin non ha trovato compratori.
Moratti avrebbe tenuto tutti i dipendenti di casa Inter, Thohir meno della metà.
Per Moratti essere il Presidente dell’Inter voleva dire anche far sognare i tifosi acquistando in contanti Ronaldo, Recoba o Vieri. Oggi certi colpi di cuore, o di testa direbbe qualcuno, non si possono più fare e allora bisogna avere la lucidità di passare la mano a qualcuno che sia emotivamente meno coinvolto e riesca davvero ad anteporre la ragione al cuore, come Erick Thohir.
Moratti e Thohir torneranno comunque presto insieme a San Siro, come la sera dell’addio di Capitan Zanetti. Moratti col Sassuolo sarà regolarmente al suo posto. Thohir lo raggiungerà il 24 settembre per Inter-Atalanta.

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