Argentina: Guerre Stellari

di Andrea Ciprandi da http://andreaciprandi.wordpress.com

Riprendere il titolo di Olé, l’equivalente della Gazzetta dello Sport edito a Buenos Aires, è la maniera più efficace per fotografare l’ennesimo caso che da qualche tempo scuote il calcio argentino.
Quel che si sta verificando è un autentico terremoto legato al riconoscimento di titoli del passato, roba a cui confronto la disputa sugli scudetti italiani assegnati e poi revocati e/o dirottati su un altro club (penso non solo a Calciopoli ma anche al titolo del Torino del 1927) non è niente. Certo, il tenore della controversia è altro, ma il risultato della posizione presa della Federazione argentina, non foss’altro che per le innumerevoli implicazioni, è devastante almeno quanto lo sono state alcune sentenze sportive italiane.

Il mese scorso l’AFA aveva assegnato al Vélez una stella, ossia un titolo riconosciuto, corrispondente alla vittoria della cosiddetta Superfinale disputata col Newell’s. Questa partita, secca e disputata in campo neutro, è stato un fantomatico spareggio fra i vincitori dei due tornei corti della stagione 2012-13 che inizialmente avrebbe dovuto decretare l’unico campione annuale ma poi senza che venissero annullati i titoli dell’Inicial e del Final ha finito per essere semplicemente un alloro in più – dal valore obiettivamente dubbio, dato che costa pensare che abbia lo stesso peso di un titolo ottenuto al termine di una competizione durata mesi.
La prima conseguenza di questo riconoscimento era stata la protesta ufficiale del San Lorenzo, a quel punto sentitosi autorizzato a rivendicare un alloro risalente agli Anni Trenta e mai ufficializzato. E con l’omologazione di quel titolo, a ruota c’era stata quella di un altro (equivalente anch’esso a una stella) per il River Plate, ottenuto sempre in quella stagione in circostanze analoghe a quelle che quest’anno, a fronte di due campionati e uno spareggio giocati, hanno fruttato tre titoli suddivisi fra Newell’s (1) e Velez (2).

La storia, però, non poteva finire qui. E sembra che a volte la Federazione, mescolando le carte come solo nella sede di Viamonte si riesce, faccia di tutto per creare casi e complicazioni. Sul suo sito ufficiale, infatti, ha pubblicato la lista dei titoli – tutti – dell’era professionistica ma anche di quella amatoriale che si concluse all’inizio degli Anni Trenta, comprendendo ogni torneo mai organizzato. Una mossa che, senza l’indicazione di alcun riconoscimento, è parsa ovviamente ambigua. Ragion per cui ora ci si chiede se si stia andando verso l’equiparazione fra le stelle corrispondenti a campionati dell’era moderna e quelle del pre-professionalismo ma anche corrispondenti a coppe e pseudo-spareggi più recenti (compresa l’odierna Copa Argentina). E ogni club implicato batte cassa.
Fra tutti, si tratta di alcune decine di titoli. Se riconosciuti, comporterebbero una ricompilazione totale dell’Albo d’Oro argentino – fra l’altro con l’elevamento a rango di ‘grandi’ cioè fra i più vincenti di sempre di alcuni club che nel corso dello scorso secolo sono andati via via ridimensionandosi nettamente se non addirittura scomparendo.
Nella graduatoria delle più vincenti di tutti i tempi, società che si ricordano quasi esclusivamente per la loro presenza pionieristica sorpasserebbero niente meno che ex campioni sudamericani. Certamente degne di tutto il rispetto, di esse sopravvivono però poco più che alcune foto che ritraggono i loro giocatori in maglie alla marinara e baffoni, ‘mise’ tipica degli albori di ogni movimento calcistico storico in tutto il mondo. E qui ognuno può dire la sua circa la considerazione che si debba avere dei loro conseguimenti stradatati.

A fare specie, però, è certamente il modo in cui la questione è venuta fuori. In Italia, per esempio, non si sta troppo a pensare che i primi scudetti si assegnarono attraverso tornei giocati nel corso di pochissime giornate; di conseguenza si dà per scontato che ognuno di quei campionati valga quanto uno di oggi, che invece dura nove mesi. E se l’AFA avesse mantenuto una certa linea nel corso del tempo oggi non si penserebbe di trovarsi di fronte uno scandalo, di fronte a cui in molti si pongono gioco forza armati di sospetto e dietrologia.
Venendo ai freddi numeri, prima della Superfinale 2013 la Top Five delle squadre più vincenti era: River Plate con 33 titoli (esclusivamente campionati), Boca Juniors 24, Independiente 14, San Lorenzo de Almagro 11 e Vélez Sarsfield 9. A seguire, staccati, Racing Club, Newell’s Old Boys, Estudiantes La Plata, Rosario Central, Argentinos Juniors e Ferro Carril Oeste, oltre a un gruppetto di squadre campioni una sola volta. Nient’altro.

Prendendo in considerazione qualsiasi campionato, coppa e coppetta mai giocati dagli Anni Novanta dell’Ottocento in poi, invece, le cose cambiano sensibilmente. Coinvolte in quest’operazione ‘tutto vale’ sarebbero 32 squadre e a trarre maggior beneficio sarebbe il Racing, con 21 stelle. A seguire addirittura lo storico Alumni, con 17, tante quante il Boca; poi l’Independiente con 11, l’Huracán con 10 e il River con 8. Entrerebbero quindi in classifica club di tradizione però mai stati campioni nazionali né da ‘amateur’ né da professionisti, come per esempio l’Atlanta e il Dock Sud; e finalmente, soprattutto, una schiera dai nomi evocativi e certamente sconosciuti a chi bada solo al calcio moderno quali il Saint Andrew’s, l’English High School, il Porteño e i Lomas Athletic e Academy, oltre al già citato Alumni.
Proprio l’Alumni, fra tutti quelli che oggi si definirebbero ‘figli di un dio minore’, farebbe il salto maggiore. Esistito appena fra il 1898 e il 1913, arriverebbe addirittura a essere il quinto ‘grande’ strappando questo controverso attributo a chiunque fino a oggi se ne fosse sentito legittimo titolare calcolando questi o quei titoli. Vincitore di 9 campionati e 8 coppe amatoriali, sorpasserebbe, e spesso non di poco, campioni nazionali fra i più gloriosi. Contemporaneamente, il Boca metterebbe il fiato sul collo al River arrivando ad esserne distanziato per una sola stella; e le due arcirivali di Rosario, Central e Newell’s, si troverebbero affiancate, mentre l’Huracán si avvicinerebbe ai cugini del San Lorenzo e il Racing, già in brodo di giuggiole per la recente retrocessione dell’independiente, troverebbe conferma alla propria attuale supremazia di quartiere quanto meno in campo nazionale. Il tutto in virtù di una nuova classifica che ai primi posti vedrebbe: 1) River con 42 stelle/titoli, 2) Boca 41, 3) Racing 28, 4) Independiente 25, 5) Alumni 17, 6) San Lorenzo 15, 7) Huracán 11, 8) Vélez 10, 9) Rosario Central e Newell’s 9, 11) Estudiantes 8.

Come sempre si può pensare di tutto, del valore di certi allori come delle risoluzioni delle Federazioni e nel caso specifico di quella argentina. Resta però il fatto che lo sport non dovrebbe ridursi a una questione di stelle e primati – e che quando lo facesse allora forse tutto dovrebbe valere. Non si dimentichi, a proposito, che il primo Mondiale fu disputato in piena epoca amatoriale se non altro in Sud America. Vinto dall’Uruguay, è comunque riconosciuto da sempre; non però come le Olimpiadi, che si disputavano già quando ancora il Mondiale non esisteva ma che assegnavano un titolo ovviamente analogo. Non a caso sulla maglia proprio dell’Uruguay, cucite con giustificato orgoglio in barba ai dettami della FIFA, di stelle ce ne sono quattro: le due dei Mondiali 1930 e 1950 e le due dei Giochi Olimpici 1924 e 1928. Tutto, insomma, a parte il calcio giocato, è relativo.

 

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