Inter Nos 8

Pubblicato su San Siro Calcio, domenica 9 dicembre 2012

UN CALCIO ALLA CRISI – Dopo 25 anni che mi occupo di cose nerazzurre non ho ancora capito perché Bergamo e Parma siano quasi sempre due campi dove l’Inter ci lascia quasi sempre le penne. A parte quattro anni fa, quando proprio al Tardini si è vinto il 16° scudetto, in buona sostanza ogni volta si passa di lì si va in crisi. Pure quest’anno. E la risicata vittoria contro il Palermo a San Siro di settimana scorsa è stata talmente simile nella prestazione alla sconfitta di Parma che non si può certo dire che l’Inter abbia risolto i suoi guai grazie ad un’autorete. In realtà i nerazzurri sono ancora in mezzo al guado e solo un successo nel confronto diretto col Napoli può farli davvero ripartire.
Difficile in ogni caso sostenere che nel posticipo della 16.a giornata ci si giochi una volta per tutte il platonico titolo di anti-Juve, perché con cinque mesi di campionato davanti nessuno può dirsi fuori dalla corsa.
Certamente dopo la più bella vittoria della stagione, quella allo Juventus Stadium, che ha
polverizzato dopo 49 partite l’imbattibilità della Vecchia Signora, l’Inter si è smarrita, neanche fosse stata colpita dalla maledizione dell’etrusco.
Tra le cause infortuni e flessione atletica, per aver cominciato a giocare per primi ai primi di agosto, con persino nove partite nelle gambe più di altre rivali. Ma si dimentica troppo spesso che la squadra costruita in estate non è completa.
Se non altro rientra Cassano, che ha scontato la squalifica e che giovedì scorso ha sgambato tutta la ripresa nel 2-2 di Europa League col Neftçi Baku, ma non c’è Samuel per squalifica e, ovviamente non c’è Sneijder, la cui vicenda è sempre più intricata.
Anche Stramaccioni ultimamente ha sbagliato qualche scelta: non è la prima volta e non sarà l’ultima. Non era il nuovo Mourinho quando vinceva dieci partite di fila, non è Gasperini ora.  Consoliamoci con l’unico dato di fatto possibile: quattro punti dalla testa a fine novembre restano più di quel che mi aspettavo in estate.

IL CASO SNEIJDER – Quando l’Inter vinceva 10 partite di fila c’era chi diceva che era anche perché non c’era Sneijder. Devono averlo pensato anche in società se è vero che l’intervento a gamba tesa di Branca dello scorso 25 novembre, proprio in coincidenza con la sconfitta di Parma, ha ufficialmente rotto le relazioni diplomatiche tra l’olandese e la società. In quella sede, Branca fu durissimo nell’intimare a Sneijder di firmare un contratto al ribasso, in linea con le nuove politiche societarie. Il “se non firma non gioca”, che ha provocato anche un intervento del Sindacato dei Calciatori, è stato ispirato da Moratti e giustificato da Stramaccioni anche dal punto di vista tecnico. In realtà, al di là dei ruoli da poliziotto buono e poliziotto cattivo che di giorno in giorno Moratti, Branca e Stramaccioni si stanno scambiando, la linea è comune e indietro non di torna. L’olandese di qui al 2015 costerà all’Inter oltre 30 milioni di euro, troppi per accettare prestazioni che negli ultimi due anni sono state complessivamente insufficienti. E Sneijder? Gioca duro a sua volta, visto non ha mai puntato pistole alle tempie di chi due anni fa lo ha ricoperto d’oro. E per mesi ha fatto l’indiano ignorando i ripetuti inviti della società a confrontarsi sul suo futuro contrattuale, malgrado nelle ultime due estati sia stato informalmente in vendita, senza successo. Ora l’Inter ha deciso di far scoppiare il caso anche mediaticamente. Ma Sneijder, per tutta risposta, continua a fare spallucce ed è persino tornato, contro il volere della società, a twittare al mondo insieme alla bella moglie Yolanthe Cabau tutto quel che succede in casa Inter. Due incontri nell’ultima settimana non hanno riavvicinato le parti e la rottura è ormai sancita. Resta da capire chi possa prendersi Sneijder a 500.000 euro netti al mese, un costo addirittura doppio per la società. Ad oggi, è difficile immaginare un finale diverso da un brusco addio. Basta però che non parli di mobbing, visto che l’olandese continua imperterrito ad allenarsi col gruppo, guadagnando uno stipendio che una persona normale non vedrebbe in dieci vite.

ALVAREZ: UN UOMO, NESSUN PERCHE’ – Dispiace ritrovarsi a scrivere un altro capitolo, il terzo, di questa antipatica rubrica, dopo le puntate dedicate a Jonathan e Silvestre. Dispiace perché chi di volta in volta se la guadagna è perché puntualmente dimostra di non essere da Inter. Questa volta il prescelto è Ricky Alvarez che, dopo l’opaca prestazione col Parma, si è infortunato ancora. Roba leggera, per carità, come le sue prestazioni, da due stagioni a questa parte. Anche a Parma Ricky sembrava la Vispa Teresa tra l’erbetta con quel suo incedere lento, troppo lento per il nostro calcio. Eppure Alvarez, se lo guardi da lontano, stilisticamente è bellissimo: pare addirittura Kakà, se non il primo, almeno l’ultimo Kakà. Se però ti avvicini o inforchi gli occhiali ti rendi conto subito dell’abbaglio. Per  vederlo veloce tocca allo spettatore muoversi, dagli spalti o in Tv! Insomma, un altro flop, difficile da piazzare a gennaio anche solo in prestito, a meno che non si trovi l’amatore di turno.

 

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