Inter Nos 7

Pubblicato su San Siro Calcio, domenica 18 novembre 2012

TORNARE A VINCERE – La sconfitta patita a Bergamo è arrivata dopo il record di dieci vittorie consecutive tra campionato ed Europa League e guai a viverla come un dramma. La prima legge dello sport è che vincere sempre è impossibile. Chi pratica con una certa frequenza, anche a livello amatoriale, lo sa bene. Lo ripetevo anche dopo il Triplete del 2010 sulla scorta di cinque scudetti di fila e soprattutto l’anno dopo, dopo gli ultimi tre trofei: Supercoppa Italiana, Mondiale per Club e Coppa Italia. Più modestamente di quella squadra straordinaria, questa Inter resta una bellissima idea, un coraggiosissimo progetto che nel mercato estivo non si è però potuto completare per ragioni economiche. L’Inter attuale è una bella realtà e nessuno si sarebbe mai aspettato dieci vittorie di fila e anche dieci vittorie in trasferta soprattutto dopo il capitombolo interno con Siena dello scorso 23 settembre. Nessuno poteva pensare di essere in scia della Juventus e addirittura davanti al Napoli a metà novembre.
Chiaro che il passo falso fosse dietro l’angolo ed è arrivato a Bergamo, laddove al primo anno cadde persino Mourinho, per mano della sempre tosta Atalanta, che non a caso ha collezionato 13 punti nelle ultime 5 partite.
Ora col senno di poi, si possono fare tanti discorsi sulla scelta di Stramaccioni di partire, senza i titolari Ranocchia e Samuel, con la difesa a 4 e di non aver invece confermato la difesa a 3 arretrando Cambiasso a dirigere e coordinare Juan Jesus e, soprattutto Silvestre, al momento l’unico vero passo falso dell’ultimo mercato estivo, un po’ come Alvarez di quello precedente. E per infortuni vari, a Bergamo, ad un certo punto, ce li siamo trovati entrambi tra i piedi.  Ma perdere una partita ci sta, ora l’importante è rialzarsi subito con il Cagliari a San Siro

GIALLO CINESE – Il titolo, anche per la sua banalità, potrebbe farci sorridere se non fosse che in ballo ci sono parecchie decine di milioni di euro. La vicenda dell’investimento di capitali cinesi nell’Inter è nota da quest’estate, anche se fin da allora si è fatta molta confusione. Il comunicato diramato con entusiasmo dall’Inter risale al 1° agosto: “L’Internazionale Holding S.r.l. comunica di aver raggiunto in data odierna un accordo che prevede l’ingresso di un gruppo di investitori cinesi nel capitale di F.C. Internazionale S.p.A. La famiglia Moratti continuerà a mantenere il controllo della società, mentre il gruppo di investitori cinesi sarà il secondo più grande azionista. Contestualmente China Railway 15th Bureau Group Co., Ltd., controllata da China Railway Construction Corporation, e F.C. Internazionale S.p.A. hanno avviato una collaborazione per la costruzione di un nuovo stadio di proprietà entro il 2017.”
Come si evince dal comunicato la questione si è sempre sviluppata su un doppio binario. Una cosa è il nuovo stadio e l’altra, molto più delicata, è la partecipazione alle spese di gestione della società nerazzurra attraverso la vendita del 15% del club. Ed è proprio quest’ultima la parte più difficile. Se sullo stadio infatti c’è ancora molto tempo per confrontarsi, visto che il contratto di affitto di San Siro di Inter e Milan scadrà solo nel 2018, sulla compartecipazione cinese al pacchetto azionario dell’Inter i ritardi sono innegabili.
Sul tema si continua a fare molta confusione, anche per il comprensibile riserbo delle forze in campo. Al momento, a quanto si è faticosamente capito, la poderosa compagnia di costruzioni CRCC (China Railway Construction Corporation) di Meng Fangchao, da cui Moratti si è recato in visita ufficiale a maggio, è ancora incagliata nella terribile burocrazia cinese. A quanto si dice, essendo azienda a capitale statale con l’intenzione conclamata di investimenti esteri al di fuori del suo core business, deve ottenere addirittura cinque diversi nullaosta governativi (Ministero del Commercio, Ufficio Cambi, National Development and Reform Commission, Sasac e Consob locale). Fino poco tempo fa infatti, una compagnia cinese ferroviaria e di costruzioni come la CRCC poteva investire all’estero solo in ferrovie e fabbricati. Oggi però il mondo è cambiato e il governo cinese fatica a star dietro ai suoi imprenditori sparsi per il mondo. Ma all’Inter restano ottimisti, dopo i ripetuti incontri con la signora Kamchi Li, che rappresenta la CRCC in questo affare.
In stand-by sembra invece l’altra cordata di imprenditori, quelli che dovrebbero rilevare il 15% del club nerazzurro sborsando 55 milioni di euro. A rappresentarli è Kenneth Huang, presidente della QSL Sports Limited, il cui nome in passato era già stato infruttuosamente accostato ai Cleveland Cavaliers in NBA, poi al Liverpool e alla Roma. Ma anche qui ci sarebbe una firma vincolante. Una cosa è certa: almeno su questo i tempi del matrimonio con i cinesi sono destinati ad allungarsi.

SILVESTRE: UN UOMO, NESSUN PERCHE’ – Per la rubrica un uomo, nessun perché a settembre mi ero occupato di Jonathan, ora purtroppo è il turno di Matias Silvestre, in prestito oneroso dal Palermo per la cifra di 2 milioni di euro. Purtroppo la contemporanea indisponibilità di Samuel e Ranocchia con l’Atalanta ha obbligato Stramaccioni a presentarlo titolare dal primo minuto, con risultati deludenti. Spiace dirlo, ma la prestazione difensiva di Silvestre è stata ancora una volta, e non è la prima, disastrosa.
Di solito si vince e si perde come squadra, ma l’argentino ha commesso errori individuali di piazzamento e di marcatura piuttosto gravi su tutti e tre i gol incassati dall’Atalanta. Sul primo, la palla crossata da Peluso lo ha sorvolato impietosa un attimo prima di arrivare sulla testa di Bonaventura, sul secondo si è perso Denis solo davanti ad Handanovic, sul terzo ha steso Maxi Moralez in area nerazzurra provocando un calcio di rigore che, purtroppo, per l’Inter ci poteva stare.
Anche nel resto della gara, ogni volta che Silvestre ha provato a fare qualcosa in difesa è sembrato goffo, impacciato, pericoloso. Speriamo che Silvestre sia destinato ad un imminente riscatto ma, stando così le cose, Zamparini i restanti 6 milioni del suo cartellino li vedrà col binocolo. Per il riscatto di un calciatore in prestito, a norma di legge, vale solo il diritto, mai l’obbligo. E al di là di eventuali impegni morali a giugno col Palermo si cercheranno strade sicuramente alternative a Silvestre.

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