Inter Nos 3

Pubblicato su San Siro Calcio, sabato 19 novembre 2011

FINALMENTE SI GIOCA – Forse non ve ne siete accolti ma tra il rinvio di Genoa-Inter per la tragedia nel capoluogo ligure e la sosta per la Nazionale, i nerazzurri non giocano una partita di campionato addirittura dallo scorso 29 ottobre. C’è stata, è vero, la vittoria sul Lille in Champions, ma la Serie A è un’altra cosa, soprattutto con una classifica che continua a piangere. All’abbondante riposo, nemmeno programmato, farà seguito ora un tour de force estenuante, perché l’Inter giocherà la bellezza di 9 partite in 33 giorni, 7 di campionato e 2 di Champions League. L’augurio è che Claudio Ranieri abbia utilizzato questo tempo per restituire fiato e gamba ad una squadra che finora ha avuto poco dell’uno e dell’altra. Salvo improvvise ricadute, l’infermeria dovrebbe pure cominciare a svuotarsi e, finalmente, stiamo per vedere all’opera almeno Andrea Poli, rincalzo fondamentale per il centrocampo, mai visto finora causa infortuni. La serie delle 9 partite tra Serie A e Champions League di qui a Natale comincia a San Siro con il Cagliari, dove serve solo vincere. Poi si va in Turchia per la Champions, poi Siena e in casa con l’Udinese per il campionato, prima di chiudere la prima fase europea a San Siro con il CSKA Mosca. Infine Fiorentina in casa, il recupero di Genova, la trasferta di Cesena e l’altro recupero col Lecce a San Siro, quattro giorni prima di Natale. Da questa interminabile lista di partite l’Inter deve uscire con in tasca il primo posto nel girone di Champions League e con almeno 15 punti sulle 7 partite di campionato. Non serve dire altro, ora serve fare!

LE DUE FACCE DI SNEIJDER – In un momento tanto delicato non deve stupire che, al suo interno, tutta l’Inter sia compatta nel parlare di rincorsa, zona Champions e, addirittura scudetto: dal Presidente all’allenatore, fino ai giocatori più rappresentativi, tutti suonano la carica. Più che altro è una forma di training autogeno, indispensabile per convincere se stessi prima che l’ambiente esterno. Solo Wesley Snejider è andato invece controcorrente, salvo poi correggere precipitosamente il tiro. Dal ritiro dell’Olanda, infatti, alla vigilia dell’amichevole nettamente persa dagli oranje con la Germania (0-3), Sneijder ha rilevato che tra i titolari dell’Inter e gli acquisti estivi c’è troppa differenza, nel senso che le seconde linee non sono in grado di rimpiazzare le prime. Un’analisi lucida e spietata sull’Inter di oggi, l’unica squadra europea che si ritrova con più punti in Champions League che in campionato, dove ha giocato 9 partite a fronte delle 4 in Europa.
Anche Sneijder dev’essersi accorto che contro il Lille a San Siro aveva guidato la squadra più anziana mai apparsa in Champions League, con un’età media di 31 anni 317 giorni, quasi 32 anni insomma. Al suo rientro in Italia, Sneijder ha però corretto il tiro, ricordando che proprio coi vecchi due anni fa l’Inter ha vinto tutto. In realtà due anni per chi si è spremuto oltre ogni limite sono un’eternità, soprattutto per giocatori tanto onusti di gloria quanto chilometrati. Forse il primo pensiero di Sneijder è quello più sincero, ma in società, almeno a parole, non possono certo alzare le braccia già a novembre. Al di là di ogni considerazione tecnica o anagrafica, da Sneijder ci si aspetta in ogni caso che torni subito a fare la differenza in campo, se davvero vuole meritarsi la formidabile proposta d’ingaggio vanamente attesa quest’estate da Manchester. Prima di criticare gli altri, però, dovrebbe cominciare lui a tornare quello del Triplete.

CALCIOPOLI ANNO ZERO – Tra rinvii e sosta si è giocato poco e di calcio si è parlato anche meno. Dopo due anni di processo lo scorso 8 novembre è arrivata infatti la sentenza penale di primo grado dal Tribunale di Napoli per Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, condannato a 5 anni e 4 mesi di carcere per «associazione a delinquere» finalizzata alla frode sportiva. La sentenza ha quindi accolto l’ipotesi di reato dell’accusa, ossia quella per cui il Moggi è stato il promotore di una ‘cupola’ che per anni ha minato la regolarità dei campionati di calcio. Su una cosa l’ex dirigente della Juventus ha avuto ragione: parlare di Moggiopoli era riduttivo, visto che gli imputati erano 24 e 16 di questi sono stati condannati, tra cui pesantemente anche l’ex designatore Paolo Bergamo a 3 anni e 8 mesi, l’arbitro De Santis a 1 anno e 11 mesi, l’altro ex designatore Pierluigi Pairetto a 1 anni e 4 mesi e, ad un anno e tre mesi, il presidente della Lazio Lotito e i fratelli Della Valle della Fiorentina. Un anno di reclusione anche per l’ex dirigente del settore arbitri del Milan Leonardo Meani. Per tutti i 16 imputati condannati a vario titolo per frode sportiva, il Tribunale di Napoli ha disposto come pena accessoria il Daspo, ossia il divieto di accedere ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive. Il Tribunale ha anche disposto l’interdizione dagli uffici direttivi delle società sportive per la durata di tre anni. I divieti non sono esecutivi in quanto la sicura impugnazione ne sospende l’applicazione.
Nel commento dell’ultimo PM rimasto, Stefano Capuano, è comprensibilmente emerso un retrogusto di rivincita: «Non è stata una farsa, non è stata farsopoli» – ha chiosato.
Per quattro anni alcuni imputati, spalleggiati da un potente apparato mediatico, si sono difesi senza mai spiegare il loro coinvolgimento, ma cercando di tirar dentro tutti gli altri, in particolare i dirigenti dell’Inter, contro i quali è stata puntata la ‘macchina del fango’. Strategia che non ha pagato, ma l’Inter, opportunamente non ha commentato, visto che non è mai stata parte di questo processo. Vi basti però sapere che alla vigilia della sentenza in un ristorante di Napoli, imputati e difensori hanno cenato allegramente, convintissimi dell’imminente pioggia di assoluzioni. Difficile ora evitare i sorrisi beffardi dei tifosi dell’Inter che per anni si sono sentiti ripetere da gente senza alcun titolo che il compianto Giacinto Facchetti, nei suoi comportamenti, non era poi così distante da Luciano Moggi. E chissà che i soliti negazionisti ora non ci facciano passare la giudice Teresa Casoria per tifosa interista, dopo che gli stessi, fino a ieri, l’avevano descritta come donna di legge e persona integerrima, nell’illusione che non avrebbe mai firmato alcuna sentenza di condanna. La verità è che in questo Paese c’è gentaglia a cui leggi e giudici vanno bene solo se condannano altri.
Intanto nella stessa settimana Moggi si è beccato dal Tribunale di Roma pure quattro mesi di condanna e 5.000 euro di ammenda per minacce a Baldini.
La Juventus, esclusa dalle responsabilità civili, intanto ha immediatamente e nuovamente scaricato Moggi. Prima l’ha fiancheggiato utilizzando il dispendiosissimo sbobinamento delle migliaia di intercettazioni fatto dagli uomini di Lucianone, lavoro che avrebbe potuto commissionare la stessa Juventus, per dare corpo al suo esposto davanti alla giustizia sportiva, ora è teoricamente pronta a chiedere i danni proprio a Moggi, se la sentenza di condanna dovesse essere confermata in appello e poi in Cassazione. «Moggi lavorava per noi» – sembra dire la Juventus – «ma nessuno si è mai sognato di dirgli di distribuire schede svizzere agli arbitri!» Da questo momento la Juventus e Moggi proseguono le loro battaglie su fronti totalmente separati e l’ex Dg non ha mancato di ricordare che lavorava per la Juve, mica per se stesso.
E in ambito sportivo, dopo l’Uefa si è pronunciato pure il Tnas respingendo per l’ennesima volta l’esposto della Juventus relativo all’assegnazione all’Inter dello scudetto 2006. Come non bastasse, contro Andrea Agnelli di nuovo pronto a rivolgersi al Tar, ha tuonato anche il presidente del Coni Petrucci richiamandolo a smetterla con i tribunali e a tornare al calcio giocato.
L’ultima idea del presidente bianconero è quella di un tavolo politico per chiarirsi una volta per tutte su una questione che ormai non è stata esaminata solo dal Vaticano e dall’Onu. Moratti è pronto ad accettare l’eventuale tavolo solo se sarà Petrucci a proporlo, ma a restituire lo scudetto 2006 non ci pensa proprio!

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