Povero Del Piero-15

Οι διάλογοι ovvero Racconti da tifosi da Bar – venerdì, 17 settembre 2010

Aria da funerale per  la pattuglia juventina al Bar Sport dopo il pessimo esordio in Europa League con il modesto Lech Poznan. Ad aprire il dibattito questa volta è lo studente fuori-corso Boris Abatangelo che, essendo il più giovane, di norma è l’ultimo ad avere diritto di parola, ma stavolta sono tutti così abbacchiati che lui coglie la palla al balzo. “Ma adesso ogni partita si fa 3-3? – s’interroga – anche quest’anno ci sarà da soffrire”. Già, perché non è tanto la partita coi polacchi ad deprimere gli juventini quanto la sensazione di un’altra intera stagione a raccogliere briciole, le stesse che il parrucchiere Tonino sta seminando a iosa sul pavimento mordendo con rabbia una brioche risalente a quando giocava Bettega: ”Però le squadre polacche sono sempre state protette dal papa – prova a inventarsi – qui forse ci sono di mezzo cose più grandi di noi”. Il barman Pinuccio lo guarda con aria di compatimento: “Guarda che il papa è tedesco – ricorda – quel sant’uomo di Giovanni Paolo non c’è più, come la Juve”. Interviene il Walter: “Certo  ch’è proprio una pena – osserva – quasi non c’ho più nemmeno gusto”. E l’Artemio: “Dovete mandar via l’allenatore – sentenzia – quello parla in modo strano, si mangia le parole e con tutte quelle erre i giocatori non lo capiscono”.

Il carrozziere Ignazio vorrebbe tanto giustificare la Juve con Calciopoli, ma non lo può fare, perché tra tutti gli avventori del Bar Sport tempo fa è stato sottoscritto un accordo. Nessuno in qualunque discussione calcistica può più tirare in ballo Calciopoli  da quando l’ultima volta è successo di tutto, con l’Ignazio che ha preso per il collo il Walter Bordegoni stracciandogli pure uno dei suoi giubbotti di renna anni ’80 poco prima di stramazzare al suolo per un ictus, mentre il parrucchiere Tonino gesticolando con foga si è pure trafitto il petto con le forbici da barbiere che porta sempre nel taschino. Quella volta l’ex tranviere Artemio aveva distrutto il suo scarponcino Finterland a furia di calci nel sedere allo studente Boris, che non è più riuscito a sedersi per una settimana. E pure il tassista Gianni che con gli altri milanisti, l’ortolano Gaetano e il postino Donato, si era messo in mezzo per dividere i contendenti, aveva rimediato una ferita lacero-contusa alla nuca suturata con otto punti a causa di una bottiglia di Vecchia Romagna lanciata da chissà chi. Quella mattina se la ricordano tutti, anche perché il barman Pinuccio aveva dovuto chiamare  il vigile di quartiere, l’Aristide Contante che, per sedare la rissa, aveva addirittura sfoderato la pistola d’ordinanza minacciando di sparare ad altezza uomo. Da allora l’accordo inviolabile: nessuno può più parlare di Calciopoli.

Per il carrozziere Ignazio però il pensiero di un’altra stagione da tregenda è insopportabile: “Ci do ancora tre partite a questa Juve, poi non la guardo più, meglio la squadra dell’oratorio del mio paese in Calabria – sospira e se esce dal bar a testa bassa.
Insomma l’atmosfera è talmente plumbea tra gli juventini che tutti gli altri decidono di comune accordo che non è proprio il caso di affondare i colpi, tant’è che perfino l’anziano Ambrogio, sempre intento a parlare di cose di calcio di tanti anni fa, stavolta fa un eccezione: “Del Piero dovrebbe prendere il pallone – chiosa – guardarli negli occhi uno a uno e andarsene via, povero Del Piero (15-continua, purtroppo…)

1 Commento su Povero Del Piero-15

  1. ………….sempre gradevole e esilarante la lettura…….
    in caso se servono contributi al mantenimento degli avventori fa sapere..:-)
    W la F

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