Le ragioni di Maniche

Prima un accelerazione, poi una retromarcia: la strategia nerazzurra su Maniche è più che chiara. In Spagna lo danno già per nerazzurro malgrado continui ad allenarsi con l’Atletico Madrid, in Italia Moratti ha fatto chiaramente capire che i correttivi economici a gennaio sono finiti da un pezzo, da quando nel 2004 in un’Inter in crisi vennero innestati Stankovic e Adriano. A tener comunque più viva che mai la pista Maniche non sono comunque gli infortuni di Dacourt, Stankovic e Vieira, ma la rinuncia forzata a Samuel, che impone l’arretramento di Chivu in difesa per completare il reparto. Stankovic è sulla via del rientro e Vieira ha superato il test Conconi, in grado di stabilire il livello di capacità aerobiche di un atleta. Chi pensa a Vieira recuperato per i primi di febbraio, pecca però di eccessivo ottimismo. Meglio essere prudenti e contare già ora i centrocampisti disponibili per la Champions. In quest’ottica, perso definitivamente Dacourt, l’Inter può contare solo su due centrali di sicura affidabilità: Zanetti e Cambiasso, due stakanovisti, in campo praticamente sempre. L’idea però è di non voler correre il minimo rischio per l’Europa. L’anno scorso l’Inter uscì di scena malamente col Valencia, anche per le contemporanee assenze di Cambiasso e Vieira. Stavolta la società vuole giocare sul velluto, contando su Zanetti e Cambiasso al top. Perché lo siano, i due devono poter rifiatare in campionato ed è qui che subentra Maniche: nell’imminenza di Champions il portoghese giohcerebbe in campionato, consentendo al duo argentino di dedicarsi esclusivamente alla Champions. Ciò non toglie che per raggiungere la copertura assoluta del reparto, l’Inter non sia disposta a sborsare un euro per il cartellino del portoghese, che ha un ingaggio pesante. A Madrid puntano ovviamente a monetizzare ma Moratti non ci sente, al punto di aver parlato di acquisto non indispensabile. Come sempre accade in questi casi l’accordo potrebbe arrivare a metà settimana prossima e a metà tra due parti.

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