4UCL: Anorthosis-Inter 3-3

anorthosisinter3.3Un solo precedente per l’Inter a Cipro: nella stagione 1993-94 contro l’Apollon Limassol e incredibilmente finì 3-3 come stavolta. Quell’anno però l’Inter vinse poi la Coppa Uefa. Lo so. Adesso vi aspettate che pesti di tutto su questa tastiera nei confronti di Burdisso e invece vi sorprendo e faccio un bel fioretto. Provo a scrivere questo edit sull’incredibile pareggio tra Anorthosis e Inter a Nicosia senza esagerare su Burdisso, anche perché non ho più parole. Forse sono stato l’unico al mondo ad intravedere in tempi non sospetti la poca sicurezza e la troppa irruenza, in una parola l’inaffidabilità, di Nicolas, ma non me ne vanto. Anzi, avrei tanto voluto sbagliarmi! Veniamo alla partita: nulla è compromesso, l’Inter vincerà facile questo girone di Champions e si qualificherà da prima classifica, col vantaggio di giocare gli ottavi in casa, cosa che se non sbaglio, è capitata per ben quattro volte negli ultimi cinque anni. I problemi europei dell’Inter di norma cominciano nei turni veri, quelli a eliminazione diretta, non certo nel girone di qualificazione. Alcuni osservatori propendono per l’ipotesi di considerare questa rocambolesca partita come un parentesi, tanti sono gli incredibili episodi che l’hanno contrappuntata. Io non sono di quest’avviso, perché in una stagione tutte le partite ufficiali fanno comunque parte di un percorso. Questa verrà ricordata come una delle gare più divertenti degli ultimi anni. Soprattutto dagli avversari. Mai vista una squadra che segna sia i propri gol, sia quelli altrui. Questo ha fatto l’Inter a Nicosia, con Burdisso assurto a nuovo Tafazzi calcistico. Ottimo l’inizio, con vantaggio dopo nemmeno un quarto d’ora di Balotelli, al suo primo facile gol in Champions raccolto da una respinta del portiere Bekaj su una punizione-proiettile non trattenuta da Bekaj. All’inizio il 4-2-4 con cui Mourinho ha ancora sorpreso tutti pareva pure equilibrato, grazie a Quaresma e Mancini, ‘bassi’ sulla linea di centrocampo. Come al solito, l’Inter nel primo tempo ha creato e sprecato, regalando perfino il pareggio a Bardon con il primo harakiri di Burdisso. Neppure il tempo di annotare il nuovo vantaggio di Materazzi in chiusura di tempo e altro regalo ai ciprioti con una carambola tra Cambiasso e Panagi un istante prima del riposo. Brutta la ripresa, perché gli esterni hanno smesso subito di aiutare Cambiasso e Stankovic in mezzo al campo, allungando la squadra fino al vantaggio in apertura di ripresa di Frusos, propiziato da un altro intervento suicida di Burdisso. All’improvviso l’Inter ha smesso di essere una squadra e Mourinho ha perso la testa cambiando tre giocatori insieme: Maxwell per Mancini, Cruz per Stankovic e Vieira per Burdisso, uscito tra gli applausi del festante pubblico cipriota. Cambiare tre calciatori insieme è come cambiare quattro carte a poker: si fa solo quando non ci si capisce più niente! Metà Inter si è ritrovata fuori ruolo. Eppure, la ‘marmellata’ creata dallo Special One, o il casino se preferite, ha rivoltato la partita con nuove occasioni, assalti all’arma bianca, un bellissimo gol di Cruz e uno di Cambiasso non visto dall’arbitro francese Duhamel con il pallone venti centimetri oltre la linea di porta. Di positivo resta il recupero, anche nei rapporti, di Balotelli e Julio Cruz, ma tre cambi contemporanei con oltre mezz’ora da giocare e il rischio dell’inferiorità numerica in caso di infortunio me li aspetto da Oronzo Canà, non da Mourinho. Tre cambi quasi simultanei li fece anche Roberto Mancini con la Roma a San Siro il 18 aprile 2007 sul 1-3 per i giallorossi. La situazione però era diversa, con il risultato della partita irrimediabilmente compromesso, vista la forza della Roma, ma con l’Inter ad un passo dallo scudetto, senza contare che Recoba entrò cinque minuti dopo Cruz e Dacourt. L’anno dopo, sempre con la Roma a San Siro, Mancini commise l’errore di operare tre cambi non simultanei ma comunque troppo anticipati e s ritrovò in dieci per l’infortunio di Maxwell con quasi nezz’ora ancora da giocare, a riprova che l’ultimo cambio bisognerebbe rischiarlo solo nell’ultimo quarto d’ora. Eppure quella partita l’Inter la preggio con un bolide di Zanetti a due minuti dalla fine. Le perplessità odierne non risiedono tanto nel risultato, non nei regali agli avversari, ma nell’insistenza di Mourinho sullo sbilanciatissmo 4-2-4, costato cinque gol in due partite. Con questo modulo, il centrocampo alla lunga viene lasciato all’avversario e un allenatore con l’esperienza di Mourinho deve accorgersene. E non è proprio il massimo vedere la squadra dare il meglio quando non rispetta il credo tattico di Mourinho. Ci sono gli uomini per giocare col 4-4-2, al limite col 4-3-3, ma il 4-2-4 non può diventare la regola.

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