Allenatori e allenatori

L’ultima intervista di Roberto Mancini dimostra che ci sono allenatori e allenatori. Nella gestione del gruppo, ognuno ha il suo metodo per tirar fuori il meglio. Ancelotti ad esempio è il braccio tecnico di un moloch, il Milan società, rigidamente compattata sul concetto di disciplina, Capello è anche un manager che non guarda in faccia a nessuno, l’ultimo Zoff si è eletto portabandiera di una città, Firenze, storicamente ad alto rischio d’infiammabilità. Mancini ha invece intrapreso la strada del dialogo e del coinvolgimento dei suoi giocatori nel progetto: chi resta indietro, anche di qualche passo, resta fuori. Il Mancio ha però fatto autocritica e ha candidamente ammesso di aver toppato, qualche volta: ‘Ho cambiato troppo’ – ha confessato. Ancora oggi, in effetti, nessuno è in grado di recitare a memoria una formazione-tipo per l’Inter. E proprio le difficoltà che alternativamente Juve e Milan stanno attraversando accrescono ora i rimpianti per l’andamento lento dell’Inter. Forse è giunto il momento delle scelte definitive e, al di là delle necessità di turn-over, è sperabile che l’Inter abbia finalmente una formazione-base, anche se il treno-scudetto sembra già passato da un pezzo.

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