Zac è soddisfatto. Di cosa?

Pubblicato su Il Giorno, rubrica Inter nos – 5 marzo 2004

E’ andata. Senza gol e senza spettacolo, con un lungo sospiro di sollievo, ma è andata. L’Inter, blindata per 72 ore in un ritiro d’ altri tempi, roba da mago Herrera, è comunque riuscita a salvare la pelle e la faccia davanti a un pubblico che ha disertato San Siro, non solo per la contemporanea diretta TV. Nessuno ha stappato champagne sia chiaro, i problemi c’erano e restano, le spie d’allarme continuano a rimanere accese, ma pensate a cosa sarebbe successo se l’Inter avesse mancato anche l’ultimo gancio europeo. Ricordate Lugano, Helsingborg e Vitoria con l’Alaves? Pensate solo per un istante se anche Sochaux, discreta squadra di un paesino sperduto nel dipartimento di Franche-Comtè, fosse andata ad aggiungersi a questa imbarazzante collana di perle. Già, perché se non ci fosse il calcio, Sochaux la conoscerebbero solo quelli di una nota casa automobilistica francese, così come Leverkusen in Germania è nota solo per una nota azienda farmaceutica. Di entrambe non scriviamo per non fare pubblicità. Ora l’urna ha detto Lisbona, dove c’è il Benfica, se non altro una squadra di tradizioni più vicine alla Champions League. Almeno sulla carta, il doppio scontro dovrebbe quindi catturare l’attenzione del grande pubblico. Nell’Inter la nota lieta è Toldo, visto che almeno lui pare aver recuperato un po’ di fiducia. La respinta su Santos è stata decisiva, anche se né Cruz né Vieri hanno trovato il gol. E, a proposito di Vieri, l’Inter prosegue al ritmo di un espulso a partita: dopo Stankovic con il Brescia, doppiato da Recoba, per un uso distorto della prova TV, è toccato a Bobo. Ma stavolta, rivedendo fino alla nausea le moviole da ogni angolazione, l’arbitro Bennet ha esagerato. In compenso, sono sfuggiti altri calcioni e battibecchi di varia natura, quelli che l’arbitro magari non nota ma che sono poi il reale termometro della tranquillità di una squadra, e l’Inter, malgrado il ritiro, non pare proprio essersi rialzata. La sveglia insomma non è ancora suonata, anche se la squadra, ha giurato Zaccheroni, ha finalmente messo dei paletti, parlando a cuore aperto. Sinceramente però non si sono visti in campo undici leoni che, a lungo chiusi in gabbia, fossero in grado, appena sguinzagliati a San Siro, di sbranare la gazzella Sochaux. Anzi, la sofferenza nel finale dimostra che l’Inter resta malata,visto che non riesce proprio a finire una gara senza farsela sotto, atteggiamento intollerabile per una grande che ha fatto la storia del calcio. Con questo non voglio dire che il ritiro non sia servito: la vecchia ricetta della nonna, tanto cara a Herrera, mai era stata applicata così rigidamente nell’era Moratti. Tre giorni interi di ritiro hanno comunque rappresentato un segnale forte per cambiare le abitudini di giocatori che non hanno comunque rispettato attese e tifosi. Ora c’è la Roma, la classica gara in cui l’Inter non ha niente da perdere e poi subito a Lisbona: Zaccheroni vorrebbe tanto lasciare una Coppa Uefa in dote e in bacheca, la società giudica inoltre irrinunciabile l’arrivo in quota Champions League, che serve anche e soprattutto per rimpinguare le casse che, anche in casa Inter, hanno smesso di sorridere. L’uno e l’altro sono traguardi ancora raggiungibili, a patto che si smetta di aver paura e si riescano a trovare stimoli ormai dimenticati. I tifosi, invece, difficilmente dimenticheranno un anno vissuto così pericolosamente.

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