A Firenze niente scherzi!

Pubblicato su Tuttosport, rubrica Inter nos – 30 marzo 2002

Oggi a Firenze c’è il tutto esaurito, e non ci riferiamo ovviamente allo stadio Franchi che sarà deserto, ma allo stato d’animo dei tifosi viola. Tifosi che hanno esaurito da tempo speranze e pazienza. Tifosi contro, contro un presidente, Vittorio Cecchi Gori, ormai desaparecido, e contro una squadra stanca, perduta e virtualmente retrocessa. Infatti, mentre i tremila biglietti destinati ai supporters nerazzurri sono stati bruciati in poche ore, in curva Fiesole oggi si potrà star comodi. Si annunciano picchetti davanti ai cancelli per scoraggiare gli irriducibili, quelli che ‘comunque sia, io vado allo stadio!’ Gli ultimi picchetti che ho visto erano quelli davanti al Liceo Classico Manzoni in via Orazio a Milano. Se funzionavano, avevi due scelte, a seconda della tua ‘coscienza politica’: o andavi in manifestazione o finivi a giocare a pallone in piazza Vetra contro quelli del Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci: scelta quest’ultima non proprio ‘politically correct’, ma di gran lunga preferita dalla maggioranza degli studenti. Tornando a Fiorentina-Inter, e guardandola con gli occhi nerazzurri, c’è da augurarsi che i ragazzi di Hector Cuper oggi non facciano scherzi. Ricordiamoci che ancora non si è vinto nulla, anche se qualcuno, provato da tredici lunghi anni di attesa, già fatica a tenersi in gola l’urlo liberatorio e gira per le strade con lo sguardo del ‘bauscia’. Invece tutto è prematuro ed il vantaggio sulle inseguitrici è ancora esiguo per cantar vittoria. Fa bene Cuper a tenere alta la guardia e a ripetere che la partita di Firenze non sarà facile, fa bene Toldo a dire che i saluti agli ex-compagni e agli ex-tifosi li porterà solo dopo il fischio finale. Al Franchi non sarà facile e, se non ci credete, ricordatevi del passato. Correva l’anno 1989, guarda caso quello dell’ultimo scudetto interista: ancora non c’erano i cellulari, se non in fase sperimentale, e c’era Trapattoni sulla panchina dell’Inter, la TV era già a colori, questo lo diciamo per prevenire le solite battute della concorrenza tifosa, e l’Inter, domenica 12 febbraio, affrontò al Franchi una Fiorentina già bocciata nelle sue ambizioni a metà campionato. I nerazzurri venivano da sedici risultati utili consecutivi e guidavano il campionato con tre punti di vantaggio sul Napoli. Giova ricordare che allora si davano ancora due punti per vittoria. Ebbene, quell’Inter, data strafavorita da tutti, giocò una delle partite più folli della storia del calcio e, deconcentrata, finì per perdere 4-3 contro i viola di Eriksson. Era l’Inter dei record con la formazione-tipo che è diventata filastrocca: Zeng a-Bergomi-Brehme-Matteoli-Ferri-Mandorlini-Bianchi-Berti-Diaz-Matthaeus-Serena, eppure… Eppure vinsero La nducci-Bosco-Mattei-Dunga-Battistini-Hysen-Salvatori-Cucchi-Borgonovo-Baggio-Di Chiara, formazione questa che non è mai diventata filastrocca. Dopo un rigore trasformato da Matthaeus, lo squadrone schiacciasassi del Trap andò in bambola, incassando prima il gol di Baggio e poi il raddoppio del Cucchi. Ci pensò Aldo Serena, con una doppietta, a ristabilire temporaneamente le gerarchie finché, in una manciata di minuti, l’Inter perse la testa e la partita: Zenga incassò due gol da Borgonovo, l’ultimo ispirato da un retropassaggio suicida di Bergomi che consegnò la vittoria ai viola. Allora si giocava la 17.a giornata, l’ultima del girone di andata: il Napoli battè 3-2 il Como e salì a quota 27 in classifica, ad un solo punto dall’Inter campione d’inverno, che poi ai aggiudicò il suo 13° scudetto polverizzando tutti i record. Oggi siamo alla 29.a giornata e, cara Inter, guai a te se ti distrai.

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