Il Crespo non vale un piede del Ronaldo
Bar Non è da Inter, lunedì 2 settembre 2002, ore 18.15
Il bar è in preda a una tristezza mai vista. Non per i viaggi estivi saltati dalla maggioranza degli avventori, ma per la partenza di Ronaldo, avvenuto nella notte tra sabato e domenica. L’addio di Ronaldo comporta il venir meno di un grosso bersaglio dialettico per tutti gli avventori. Ora, bisogna trovarne uno di alto livello, per sfogare la propria cattiveria e liberare i propri ricordi anni ‘60. Il barman Pinuccio sta pulendo il bancone con uno strofinaccio che sta nell’armadietto fin dagli anni ‘70, cioè da quando ha rilevato il locale, ma è di buonumore: “Aperitivo? Dài ragazzi, brindiamo alla partenza del Ronaldo, che tanto non si reggeva in piedi. Aperol, Sambuca o Martini? Cosa prendete? Stavolta però la casa non offre: ché ghè semper un queidùn ch’el va a cà sensa pagà! Vi siete giocati l’eppi auar oggi! Colpa di chi beve a fia d’oca!’”(espressione milanese che significa: a sbafo, ndr). E Walter Bordegoni, il più benestante, si offende subito: “Va che in questo bar di merda io ho sempre pagato, Pinuccio: io non sono proprio il tipo che beve a-gratis! La Veruska l’ho appena portata un mese a Sciarm, un caldo del dio, poi venti giorni a Milano Marittima, pieno di barboni, e non era ancora contenta. A lei piace il weekend tra Nizza e Montecarlo a far la fica: non ho ancora fatto i conti, ma so io quante macchine di merda devo vendere per tornare in pari. La cifra che ho speso quest’estate per la ballerina (la presunta professione di Veruska Novotna, convivente del Bordegoni a Praga, ndr), se te la davo a te per questo bar di merda, Pinuccio, ti veniva fuori il Grand Hotel!”. Ribatte Pinuccio per tutti, invidiosi per la bella vita di Walter e della compagna ceka Veruska che nessuno lì dentro può permettersi: “Uè spandimerda, u minga dì che te se sta tì a pagà no!” Insorge il pensionato Budrieri, che ha già la coda di paglia per il cazziatone del proprietario del bar sui pagamenti: “Muchela lì, io non prendo niente oggi, faccio a metà col bianchino del Teresio! Parliamo del Ronaldo piuttosto, ch’è un traditore. Si,si, il Ronaldo è un traditore, come il Badoglio!” Il caporale del Regio Esercito Italiano Sergio Budrieri ha combattutto, dice lui, per il Duce e pure per la Repubblica di Salò, è un fascista convinto e per lui Badoglio è sempre stato un traditore. Il giovane studente Boris Abatangelo chiede lumi: “Ma dove gioca ’sto Badoglio? Nella Liga?” Per un attimo l’agente immobiliare Vito Briscese abbandona il videopoker: “Ma vai a studiare, bestia! Il Generale Badoglio (in realtà era Maresciallo d’Italia, ndr) era un personaggio storico! Ma che v’insegnano a scuola?”. Boris lo guarda con aria interrogativa ma cambia discorso: “Guardate che abbiamo fatto una cazzata! Ronaldo ha appena vinto il mondiale da solo ed è ancora un migliore del mondo! Ma è possibile che ogni anno l’Inter perde un campione?” – si sfoga – “E poi chi cazzo è Crespo? Vuoi mettere Crespo con Ronaldo? Crespo non vale un piede di Ronaldo!” “No, no, il Moratti ha fatto bene a darglielo agli spagnoli! Che faccia casini anche da loro, adesso!’ – riprende il pallino Walter, grattandosi i coglioni per il gran caldo – “Ronaldo è finito, lo si è visto subito! Primo allenamento al Real, primo infortunio. Matematico. Ve l’ho sempre detto io che era uno fragile, me l’ha detto un medico mio amico che gli ha curato un’otite! Invece voi sempre a cagarmi il cazzo con Ronaldo di qui, Ronaldo di là, anche quando andava a Rio per il Carnevale e la squadra era nella merda: ma andate affanculo voi e Ronaldo!!!”. In realtà al Bar Non è da Inter, non si è mai parlato davvero bene di nessun calciatore recente, nemmeno di Ronaldo, a parte forse nella primavera ’98, quando qualcuno, che oggi preferisce restare anonimo, lo aveva quasi accostato ai miti degli anni ’60. Ma forse era l’ex antennista Artemio Scannagatta, che dal fondo del locale allunga il collo come una gallina e urla come un ossesso: “Voi Ronaldo non ve lo meritate!” E lo urla per cinque volte di fila, con tutto il fiato che ha in gola, sputano rivoli del doppio Aperol sugli astanti. A calmarlo, deve addirittura uscire dal bancone il barman Pinuccio, preoccupato dal colorito paonazzo del viso, madido di sudore grigio, dello Scannagatta. Il parrucchiere Ignazio Cacchione distende un po’ l’ambiente regalando a tutti un interessante retroscena: “Io ho visto Crespo ieri a Milano: ho capito che poteva (potesse, ndr) arrivare! Volevo dirvelo, ma non c’ho avuto il tempo! A me Crespo mi piace, è uno coi piedi buoni, che non frigna!”. Come sempre non gli crede nessuno e nessuno lo caga, così il parrucchiere esce subito dal dibattito affondando la mano lurida nel piattino di Fonzies più vicino, mentre si scola tutta d’un fiato una sambuca troppo calda per essere vera. Boris continua a preoccuparsi del futuro “Io Crespo non ce lo vedo da noi, proprio non ce lo vedo” – sussurra scuotendo la testa riccia e sporca. Ancora una volta è il pensionato dalle sentenze di ghiaccio, Teresio Spiffero, avvolto anche a inizio settembre in una sciarpa di lana mortaccina, la lana delle pecore morte di malattia, a chiudere il giro: “Stavolta ha ragione il Boris! I giovani ce l’hanno corto ma qualche volta vedono lungo: il Crespo non vale un piede del Ronaldo, anche se il Ronaldo era zoppo. Nella Lazio e nel Parma ha fatto ridere. Ma non capite che non vedevano l’ora di mandarlo via? Date retta a me che ho visto giocare il Mazzola: tuti i partì il Sandrino ciapava il balun e paaaam!!! Feoura una canunada da centrocampo nel sette (ecco un tiro da lontano all’incrocio, ndr). Io ve lo dico oggi, in tempi non sospetti: il Crespo non è da Inter!”
(4 – continua, purtroppo…) fonte d’ispirazione: www.indiscreto.it